Patrizia D’Addario e il possibile complotto: due scenari possibili

8 02 2010

La scorsa settimana Panorama ha pubblicato una notizia che avrebbe dell’incredibile se venisse confermata: il caso Berlusconi-Patrizia D’Addario sarebbe stato montato ad arte per incastrare Berlusconi. In particolare, Panorama parla di un conto bancario sul quale è transitato un milione di Euro e che è presumibilmente riferibile proprio a Patrizia D’Addario per il ruolo recitato in questi mesi. Panorama parla altresì di un fascicolo aperto dalla Procura di Bari proprio per complotto ai danni del Presidente del Consiglio. A seguito di queste rivelazioni, la Procura di Bari ha seccamente smentito l’esistenza di un qualsiasi fascicolo inerente alla liason Berlusconi-D’Addario (e non poteva fare altrimenti, visto che è la prassi). Attorno alla D’Addario, Panorama inserisce un corollario di giornalisti e non solo che sarebbero altrettanto coinvolti in questa faccenda e che potrebbero essere iscritti in futuro nel registro degli indagati. Insomma, dall’articolo di Panorama si evincerebbe un vero e proprio complotto ordito ai danni di Berlusconi per sminuire la sua figura e per chiederne a gran voce le dimissioni.

Io non so se tutto ciò sia vero oppure no, e come me non lo sa nessuno. Io però faccio due ipotetici ragionamenti che sono entrambi molto gravi per ciò che hanno creato all’interno del nostro Stato:
a)Può accadere che ci sia l’inchiesta ma che essa non porti a nulla. Il milione di Euro quindi non esisterebbe, e qualche magistrato si muove su indicazione di qualche politico.La D’Addario ha creato tutto questo non per un complotto ma per ritorsioni personali, e dunque tutto rimane come prima: Berlusconi è andato a letto con questa prostituta (e non ci vedo nulla di male), ed è stato massacrato ben più di Marrazzo il quale oltre ad esser stato ricattato ha pure sniffato cocaina. Sulla vicenda Berlusconi si parla confusamente di tutto e di più (anche di cocaina) ma solo per avversione personale: non esiste presso alcuna Procura un fascicolo su qualche reato commesso da Berlusconi, visto che andare a prostitute non  ancora un reato (al massimo se ti trovano in strada ti danno una multa). Le persone che non amano (eufemismo) Berlusconi continueranno ad inventare particolari scottanti per sminuire la sua figura nonostante non abbiano fatti a supporto delle loro tesi (e vi assicuro che ne ho sentite di persone che hanno delirato sostenendo che anche a casa di Berlusconi ci fosse la bamba senza avere dati o fatti a supporto delle tesi, ma rimanendo convinti delle loro idee). Però questo ipotetico scenario presupporrebbe che c’è effettivamente una Magistratura asservita alla politica. Berlusconi lo dice da anni, ma tutti lo deridono asserendo che la Magistratura è indipendente e bla bla bla quando invece sembra proprio che una parte della Magistratura emetta avvisi di garanzia ad hoc, a destra e a sinistra. In questo caso, aprire un fascicolo ipotizzando un complotto che non esiste sa tanto di manovra politica scorretta che trova la Magistratura compiacente. Ecco allora che, come per magia, le parole del pazzo Berlusconi si avverano e che effettivamente la Magistratura tende ad essere politicizzata mandando a quel paese la tanto famosa e decantata indipendenza. Io dal mio punto di vista, sono convinto che la Magistratura Italiana (o almeno una parte di essa) non sia poi così indipendente come si vuol far credere, altrimenti non si spiegherebbero certi processi spot in corrispondenza delle elezioni che molto spesso si concludono con un nulla di fatto, così come non si spiegherebbero perché certi scheletri nell’armadio di Berlusconi siano venuti fuori anche a distanza di 15 anni solo quando Silvio entrò in politica. Si tratta di una serie di coincidenze che è difficile da spiegare, se non attraverso la coincidenza stessa. Purtroppo io alle coincidenze non credo e anzi ritengo che vengano ingiustamente utilizzate per oscurare il motivo principale per cui si agisce;

