Annozero: la fiera dell’ipocrisia

18 12 2009

La consueta puntata di giovedì di Annozero è stata organizzata sulla base dell’ipocrisia e la mistificazione. Oltre alle solite belle paroline di circostanza d’inizio trasmissione e alla maniera sempre gentile ed educata di Santoro di trattare certi ospiti, unita alla comprensibilissima parzialità del pubblico che applaudiva solo quando l’ipotetico cartello con la scritta rossa “Applause” compariva (esattamente come nei Simpson) sancendo di fatto la retrocessione dell’uomo da essere pensante a scimmia, la puntata è stata una colossale presa in giro. Annozero dichiara solo a parole di voler ricercare la verità e di essere obiettiva, perché in realtà non lo è e non lo fa. Diversamente da altre trasmissioni d’approfondimento politico come Ballarò o Porta a Porta, Annozero ha un conduttore politicamente schierato il quale deve parlare ogni puntata di Berlusconi per fare share e allietare i propri sostenitori. Esattamente coloro che sono contrari al “regime” Berlusconi.

Così nella puntata si son sentite cose assurde, che ben rappresentano un’Italia confusa ed ideologica che fatica a pensare con la propria testa e negli occhi ha l’immagine perenne di Berlusconi come deus ex machina della politica italiana, della cultura, della società, e di tutti gli aspetti possibili ed immaginabili. Riporto qualche esempio. Ad Annozero può capitare che se i condoni li fa il centrodestra sia per agevolare i mafiosi, se li fa il centrosinistra è per guadagnare qualche punto di PIL. Se Se il centro destra persegue una campagna di dura lotta alla criminalità organizzata è merito di forze dell’ordine e magistrati, se lo fa la sinistra si festeggia e si brinda. Se Berlusconi attacca i giudici costituzionali e il Presidente dello Stato è un attacco degno di un sistema totalitario, se lo fa Di Pietro diritto-dovere di critica ed opposizione. Se i giornali di centro destra attaccano Fini rimproverandogli di essere un voltagabbana, sono servi del padrone, se Travaglio dice che il Presidente del Senato è una muffa, era una semplice battutina innocente. Se matrix o Porta a Porta fanno una puntata faziosa, sono sempre servi del padrone, se invece ogni giovedì Annozero fa una puntata faziosa è doveroso per contrastare il regime. Se il centro destra accusa la sinistra di golpismo si tratta di un attacco diretto, se è Di Pietro a dare del fascista al Governo attuale rientra sempre nel dovere di fare opposizione. Ancora: se negli anni sono stati sfornati libri, film ed opere teatrali imbecilli del tipo: Shooting Silvio, Bye bye Berlusconi, killing Berlusconi si tratta solo di opere intellettuali e non di apologia di reato, e comunque è sempre colpa di Berlusconi per il suo ego. Se dei contestatori ignoranti delle regole vigenti in una democrazia organizza la contro manifestazione durante un comizio, sono degli eroi che devono essere presi ad esempio, mentre se qualche persona di destra fischia Prodi in luogo pubblico, un affronto inaccettabile. Ancora: se Berluscon è stato aggredito non è colpa del clima d’odio che persiste, ma sua perché ha fatto un comizio in un luogo non adatto, perché si è avvicinato alla folla, e perché si è fermato a parlare (ricordo che Kennedy venne ammazzato in luogo ampio, senza persone vicino, e sfrecciando in macchina). Hanno poi cercato di demolire il gesto di fierezza di Berlusconi dicendo che non lo doveva fare, poteva essere esposto ad altri pericoli, non si sa mai!

Insomma, la puntata è andata avanti su questo tono, con la predica della settimana fatta da Travaglio. Quello è stato il momento più esilarante: un uomo condannato per diffamazione dalla Cassazione, con due processi pendenti che non ha mai chiesto scusa a nessuno (se non a una persona giusto per non subire l’ennesimo processo) va a fare la predica ai giornali di destra per non aver rasserenato il clima. Proprio lui che diede della muffa a Schifani, proprio lui che non si è mai scusato per questa battuta (spero) di pessimo gusto, proprio lui che ha dato del mafioso a mezzo mondo anche quando sbagliava palesemente!E’ ridicolo… Non solo: la puntata di Annozero oltre a dimostrare l’incapacità di fornire una visione oggettiva (se su Mediaset ci pensa il padrone ad intontirci, non è che il giovedì sera su Raidue sia tanto meglio), ha dimostrato anche quanto siamo intossicato di Berlusconi. Siamo stati addestrati a parlare di Berlusconi sempre e comunque, di aleggiare il suo spettro quando la situazione si faceva complicata e di dire che era sempre colpa sua, che ora anche quando non è vero, noi ai problemi abbiamo la risposta pronta: colpa di Mister B. Lui è il responsabile di tutto, lasciate stare noi, prendete lui. Sembra essere questo il messaggio che quei partitini incapaci di andare oltre l’8% hanno cercato di trasmettere alla popolazione pur di strappare un voto in più. Così alla fine si conclude in bellezza: no all’ipocrisia, ma Berlusconi è stato vittima del suo ego e della sua personalità. Per la serie: l’ennesima puntata di Annozero conclusasi con la colpevolizzazione di Berlusconi, forse dei buoni ascolti, un pubblico più rincitrullito di prima per le frottole raccontate, e un popolo più confuso e ideologicamente schierato. Così non aiutiamo nessuno, se non la nostra trasmissione. Evviva la fiera dell’ipocrisia!





Berlusconi e Tartaglia: e se c’entrasse l’invidia?

