Guarda caso i problemi dei mercati finanziari che preoccupano l’Italia sono l’argomento della mia tesi triennale: “Il rischio paese” al cuio interno analizzavo sia il concetto di rischio di credito, sia il rischio paese con tutti quei nomi strani come “spread”, “Bund”, “CDS”, “rating” eccetera. Per dare una vaga idea di cosa stanno dicendo i giornali della crisi economica, riassumerò concetto per concetto per dare un’idea di quale sia il problema.
Innanzitutto partirei col dire che il problema riguarda la mancanza di fiducia degli operatori finanziari nei confronti del nostro Paese. Complice la bassa crescita, le performance macroeconomiche (andamento del PIL, andamento del debito rapportato al PIL eccetera) scarse, gli operatori finanziari hanno cominciato a non considerare più il nostro paese un paese sicuro. Sicuro di cosa? Sicuro di rimborsare alle scadenze programmate i debiti che lo Stato contrae nei confronti dei privati. E questi debiti cosa riguardano? Ogni anno lo Stato chiede denaro agli investitori sottoforma di obbligazioni al fine di poter finanziare la spesa pubblica (semplificando i servizi offerti alla cittadinanza). Poiché per vari motivi che non sto qui a spiegare le entrate spesso risultano inferiori alle uscite, si verifica un deficit di bilancio che dovrà essere compensato in qualche maniera. Questa maniera è l’emissione di obbligazioni (in inglese bond), ossia un modo per lo Stato di chiedere a prestito il denaro degli investitori privati (le famiglie) che promette di rimborsare alla scadenza con tanto di interessi. Non sto ora a complicare le cose e parlare di cedola (gli interessi) semestrale, annuale o obbligazioni senza cedola, ma conta sapere che queste obbligazoni altro non sono che un prestito. Differiscono dalle azioni proprio per questo motivo: le azioni non sono un prestito ma danno diritto all’investitore di diventare socio della società e di concorrere proporzionalmente alla propria quota agli utili e alle perdite della società. Il guadagno in un’azione è rappresentato dal dividendo (utili divisi alla fine dell’anno) distribuito ai soci, sicché se la società va in perdita potrebbe non esserci distribuzione dei dividendi, mentre l’obbligazione instaura tra lo Stato e l’investitore un rapporto di credito a favore dell’investitore. Bene, una volta spiegata cos’è un’obbligazione e la differenza con l’azione passiamo ad analizzare dove sta il problema delle obbligazioni italiane e perché sono state il centro di questa crisi finanziaria scoppiata recentemente. La fiducia nei mercati finanziari risulta fondamentale: se tu non hai fiducia che il tuo debitore riuscirà a pagarti gli interessi tra un mese e a rimborsarti il capitale investito alla scadenza, allora vendi l’obbligazione prima che sia troppo tardi. La contemporanea mancanza di fiducia, assieme alla speculazione, ha provocato un aumento dei rendimenti delle obbligazioni italiane. Perché? Perché in finanza esiste la regola dell’alto rendimento = alto rischio. Se uno Stato è finanziariamente forte e l’investitore è sicuro che non avrà problemi di insolvenza (cioè di mancato pagamento) il rendimento che l’obbligazione di quello Stato incorporerà sarà basso visto che il rischio è altrettanto basso. Investire in paesi rischiosi, come quelli africani o la Grecia invece è più pericoloso e visto che poche persone hanno il coraggio di faro, lo Stato rischioso per attirare gli investitori e i loro soldi prometterà rendimenti maggiori, sempre di più sempre di più man mano che il rischio di quelle obbligazioni aumenta. Ad esempio la Grecia paga attualmente rendimenti pari al 44% se non sbaglio, mentre un Btp italiano rende tra il 3 e il 5% a seconda della scadenza (infatti le obbligazioni possono scadere tra qualche mese, o tra qualche anno anche fino a 30 anni. A seconda delle caratteristiche di ciascuna prendono nomi o sigle diverse, come Btp, Ctz, …). Ma cos’è il rendimento? Il rendimento non è il tasso di interesse di un’obbligazione! Quello rimane fisso dall’acquisto alla scadenza, mentre il rendimento varia giornalmente. Questo perché il rendimento è il valore attuale dei flussi di cassa in entrata meno il valore attuale dei flussi in uscita. Certo, definizione difficile ma il rendimento è difficile da spiegare diversamente. Provandoci direi che il rendimento alla scadenza è il rendimento che l’investitore otterrebbe dal titolo se lo tenesse in portafoglio sino alla scadenza. Quindi questa è la fine della prima parte. Riassumendo ricordiamo cos’è un’obbligazione e cerchiamo di distinguere il rendimento dal tasso di interesse, adesso conosciamo perché esistono le obbligazioni e perché il rendimento delle stesse aumenta o diminuisce nel tempo.