b)La seconda ipotesi è che questo complotto effettivamente esiste. Che la D’Addario ha ricevuto quel milione di Euro per incastrare il Premier, e che attorno a lei ci siano una serie di giornalisti (speriamo solo loro) che ci hanno guadagnato dall’indegno scoop. Questa terribile ipotesi farebbe sì che in Italia ci sia una mentalità per la quale l’avversario politico che è difficile da battere alle elezioni (si veda Berlusconi) si batte sotto le lenzuola. Con una prostituta, o con un transessuale. E’ successo con Berlusconi, è successo con Marrazzo e son convinto che succederà nuovamente, visto che la carne è debole e che è altamente possibile che i nostri politici abbiano questo vizietto. Nulla di male, visto che non si tratta di atti illeciti, ma molti giornalisti si basano sull’ignoranza diffusa e sul bigottismo italiano che vede di cattivo occhio un tradimento sessuale. Dunque per screditare questo o quell’altro politico influente, si fa ricorso al ricatto, alle foto osè, o alle registrazioni a Palazzo Grazioli, con l’unico obiettivo di battere l’avversario politico sulla carta stampata o sulle riviste patinate. Se questo è diventato il metodo principale di fare politica, Dio ne scampi!Difatti, questo sistema comporterebbe una sorta di ritorsione: Berlusconi è stato pizzicato a letto con una prostituta?Bene, allora vado alla ricerca dell’ennesimo politico di sinistra che va a trans, e faccio scoppiare un casino!Si genera dunque una spirale pericolosa che mira ad infangare e a screditare un politico a seconda dei propri vizietti. Questo meccanismo che sembra collaudato, riscuote successo perché buona parte del popolo italiano risulta essere bigotto e non vede di buon occhio una relazione extraconiugale. Pochi pensano che alla fine la vita privata di un politico sia affar suo e che se non c’è nulla di illecito è inutile andar a rispolverare vecchi scheletri nell’armadio!La pubblicazioni di simili rivelazioni è utile solo per gli elettori che credono che il politico di turno sia immacolato: è giusto portare a conoscenda il popolo della vita privata, ma pressare affinché si dimetta se non ha commesso nulla di illecito è certamente un comportamento poco serio. Dunque, quest’ipotesi configurerebbe una politica italiana marcia fino al midollo e che noi abitanti di questo mediocre Paese abbiamo incentivato attraverso la morbosa curiosità della vita privata di personaggi famosi. Il tutto, dovrebbe però prevedere una sorte di punizione morale per coloro che per mesi hanno mangiato su questo argomento: tutti quei giornalisti politicamente schierati che hanno visto lo scandalo prostitute come manna dal cielo per un attacco frontale a Berlusconi, dovrebbero per lo meno scusarsi se hanno fantasticato credendo nella buona fede di Patrizia D’Addario, e immaginando tetri scenari dove compariva cocaina e minorenni a go go. Ma poiché il lavoro del giornalista è di per sé opportunista, son davvero convinto che reali scuse non arriverebbero mai, e nemmeno il singolo pentimento. Il giornalista italiano (e dunque politicamente schierato) prima lancia la notiziona che fa tremare i palazzi, poi se ne discute per una settimana, e se risulta che il giornalista ha sbagliato, poco male al massimo si scuserà alla pagina 37 con carattere 7. Però nel frattempo ha messo in prima pagina con carattere 64 il titolone che ha permesso al suo giornale di vendere copie e di disinformare la popolazione. Questo è il duro lavoro del giornalista italiano!

In conclusione, non so francamente quale delle due terribili ipotesi sia auspicabile!E’ meno peggio avere una Magistratura dipendente dalla politica, o avere una politica malata che non si basa sul contraddittorio ma sullo sputtanamento?Io non riesco veramente a scegliere e mi auguro che nessuno di questi due scenari possa verificarsi. Ma quel che appare certo è che c’è una moralità in declino che deve essere, come minimo, corretta, ma soprattutto bisogna divulgare il messaggio che l’intromissione nella vita privata del politico è utile laddove si verifica un illecito che i suoi elettori devono conoscere. Finché noi italiani non cambieremo il nostro modo di fare e di concepire la politica, credo che continueremo a convivere con scandali che mineranno le fondamenta delle nostre istituzioni.