17 12 2009




Berlusconi aggredito da Tartaglia: così muore la democrazia

14 12 2009

Purtroppo domenica pomeriggio in piazza a Milano il Premier Silvio Berlusconi è rimasto vittima di una vile ed ignobile aaggressione da parte di uno psicolabile 42 enne che ha gettato al volto di Berlusconi un souvenir. Presto la notizia ha fatto il giro del mondo, e il mondo politico ha respinto con forza questa aggressione. O meglio: quasi tutto il mondo politico, visto che qualcuno ha pensato bene di dissentire! Il volto tumefatto di Berlusconi oggi è presente in copertina nei quotidiani italiani e, devo dire la verità, questo gesto pazzoide l’ha veramente ridotto ad un mostro degno di Frankestein: due denti rotti, il setto nasale incrinato, sangue che usciva dalle labbra, e una frattura allo zigomo. Peggio non poteva andare. O forse si?Forse il souvenir avrebbe potuto centrare l’occhio e allora le conseguenze sarebbero state ben più gravi. Fatto sta che lo squilibrio mentale di una persona non attenua minimamente ciò che è stato fatto. E tanto meno ci esime dal considerare chi sono i veri responsabili di questo attacco che Bossi l’ha definito senza remore un “attacco terroristico”. Io ho individuato tre categorie di persone che negli ultimi mesi hanno attivamente collaborato a riscaldare all’inverosimile il clima della politica italiana dando l’immagine in Italia e all’estero di un Presidente del Consiglio fascista e che non rappresenta la popolazione italiana:

a)La politica: In primis certi esponenti politici assetati di voti e di fama, hanno attaccato su tutti i fronti il presidente del Consiglio, delegittimandolo e delegittimando implicitamente pure il popolo. In particolare, il Sig. Di Pietro ha costantemente definito Silvio Berlusconi come fascista, piduista e mafioso, estendendo l’aggettivo fascista pure all’attuale Governo che di fascista non ha nulla, in primis perché è stato legittimamente eletto dalla popolazione italiana. Credo che col proprio atteggiamento, Di Pietro abbia una parte di responsabilità se poi un matto scaglia un oggetto addosso a Berlusconi. Perché se per mesi senti la solita solfa di un magistrato che definisce il Premier fascista, asserisce di vivere in un regime od in una monarchia, senza portare dati certi a proprio sostegno, allora è chiaro che è facile che qualcuno si ribelli a questo ipotetico regime anche con l’aggressività. Ma d’altronde Tonino aveva anche avvertito che ci sarebbero potute essere gravi conseguenze per Silvio Berlusconi!Questa risulta essere la politica dell’Idv: una legittimazione continua ed assoluta per tutte le cariche politiche. Berlusconi è mafioso, piduista e fascista, il Governo lo è altrettanto, i magistrati della Corte Costituzionale sono in combutta col Pdl, e per finire Napolitano non è né vigile né attento. Insomma, Tonino non accetta l’idea che gli italiani abbiano dato mandato a Berlusconi di governare l’Italia per cinque anni e cerca in tutti i modi di delegittimare le cariche politiche ritenendosi forse più adatto a governare. Peccato che abbia un misero 5%!Tristi e gravi sono state le sue parole a caldo dopo l’aggressione: pur deplorando ogni violenza, il leader dell’Idv ha detto che Berlusconi istiga e che dunque la colpa sarebbe dell’aggredito e non dell’aggressore. Questa risulta essere solo l’ultima tra le brutte figure fatte da Di Pietro, che ancora una volta ha dimostrato chi è veramente, e quanta democrazia ha all’interno del proprio Dna;

b)I giornalisti: Da parecchi mesi certi giornali e certi giornalisti cercano di sovvertire l’ordine costituzionale facendo becero giornalismo da due soldi. Rovinano l’immagine dell’Italia e del Premier parlando di legami con la mafia inesistenti e parlando di scappatelle extraconiugali che di giornalistico hanno ben poco. A ridosso delle elezioni, poi, questi giornali cercano di rovinare ulteriormente l’immagine del centro destra con nuove ed esilaranti inchieste che dovrebbero avere l’obiettivo di abbattere i consensi del Pdl. Guarda caso questa offensiva è cominciato proprio quando il Premier godeva di un sostegno incondizionato da parte del popolo italiano, e quando i sondaggi davano Berlusconi al 60/70% della fiducia. Anche costoro sono responsabili di quanto accaduto domenica pomeriggio, perché attraverso l’immagine ignobile che hanno dato di Berlusconi, hanno contribuito notevolmente ad istigare pazzi e dissidenti. Gente ad esempio come Travaglio e Santoro parlano di Berlusconi un giorno sì ed un altro anche, includendolo anche laddove non c’entra nulla. Il Fatto quotidiano e la Repubblica veicolano il messaggio ceh il Premier non goda più della fiducia del popolo italiano e sia giusto dunque buttarlo giù dalla poltrona, mentre le elezioni europee dicono esattamente il contrario. Infatti, ieri a Milano al comizio di Berlusconi erano presenti alcuni dissidenti con le copie de “Il fatto quotidiano” che intralciavano la manifestazione gridand “Buffone” all’indirizzo del premier. Non capisco come mai i sostenitori del Pdl non vadano ad intralciare le manifestazioni altrui, di Grillo, Travaglio, Di Pietro o dell’Idv, mentre costoro se lo possono permettere. E’ assai probabile che il loro concetto di democrazia sia lontano anni luce da quello comunemente condiviso. E’ infatti inaccettabile che quotidiano strampalati veicolino il terribile messaggio di una sollevazione popolare nei confronti di una carica eletta democraticamente dal popolo.