Ora invece domandiamoci perché il rendimento di un Btp a 10 anni è aumentato nel giro di poco tempo. Dicevo prima che sia la speculazione che le performance macroeconomiche scarse hanno causato questo aumento, ma a dirla tutta l’Italia non ha mai avuto i conti a posto! Ha sempre avuto un debito spropositato e una crescita bassa o negativa. Eppure gli anni precedenti il rendimento non era così alto, questo perché negli ultimi tempi è aumentata la sfiducia nei confronti dell’Italia e ora nei mercati finanziari c’è più paura che lo Stato italiano non rispetti le scadenze e vada in default (fallimento). Ciò non significa che sia ad un passo dal baratro, ma solo che da ora il debito pubblico ingente peserà più che nel passato e che se non attuiamo manovre correttive avremo nel lungo termini problemi economici. Ecco perché il Governo ha cercato di muoversi in fretta, per cercare di dare al mercato finanziario segnali rassicuranti per la serie: “Non preoccupatevi, adesso variamo una manovra grazie alla quale vi mostriamo di essere finanziariamente solidi e di riuscire a rispettare le scadenze per le nostre obbligazioni”. Ovviamente il mercato non ci ha creduto e i rendimenti hanno continuato a crescere. Invece a rimanere fermi sono stati i rendimenti tedeschi che vengono presi a riferimento grazie alla nomea che la Germania si è costruita di “paese virtuoso”. Considerando la Germania un paese dal basso rischio i rendimenti delle sue obbligazioni sono sempre stati bassi e sono diventati il termine di paragone tra rendimenti in Europa. Di conseguenza quando guardiamo la differenza fra i rendimenti italiani e i rendimenti tedeschi si parla di “spread”. Anche la differenza fra titoli italiani e titoli francesi rappresenta lo spread. In generale ogni differenza tra titoli di Stati diversi, ma con scadenze uguali, si chiama spread. Lo spread importante è, come detto, la differenza di rendimento tra le obbligazioni decennali tedesche (Bund) e le obbligazioni decennali italiane (Btp). Se il rendimento delle obbligazioni italiane è aumentato mentre il rendimento delle obbligazioni tedesche è rimasto uguale, lo spread ovviamente aumenterà. Questo aumento significa che l’Italia, in confronto alla Germania, dovrà pagare di più per ricevere denaro nei mercati finanziari utile per pagare la spesa pubblica.
Altro termine di cui si parla è “CDS”. Cds è una sigla che sta per Credit Default Swap e riguarda un titolo che assomiglia molto ad un’assicurazione. Un investitore stipula un Cds quando non si fida del proprio creditore e decide di assicurarsi contro il rischio di insolvenza. Se ad esempio un investitore non si fida dell’italia e pensa che il nostro Stato avrà delle difficoltà a rimborsare il capitale alla scadenza, stipulando un Cds si protegge dai rischi di un’eventuale insolvenza e, se lo Stato si mostra insolvente, l’investitore otterrà in cambio il pagamento della perdita sostenuta. Quindi non perderebbe niente. Se invece lo Stato non risulta insolvente, l’investitore non otterrà nulla ma al massimo avrà pagato il Cds. Se aumenta il numero di Cds sottoscritti su un’obbligazione italiana, vuol dire che un numero maggiore di persone vuole cautelarsi contro il rischio default dell’Italia e dunque significa che c’è meno fiducia e maggior rischiosità di un paese. Monitorare dunque il valore di un Cds può significare molto in termini di rischiosità di un titolo o di un’entità. A dare altre informazioni sulla rischiosità di un titolo o di un emettitore di debito ci pensano poi le controverse agenzie di rating. Le agenzie di rating si occupano di dare un giudizio a ciascun emettitore di debito (sia che esso sia uno Stato come un’azienda privata) sulla sua solvibilità, sulla sua solidità e rischiosità. Se le agenzie avvertono un maggior rischio di un paese, ad esempio, si dice che lo declassano (in inglese, downgrade) ossia lo fanno scendere di una categoria inferiore. I giudizi delle agenzie servirebbero ad aiutare gli investitori a capire su chi investire e sul rischio insito in uno strumento finanziario. Tuttavia la loro utilità è messa in discussione, ad esempio, dal fatto che i loro giudizi sono in grado di muovere il mercato. Se un’agenzia decide che l’italia è meno solvibile, questo provoca, il giorno dopo, una massiccia vendita di obbligazioni italiane e di un successivo ed ovvio aumento di rendimenti. Di conseguenze i giudizi delle agenzie di rating sono più che in grado di orientare il mercato. In particolare, l’italia ha subito un declassamento, ossia secondo alcune agenzie si è mostrata meno solvibile. C’è da dire che le agenzie più importanti nel mondo sono tre e si chiamano: Fitch, Standard & poor’s e Moody’s. Ognuna da giudizi indipendenti dalle altre e può essere che la maggior rischiosità di un paese sia avvertita da un’agenzia ma non dall’altra a seconda dei metodi di valutazione che adottano. Oltre all’Italia anche gli USA (che di solito non hanno mai avuto problemi di declassamento) sono stati declassati in questa crisi economica.
Questa è una piccola e veloce guida di cosa significhino molti dei termini che si usano correntemente nei tg o nei giornali. Posso ben capire che questa parte dell’economia possa risultare ostica per certe persone come a me risulta ostico qualcos’altro, e dunque per quanto siano tutto sommato concetti semplici credo di aver fatto opera gradita spiegare per filo e per segno non solo i singoli termini, ma più generale, il concetto di rischiosità e solvibilità di un paese, specie in questo caso che l’Italia ne è dentro fino al collo!
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