c) Altri: nella terza categoria rientrano intellettuali e persone comuni che sono vittime di questi messaggi d’odio politico trasmessi dai partiti e dai quotidiani. In particolare, il gruppo creato su Facebook e intitolato: “Piantiamo una pallottola in testa a Silvio” è assolutamente terribile e sconvolgente. Anche perché è facile, da messaggi idioti come questi, trovare un pazzo che pianti realmente una pallottola in testa a Silvio. In America ci sono riusciti più volte, l’ultima con JFK, il cui cervello schizzò da tutte le parti per colpa di un fanatico comunista. Quindi c’è ben poco da scherzare su temi come questi. Inoltre film di dubbio gusto come Shooting Silvio fanno passare esattamente lo stesso messaggio: Silvio Berlusconi altro non è che un tiranno che va assolutamente detronizzato con le buone o con le cattive. Quelli che pensano un’assurdità simile sono poco inclini ad accettare la democrazia e le sconfitte politiche. Berlusconi, infatti, è riuscito a creare ben due partiti che son sempre rimasti sempre all’apice della scena politica italiana. Da quando è sceso in campo, Silvio Berlusconi  stato tre volte su cinque Presidente del Consiglio e una quarta volta ha perso per una manciata di voti!Questa è storia politica italiana, e chi non la vuole accettare può anche andarsene da questo Paese che vuol continuare a vivere secondo le regole proprie della democrazia.

Quello che però mi incute maggiore timore, sono i commenti tra l’idiota e il goliardico apparsi su social networks, blogs, forum eccetera. Molti ineggiano ad altre aggressioni contro Berlusconi, altri vorrebbero far santo Tartaglia, altri ancora sperano in altre 10, 100, 1000 Tartaglia. Insomma, un’escalation di violenza inaudita che ci riporta indietro nel tempo, quando non si usava la dialettica per discutere ma il tritolo. Credo che sia un segno di estrema civiltà se tutti correggessimo il tiro: possiamo accettare o meno una maggioranza, ma quel che non deve mai mancare è la nostra disponibilità ad un confronto serio e corretto basato sulla dialettica: non sulle illazioni, o sulle azioni violente. Concludo questo lungo articolo affermando di non comprendere chi sia più pazzo fra lo psicolabile che ha scagliato la riproduzione del Duomo addosso a Berlusconi, o coloro che, pur essendo sani di mente, concepiscono la violenza come necessaria per l’espressione delle proprie idee. Se è vero che siamo uomini, deponiamo la violenza e discutiamo attraverso la dialettica: le aggressioni lasciamole agli animali!





Giornata tipo di un giornalista europeo

13 12 2009

Recentemente si fa un gran parlare del giornalismo europeo. In particolare, ci si riferisce ad esso quando critica il Governo o il premier Silvio Berlusconi. Molti pensano che poiché sembrano imparziali, essi possano confezionare una notizia migliore dei nostri giornali. Per quanto io stesso dica che il giornalismo italiano è alla frutta (se non al dessert), visto i finti scoop che è costretto a confezionare pur di vendere copie, non ritengo che il giornalismo europeo sia tanto migliore.

In primo luogo perché anche il giornalismo europeo è politicamente schierato: così come noi in Italia abbiamo i nostri giornali di partito, lo stesso esiste in Inghilterra, in Francia, Spagna e altrove. In tutti questi paesi esistono giornali che propendono a destra o a sinistra e che dunque estendono questa loro ideologia anche in ambito europeo oltre che in ambito nazionale.

In secondo luogo perché solo una misera parte delle notizie che compaiono su El Pais, Le Figaro, Le Monde, Times,…. vengono pubblicate da inviati che vivono stabilmente nel nostro Paese. E questo, se mi pemettete, non è un particolare da poco se consideriamo che una situazione ed una società per criticarla deve essere vissuta in prima persona. Dunque sono pochi i giornalisti spagnoli, francesi, tedeschi od inglesi che mettono piede nel nostro Stato per domandarsi veramente cosa avviene. E sono ancora minori coloro che oltre a mettere piede, cercano il capire il perchè di certe azioni politiche, economiche e sociali. Per fare ciò, infatti, dovresti vivere nel Paese per parecchi anni ed assimiliare il modo di pensare e di agire proprio di quella Nazione. Sappiamo benissimo però che i giornali di così tanto tempo non dispongono: se viene fuori una bufera mediatica su Silvio Berlusconi, le redazione ne devono approfittare quanto prima!Altro che assimilare la cultura dell’Italia…Qua sono in ballo centinaia di copie da vendere e dunque denaro da intascare!

Il terzo motivo è anche il più divertente nonché il più tragico: i giornalisti europei (per loro stessa ammissione) raccolgono le notizie del nostro paese, indovinate un pò dove?Nel posto più ovvio: i giornali italiani. Costoro, dunque, leggono il Corriere della Sera e la Repubblica e poi pubblicano la loro notizia che può servire ad uso e consumo nazionale. E fin qui nessun problema. I problemi semmai nascono quando i nostri politici e noi persone comuni guardiamo agli Stati esteri come a degli oracoli. E qui ci scappa la risata, perché l’italiano medio dice: “Hai visto, pure gli spagnoli contestano Berlusconi!Se lo dicono loro che vivono altrove, allora sarà vero!”. Peccato che la notizia che questo ipotetico italiano medio legge, non è altro che la trasposizione di una notizia che più o meno è già stata pubblicata sul Corriere della Sera o su La Repubblica. Dunque, politici come Di Pietro, e giornalisti come Santoro e Travaglio che danno molta importanza a quel che scrivono i tabloid inglesi e i giornali esteri, sbagliano profondamente a dire che facciamo una pessima figura all’estero, perché in questo caso la magra figura la stanno facendo loro per sé stessi e per noi italiani.

Certi giornalisti europei, infatti, hanno espresso profondo disappunto circa il nostro interesse nei confronti delle notizie riguardanti l’Italia che compaiono nei loro quotidinai, perché essi stessi ammettono di prelevarle dai nostri giornali. Dunque sembra un gioco a chi è più imbecille, perché i nostri giornalisti scrivono una cosa, i quotidiani stranieri la riprendono, la traducono e un pò la modificano, e la pubblicano. Nessuno di loro si immagina che esistano persone in Italia interessate all’articolo, ed invece esistono. Non solo: esistono e su questi articoli fondano le proprie argomentazioni. E molti di loro essendo giornalisti vivono prettamente di argomentazioni!Ora finalmente capite chi veramente ci fa fare una figura meschina in Europa!Finalmente capite che non ci prendono in giro per Berlusconi, o per Pulcinella, ma per avere nel nostro Stato persone tanto stolte che leggono i giornali stranieri e attraverso le loro argomentazioni formulano delle idee. Costoro forse devono ancora arrivare alla logica conclusione che noi italiani possiamo conoscere meglio la nostra Nazione rispetto a certi europei che si sollazzano a Parigi, a Londra o a Madrid e che l’Italia la conoscono solo in cartolina!





Stato tirchio o magistrati fannulloni?

11 12 2009

Giovedì sul quotidiano Libero è comparsa un’interessante inchiesta sulla magistratura italiana. Parlando della querelle tra Alfano e l’Anm (il sindacato dei magistrati) i giornalisti del quotidiano hanno abilmente fatto notare come i nostri magistrati siano i più pagati d’Europa ed i meno efficienti. Poca efficienza sia nel lavoro come nell’organizzazione: le cause pendenti si possono contare a migliaia, e se esse durano più del previsto (con conseguenze negative per lo Stato che deve economicamente risarcire la vittima) è anche colpa loro. Non è che lo Stato Italiano non conceda fondi o finanziamenti ai Tribunali, ma gli stessi sono mal distribuiti tra il personale, l’organizzazione ed i magistrati. Una buona parte del denaro che affluisce nel sistema giudiziario viene intascato personalmente dai magistrati, lasciando ben poco per l’organizzazione e le strutture!

Che i tribunali siano al collasso lo sappiamo tutti: chi per esperienza diretta e chi per sentito dire. Che per vincere una causa civile ci si metta non meno di 5 anni, lo sappiamo tutti. Ma quello che ignoriamo sono, per l’appunto, le cause. Ci troviamo di fronte ad un ministro che accusa il sindacato e ad un sindacato che accusa il ministro, quindi ci troviamo fra due fuochi non sapendo chi scegliere. Io proporrei di fidarsi delle cifre ufficiali. La Commissione Europea per l’efficienza della giustizia dice che l’Italia è quella che finanzia maggiormente l’apparato giudiziario dopo la Germania, pur avendo una scarsa efficienza. Infatti siamo davanti alla Francia e alla Spagna, con un cifra annuale che si aggira attorno ai 4 miliardi di euro l’anno più alcuni spiccioli. Più di 700 milioni in più della Francia, più di un miliardo rispetto alla Spagna. Di questi 4 miliardi due miliardi e mezzo vanno a finanziare i tribunali, 86 mlioni ai patrocini, e un miliardo e 300milioni vanno alla pubblica accusa. Per un costo unitario di 23Euro per abitante più di 12 euro di ciò che paga un francese, più di 15 euro rispetto ad un polacco e 16 euro rispetto ad un russo.

La verità che si fa notare è che i nostri magistrati non si muovono da dove sono. Per sopperire alle carenze di personale, i vari Governi le hanno provate tutte per spostare i magistrati da un ufficio in sovrannumero ad un altro uffici sottosviluppato. E non ce l’hanno fatta. Hanno addirittura provato con incentivi economici, ma anche a questa proposta i magistrati si sono rivelati essere sordi. Così magari abbiamo uffici con più personale del dovuto e uffici con meno personale del dovuto. Una persona seria sposterebbe un magistrato da una parte all’altra ma in Italia non si può fare. E ad opporsi, guarda caso, è l’Anm stessa!

Dal punto di vista dell’efficienza poi, ogni discorso è superfluo se prendiamo in considerazione il fatto che l’Europa stessa ci ha chiesto di prendere seri provvedimenti per le lungaggini giudiziarie e burocratiche dei nostri uffici!Insomma, la situazione sembra che sia di un flusso elevato di denaro che però è mal gestito. Nei tribunali come nel comparto scuola. Magari la soluzione potrebbe essere quella di chiedere ai magistrati di fare un passo indietro e, vista la loro poca efficienza, di diminuirsi la propria lautissima busta paga che cresce man mano che si invecchia. Loro di sicuro non morirebbero di fame e magari l’Italia intera avrebbe maggiori fondi a disposizione per gli uffici e per una riforma volta all’eliminazione del cartaceo dai Tribunali. Peccato che difficilmente un magistrato si riduca la busta paga; piuttosto preferisce vivere in un sistema inefficace e che potrebbe crollare da un momento all’altro!Ma allora, non si dovrebbero nemmeno permettere di criticare ciascun Governo per i pochi fondi a disposizione, perché i fondi esistono, vengono elargiti, ma vengono allocati inefficacemente, andando ad aumentare prima di tutto i benefici dei nostri amati magistrati che anche se dovessero sbagliare sentenza (e succede Signori miei, eccome se succede), non rischiano alcunché. Depositano una sentenza oltre al tempo stabilito scagionando una ventina di mafiosi?Non succede nulla…Mettono per 10 anni in galera un innocente?Non succede nulla…Infatti, sappiamo tutti qual’è la seconda casta in Italia dopo i politici…





Gli ultimi della società

8 12 2009

Oggi avrei dovuto fare l’ennesimo intervento politico, ma ho deciso di cambiare idea dopo una scena che mi ha straziato il cuore. Solitamente non sono molto emotivo, e non mi lascio molto coinvolgere da situazioni lacrimevoli. Di solito…Sabato invece è successo l’opposto. Come ogni sabato sera ero in pizzeria a prendere delle pizze d’asporto. Nell’attesa mi guardo un pò in giro e fisso la mia attenzione ora a destra, ora a sinistra. Ad un certo punto i miei occhi si stabilizzano su una persona: ha l’apetto trasandato, pochi capelli in testa, un portafoglio in mano e cammina con passo incerto. Dimostra sicuramente più anni di quelli che ha, e cammina pogendo la testa verso il basso. Si avvicina prima verso il bancone e poi passa alla cassa. Chiede gentilmente al cassiere di poter consumare un’ordinazione, molto probabilmente un alcolico. Se aperitivo o vino, non so dirlo. Tiene il portafoglio in mano, pronto a dare al cassiere ciò che gli spetta. Tuttavia le sue aspettative vengono deluse: il cassiere si rifiuta di servirgli l’aperitivo. Non per razzismo, cattiveria o discriminazione, ma per cautela. Ascoltando attentamente ma con estrema discrezione, vengo a sapere che quest uomo è arrivato in bici, e probabilmente non è nemmeno nuovo nell’ambiente della pizzeria. Riguardandolo un attimo da dietro, e analizzando la sua voce flebile, capisco che forse quest uomo è meno normale di tutti noi. Probabilmente avrà un qualsiasi problema che lo rende “diverso”. Fatto sta che non riesce a consumare l’ordinazione che aveva fatto al barista, e si rifiuta dignitosamente di accettare una Coca Cola od un’aranciata. Non laza la voce, ma mantiene quel tono flebile e scuote lentamente la testa come segno di rassegnazione. Altrettanto dignitosamente, saluta e se ne va. Tra la cassa e l’uscita si ferma qualche minuto, sempre con questa testa chinata verso il basso, prende il portafoglio e, con fatica, lo rimette nella propria tasca. Sosta ancora qualche secondo in contemplazione e poi esce. E’ probabile che sia andato alla ricerca di un qualche altro bar, oppure che se ne sia tornato a casa.

Quel che però mi ha fatto tristezza, è stata la sua espressione sul volto mentre usciva. Uscendo col medesimo passo incerto col quale era entrato, e la testa china che guarda il pavimento, quest uomo mi dava l’idea di un emarginato dalla società. Di una persona che per anni aveva dovuto sopportare l’isolamento dalla società a causa, forse, di qualche problema che l’aveva reso “diverso” dalla collettività. Il barista gli aveva negato la possibilità di prendere un aperitivo su indicazione, probabilmente, della famiglia. Infatti, il proprietario della pizzeria gli faceva notare che era venuto sin lù in bici e che se fosse successo un incidente, la responsabilità ricadeva su di lui. Constatato che tale barista non nega mai un aperitivo a nessuno, sono propenso a credere che l’indicazione giungesse dalla famiglia dell’uomo. E ovviamente non sarebbe nemmeno sbagliato negargli la possibilità di bere un’ombra (come si dice a Treviso), se sono vere le implicazioni legali che deriverebbero da un incidente!

Tuttavia, giustificando il barista per la sua decisione, per giorni ho riflettuto sulla condizione di questa persona e di uomini come lui. Sulla vita che purtroppo son costretti a fare, e l’emarginazione dalla società. Forse se fossi stato io il barista, l’aperitivo glielo avrei concesso, e magari glielo avrei pure pagato. Non perché non abbia a cuore la sua salute, ma perché concedergli ciò che aveva chiesto probabilmente mi avrebbe reso un pizzico più felice. Al posto di vederlo uscire incerto e triste magari un bicchiere di vino l’avrebbe reso più felice, e per qualche minuto gli avrebbe permesso di riflettere sulla situazione di emarginazione alla quale la società lo aveva costretto.

Insomma, ho voluto variare l’articolo del mio blog, per riflettere su una condizione di emarginazione che mi ha sempre intristito e fatto paura. Io non sono solidale con le persone che hanno sbagliato le proprie scelte nella vita, o con coloro che ora si piangono addosso perché non sono stati lungimiranti. Ma le persone che, ahimè, sono nate in un certo modo, mi fanno una pena infinita. Il primo motivo è perché sono stati sfortunati senza volerlo, e in secondo luogo perché la società li ha messi in un angolo, emarginati, solo perché non sono come noi. Nella vita sono stati sfortunati per due volte, e considerando che in quella situazione avrei potuto esserci io, è chiaro perché quella scena mi ha fatto una tristezza infinita. Credo che tutti noi dovremmo adoperarci per rendere la vita di queste persone un pelino migliore…





No B day: delegittimazione della democrazia

6 12 2009

Sabato pomeriggio a Roma si è svolta la manifestazione intitolata No B Day, che chiedeva formalmente le dimissioni di Berlusconi da Presidente del Consiglio. Il colore predominante era il viola. Si potevano vedere centinaia e centinaia di persone con le maschere della piovra o del film “V per vendetta”. Tutto si è svolto con regolarità, e c’è stata la solita guerra di cifre fra gli organizzatori e le forze dell’ordine. Come ogni volta le cifre divergevano di centinaia di migliaia di unità. Ma non importa: in mancanza di sistemi migliori, accontentiamoci di cifre approsimative!

Ma quel che volevo commentare non era certo l’organizzazione dell’evento, quanto i principi sui quali esso si basava. Gli organizzatori hanno manifestato col chiaro intento di chiedere a Berlusconi le dimissioni. E fin qui nulla di male visto che è prassi che i partiti all’opposizione chiedano ogni anno le dimissioni dell’Esecutivo!L’ha fatto Berlusconi con Prodi, lo fa Di Pietro con Berlusconi oggi. Quel che mi pare folle è che con un manipolo di 350.000/500.000 persone si chiedano le dimissioni al Presidente del Consiglio. Voglio infatti ricordare come costui sia stato DEMOCRATICAMENTE eletto dal popolo italiano nell’aprile del 2008. Il popolo venne chiamato alle urne un anno e mezzo fa per decidere liberamente e democraticamente la composizione del Parlamento,  e scegliere tra i candidati dei partiti colui che avrebbe ricoperto il ruolo di Presidente del Consiglio. Il popolo si espresse in maniera univoca: oltre il 30% dei consensi per il PdL, 8% per la Lega. Totale attorno al 40%. Non paghi di ciò, nel giugno del 2009 il popolo è stato chiamato nuovamente alle urne per scegliere la composizione del Parlamento Europeo. Ebbene la situazione è anche migliorata. Se non ricordo male c’è stato un 10% per la Lega e un 34% del Pdl. Nell’arco di un anno il popolo si è espresso per ben due volte in maniera molto chiara e nitida, dando fiducia a Berlusconi e all’attuale Esecutivo.

Organizzare dunque un corteo per chiedere le dimissioni di Berlusconi, significa in parole povere disattendere e stracciare la libera espressione democratica del Popolo italiano. Significa che il Governo cadrebbe, e le Camere molto probabilmente verrebbero sciolte, e il voto espresso nell’aprile del 2008 verrebbe praticamente scaraventato via come un oggetto inutile ed ingombrante. Se davvero crediamo nel regime democratico, dovremmo avere per lo meno la decenza di comportarci in conformità ai dettami di tale regime. Il primo principio fondamentale prevede che il popolo concorra in maniera libera da ogni condizionamento alla nomina dei politici del Paese, intervenenendo attivamente nella vita pubblica e politica del Paese. Democrazia significa per l’appunto che il potere è in mano al popolo, il quale lo sfrutta proprio attraverso l’arma del voto.

Prendere dunque qualche centinaia di migliaia di persone (numeri tra l’altro poco significativi) a mio avviso è un grave segnale per la salute della nostra democrazia. Altro che Berlusconi dittatore. Altro che Berlusconi monopolista nell’informazione. Al diavolo tutte le balle che ci hanno raccontato fino ad ora!La verità è che troppa gente si arroga un diritto che fondamentalmente non ha, e si autoconvince di averlo. Io non sono contro le manifestazioni che, invece, ritengo molto utili per un dibattito democratico migliore, ma andrebbero fatte con un certo criterio!Non bisognerebbe manifestare per un diritto che non abbiamo (chiedere in poche persone le dimissioni del Presidente del Consiglio) o per cose che in realtà non esistono ma che escono solo da una visione miope e parziale della realtà (la manifestazione per la libertà di stampa), perché altrimenti sviliremmo l’alto valore delle manifestazioni!Il pericolo giace proprio qui: ci accorgiamo della pagliuzza nell’occhio del vicino, ma non della trave nel nostro. Avrebbero potuto manifestare contro Berlusconi, contro il Governo, contro la crisi, il precariato o i tagli alle forze dell’ordine, e invece hanno perso questa grande occasione per un motivo insensato e che non giace né in cielo né in terra.

Le dimissioni sarebbero un gravissimo danno per il nostro Paese: ci attenderebbero due mesi di stallo, di immobilità politica, che mal si conciliano col dovere d’intervenire in questa crisi economica. Si bloccherebbero i finanziamenti per la cassa d’integrazione, lavoratori ed imprese resterebbero ancora di più con le pezze al culo. Tutto ciò porterebbe solo svantaggi al nostro Paese, e non un briciolo di vantaggio. Le dimissioni di Berlusconi ci potrebbero far gioire da un punto di vista politico o personale, ma economicamente e socialmente ci sarebbe ben poco da festeggiare, visto che le prospettive sono tutt’altro che idilliache!Forse dovremmo pensare meno a noi stessi e di più al paese nel quale viviamo, se ci teniamo un pochino!Far fuori (politicamente) Berlusconi non risolverebbe proprio nulla, perché noi siamo osessianati da Silvio, ma il vero problema non è lui, ma la società che ci circonda!Concentriamoci su di essa, lasciando operare il Governo e criticandolo quando a nostro avviso sbaglia!





La politica di estorsione

4 12 2009

La politica italiana attuale non si basa più sulle capacità e sulle necessità del popolo italiano, ma su quanti avversari riesci a sputtanare. A dire il vero non so nemmeno se la politica italiana si sia mai basata su criteri di necessità e capacità, ma quel che è certo è che attualmente l’INTERA politica italiana sta degenerando spaventosamente. Tutto iniziò con le cimici della D’Addario e il polverone inutile su Berlusconi. E’ successivamente proseguito con la giunta pugliese di centro sinistra nella quale l’assessore alla sanità aveva anch’egli avuto rapporti piccanti con delle escort. E’ proseguito poi con l’affaire Marrazzo e i trans. Si sono fatti i nomi di politici, direttori di giornale e infastiditi i transessuali di mezza Italia. La scorsa settimana giunge sulle prime pagine la notizia di un video hard fra la Mussolini e Fiore. Questi quattro macro-eventi che hanno scatenato i giornalisti e hanno fatto vendere copie di giornali a frotte, hanno tutte un comune denominatore: i video hard. In ciascuna situazione ci sarebbero video hard che incastrerebbero il politico di turno. E se tali video non avessero un contenuto erotico, di certo sarebbero compromettenti. Badate bene a questa parola, perché sarà la chiave del mio discorso!

Video che però non ritraggono il politico di turno chiedere favori ad un mafioso o rubare dalle casse dello Stato. Questi video a volte immortalano scene di sesso con escort, transessuali, o ex colleghi di partito. Spesso, poi, questi video non immortalano proprio nulla, ma lasciano che sia lo spettatore a farsi un’idea di ciò che sta dietro alle quinte. Così vediamo carabinieri infedeli che frammentano la carriera del Presidente del Lazio, escort che in mala fede e per ritorsione creano problemi al Presidente del Consiglio o all’assessore pugliese. Colpiscono il politico lì dove giace la debolezza di un uomo: nella carne. Il merito è finito ben sotto i tacchi: qui conta solo sputtanare l’avversario, coglierlo in “flagrante” e fargli il processo pubblico!Non si discute più sui programmi, ma con chi si va a letto. E, a meno che non viviamo in un’epoca bigotta, non ci dovrebbe essere nessuno scandalo o preoccupazione visto che queste notizie interessano solo dal punto di vista del gossip e non dal punto di vista politico!Invece riusciamo ad instillare nelle persone l’idea che sapere se un politico va con un uomo o con una donna sia di fondamentale importanza. La realtà, invece, è completamente diversa: la sfera affettiva e privata di un politico non va intaccata od attaccata, a meno che in questa sfera non sia stato commesso un illecito più o meno grave. Il politico non deve aspettarsi di venir sputtanato se va con un transessuale o con una prostituta. Questi sono fatti che interessano lui e la sua famiglia, e che non dovrebbero interessare il pubblico. Tanto meno dovrebbero essere i cardini su cui si basa la lotta politica!

Io, che mi ritengo una persona coerente ed intelligente, non ho certo lesinato critiche a Berlusoni perché anni fa disse che la famiglia era l’istituzione più importante e poi andava ad escort!Così come non ho lesinato critiche all’assessore pugliese o a Marrazzo perchè si è reso ricattabile. Ma il nostro intervento deve concludersi qui: deve criticare il politico se si è comportato in maniera non trasparente o , legale. Ma non deve spingersi oltre!Invece, in questo tormentato periodo, ci permettiamo di ficcare il naso negli affari privati delle persone, e giudicarle secondo la nostra moralità, al posto di giudicarli secondo il loro operato. Credo che sia giunto il momento di fare qualche passo indietro e tornare (o andare) nella retta via. La politica deve essere giudicata in base a ciò che fa o non fa, non a seconda di chi allieta le notti del politico di turno!Invece noi cittadini italiani, assieme a questa classe politica tutt’altro che invidiabile, contribuiamo attivamente alla lenta ma inesorabile decadenza della politica italiana. Ci illudiamo che questo potrebbe in qualche modo servire a cambiare classe politica, quando invece non ci accorgiamo che il vero problema risiede fra di noi, che è la società italiana in primis ad essere malata!

Io ancora non ho perso la speranza che si torni a parlare di fatti, di leggi, di proposte e di cose serie, lasciando da parte tutte queste baggianate che non servono a nessuno. Da troppo tempo siamo stati abituati, anche da una classe giornalistica mediocre, a dar la colpa ad una persona sola; siamo stati abituati a pensare che, trasportati da un sentimento d’antipolitica sempre maggiore, potessimo spiare, criticare e giudicare i nostri politici in ogni loro aspetto. Son convinto che invece le persone ragionevoli avranno certamente intuito che stiamo andando sempre di più verso il baratro, e che quando vi arriveremo, la colpa sarà da dividere tra loro e noi, che siamo stati incapaci di criticare costruttivamente la classe politica, criticandoli non secondo ciò che (non) facevano, ma a seconda dei loro gusti ed attitudini sessuali!





Svizzera, moschee, e quel crocifisso onnipresente

1 12 2009

Come ben sapete, il popolo svizzero è stato, nel week end, chiamato alle urne per uno dei tanti referendum che hanno luogo in Svizzera. Il tema era la costruzione di nuove moschee. Non starò a tediarvi sui preparativi, la propaganda od altro, in quanto già conoscete il finale, e dunque verrò al sodo. Gli svizzeri hanno bocciato la proposta di costruire nuove moschee in territorio elvetico. E in men che non si dica la notizia è arrivata in Italia. C’era chi ha festeggiato, stappato champagne, chi invece era triste, altri erano preoccupati. Fini l’ha ritenuto un regalo al fanatismo mentre dalle parti della Lega si vuol prendere ad esempio la Svizzera e il suo referendum.

Io personalmente speravo che non venisse dato risalto eccessivo a questa notizia, essendo una consultazione di carattere nazionale. Per dirla in parole povere: a noi non dovrebbe interessarci nulla!E invece, se n’è parlato. Chi era favorevole e chi contrario. Io, dall’alto, o dal basso 8scegliete voi) del mio ateismo ritengo che non sia strettamente necessario un luogo di culto per professare il proprio credo. Ripensando a quando ero cattolico praticamente, non sentivo l’esigenza di un luogo di culto per pregare: mi bastava la mia casa. Infatti ammiravo le chiese solo in quanto magnifiche costruzioni ed esemplari esempi di stili architettonici tra loro diversi. Lo stesso credo sia applicabile per i musulmani: un tappetino in terra e ci si rivolge alla Mecca. Costruire moschee in Italia non lo trovo una genialata, visto che sappiamo perfettamente cosa viene insegnato al loro interno!Non insegnamenti d’amore per il prossimo, di carità ed uguaglianza, ma di odio estremo e fanatismo religioso contro il mondo occidentale. Ciò però non ci deve esimere dall’integrare queste persone dalla cultura diversa; ma un conto è la costruzione di luoghi di culto estranei alla nostra cultura ed un altro è l’integrazione che si può perpetrare in mille modi, attraverso l’apertura mentale e la condivisione della cultura. Inoltre c’è un altro aspetto da considerare: nelle relazioni fra popoli, di solito si da e si riceve in quantità che poi si compensano grosso modo. Questo significherebbe che fra i due popoli ci dovrebbe essere una reciproca apertura mentale: noi costruiamo una moschea in Italia, ma nei vostri paesi dovreste cercare di fare altrettanto. Solo in questa maniera potremmo avere, fra le due culture, un dialogo maggiore ed una maggiore comprensione!E’ ovvio che se tra due persone, una di queste vuole sempre ricevere senza dare, l’altra prima o poi si sentirà raggirata e presa in giro. Quello che non deve succedere è proprio questo: chiedere una maggiore tolleranza senza voler dare nulla. Io, da cittadino italiano non sono disposto a farmi prendere in giro e, poiché il popolo islamico è ben lungi dall’essere definito mentalmente aperto, credo che in Italia per vedere altre moschee dovremmo aspettare qualche anno…

In conclusione mi lamento profondamente di come il crocifisso sia stato usato come simbolo della lotta politica anche in questo contesto. Al posto di mantenerlo un simbolo religioso dall’altro contenuto etico e morale e i cui insegnamenti tutti noi dovremmo imparare (atei o non atei), è stato usato come strumento di propaganda politica. Dal partito a me più vicino è persino giunta la richiesta di porre nella bandiera italiana un crocifisso. Questo per dire come il clima generale stia degenerando. E’ giusto, giustissimo difendere le proprie tradizioni e la propria cultura, ma farlo a scapito del buon senso non mi sembra affatto una buona soluzione!Facciamo una cosa: il crocifisso lasciamolo lì dove sta da 2000 anni, e utilizziamo altre argomentazioni per le nostre giustissime idee!





Doppi Fini

24 11 2009

Avevo già scritto un post in onore di Fini e del suo repentino cambiamento d’idee, sottolineando il passato non troppo recente del nostro Presidente della Camera che, inevitabilmente, cozzava con le sue affermazioni attuali. Ma poiché insiste, credo che sarò costretto a dedicargli un altro post. Nel precedente, diffidavo chiaramente di Gianfranco Fini, dimostrando come in altre occasioni si era dimostrato inaffidabile e ipotizzando alcuni scenari che l’avrebbero potuto coivolgere e che avrebbero giustificato il suo comportamento. Ora però a me sembra che egli esageri. Pur considerando i suoi “comizi” e le sue dichiarazioni accettabili ed importanti sotto il punto di vista teorico, purtroppo non siamo abituati a sentircele dire da un politico. Tanto meno da una persona che fino a qualche anno fa dimostrava di avere idee ben diverse. E’ anche vero che nella vita le persone cambiano e mutano le proprie idee. Un famoso detto dice che “solo gli scemi non cambiano idea”. Non so quanto sia vero, quel che è certo è che si può pensare che una persona cambi. Ma di sicuro mi dispiacerebbe che gli italiani venissero presi nuovamente in giro dopo anni di raggiri e disonestà in ambito politico.

Che Fini parli con i ragazzi stranieri, è di certo una bella iniziativa. Lo sarebbe di più se non lo facesse per propaganda, ma noi questo non lo sappiamo. Non posso però accettare che un Presidente della Camera cerchi di ringiovanire dal punto di vista del linguaggio mettendosi sullo stesso piano dei ragazzini usando i loro stessi termini (termini tra l’altro superficiali) per definire un comportamento ed un’ideologia (il razzismo) che invece meriterebbe un approfondimento ed una discussione maggiore. Un ideologia come quella razzista (perché di questo si tratta: un’ideolgia che poi si perpetra attraverso un comportamento che è la discriminazione, di solito) non può essere liquidata definendo “stronzi” i razzisti. Per quanta ragione possa avere!Altrimenti rischia di lanciare il messaggio opposto a quello che avrebbe desiderato, e cioè che lo fa per raccogliere consensi, per preparare la successione al Premier e fare unabella figura come politico. In una parola: propaganda. Se i suoi nuovi ideali fossero veri e non fosse tutta una messinscena, mi complimento con lui, ma non avendone la certezza (ma solo una miriade di dubbi) cerco di prendere le distanze visto la poca chiarezza in merito a questa sua conversione.

Entrando nel merito, devo dire che dissento dalle sue idee. Tranne certe affermazioni più di circostanza che di sostanza, con le quali mi trova d’accordo, ritengo che questo eccessivo lassismo nei confronti dell’immigrazione, dal mio punto di vista, non è positivo. Non perché sia razzista o altro, ma semplicemente perché io alla cittadinanza italiana dò ancora un valore. Un valore che non è circoscritto alla fattezze fisiche, ma che è circoscritto ad un sentimento nazionale. Visto che vivamo in epoca di globalizzazione, è illusorio pensare che in futuro la popolazione italiana sia composta da maschi e femmine di razza caucasica. E’ anzi più probabile il contrario. Tuttavia, poiché per formare un sentimento nazionale ci vuole del tempo e della convinzione, abbassare il limite per la concessione della cittadinanza non lo trovo molto azzeccato. Fermo restando che i figli di immigrati che nascono in territorio italiano assorbono maggiormente la nostra cultura, c’è bisogno comunque di un pò di prudenza. Una prudenza suggerita da due fattori principali: innanzitutto il lasso temporale di 10 anni (quello attuale) mi pare consono a formare una cultura occidentale e un sentimento nazionale. Il secondo fattore riguarda la valutazione di questo sentimento. Valutazione che può essere fatta interrogando il richiedente sulla cultura italiana, sulle leggi che regolano la convivenza nel nostro Territorio, sulla nostra storia, e sulla nostra identità. Io credo che la nazionalità sia ancora un valore che ciascuno di noi dovrebbe sentirsi dentro o che dovrebbe rinunciare. Si tratta, a mio modo di vedere, di un’affermazione di appartenenza, nella cultura e nei principi. Svendere in tal modo la cittadinanza italiana significa voler far del male al Paese e non fare alcun passo verso l’integrazione.