Perchè la tragedia di Favara non mi ispira alcuna pietà

6 02 2010

La tragedia di Favare purtroppo non riesce a commuovermi. Non perché io sia una persona cinica che si fa beffe del dolore altrui, e nemmeno perché non riesco a percepire il dolore a cui è sottoposta quella famiglia che nel crollo della propria abitazione ha perso due figlie. Non riesco a commuovermi, semplicemente perché vedendo il paese quella era una tragedia annunciata e che nessuno è riuscito ad evitare. Classe politica e società assieme. Quando un intero paese vive su case che sono a rischio di crollo, costruendo abusivamente anche due o tre piani, poi non ci si può sorprendere se a qualcuno crolla il tetto in testa!La parata di vescovi, politici, e i titoloni dei giornali e dei telegiornali sono pressoché inutili, visto che non riescono neppure ad un momento a commuovermi. Io non riesco a piangere o a disperarmi quando sono di fronte ad una tragedia annunciata, e dunque penso che chi è causa del suo mal deve semplicemente piangere sé stesso!Ecco perché per moltissime tragedie che avvengono nel Meridione io non mi commuovo affatto!Molte disgrazie infatti avvengono perché l’uomo le attira a sé!Quello che è accaduto a settembre a Messina è un esempio di ciò che affermo: se le persone non avessero costruito abusivamente in zone pericolose, ecco che tutto questo caos non sarebbe venuto fuori!Lo stesso si può dire per certe famiglie dell’Abruzzo che vivevano in zone assolutamente sconsigliate visto che erano ad alto rischio sismico (anche se in quel caso c’è stata una complicità da parte della politica, e dunque la situazione è leggermente diversa).

Quel che voglio trasmettere, attraverso questo articolo, è il messaggio d’inutilità di piangere delle morti che erano prevedibili, perché un conto è se la sfiga ti bussa alla porta, ma un altro discorso è se tu a tutti i costi cerchi di attirare la sfiga!Nel momento in cui una persona, attraverso le proprie azioni, mette in pericolo sé stesso o la propria famiglia, non riesce in alcun modo a farmi pena. Nemmeno se gli crolla un tetto in testa!D’altronde cosa puoi aspettarti se in un certo posto le case nascono come funghi dall’oggi al domani senza un solo permesso ad edificare?Prima o poi le azioni dettate dalla furbizia in qualche modo si pagano, e talvolta le si pagano con la morte. Dunque, è inutile fare i furbi e poi versare un fiume di lacrime perchè la tua casa è crollata da un momento all’altro (chiaro, se è costruita sopra ad una faglia e magari è abusiva come fai a non aspettarti che crolli?), o invocare l’assenza dello Stato in perfetto stile partenopeo! Che c’entra lo Stato?I meridionali quando vengono intervistati parlano sempre di “assenza dello Stato” ma forse non si rendono conto che i fautori delle loro disgrazie, sono essi stessi, non lo Stato!Certo, lo Stato talvolta è complice, ma chi è che decide di costruire abusivamente?Chi, nel corso degli anni ha creato una mentalità di anarchia pure e di mancato rispetto delle leggi e dei regolamenti (che se esistono ci sarà pure un motivo…)?

E’francamente incomprensibile perché mai ci dovremmo emozionare e scandalizzare quando ci troviamo di fronte ad una delle tante tragedie annunciate e per le quali nessuno mai si muove; o meglio si muovono ma poi se ne vanno lasciando i lavori a metà!Quante cattedrali nel deserto esistono nel Sud Italia?Quante strutture di tipo ambientale esistono che non sono mai state portate a termine?Proprio ieri sera Le Iene hanno mostrato come a Castellamare di Stabia (teatro di una celebre disgrazia annunciata nel 1998) i lavori per l’incanalmento dell’acqua che scende dai monti siano stati lasciati a metà. Per la serie: sono morte 180 persone ma ancora non hanno capito cosa è necessario che facciano!E di esempi così nella realtà se ne possono trovare a volontà, perché quello che crea il problema è la mentalità che viene adottata: una mentalità di breve termine che si disinteressa di cosa può accadere nel lungo termine, ma che considera come prioritario il benessere attuale. Dunque, per stare bene con sé stessi, inizialmente si appaltano i lavori, giusto per sentirsi bene con la propria coscienza, e poi tanto non vengono completati perché nell’arco di due tre anni il ricordo già comincia a sbiadire e la pressione dello Stato sul singolo ente locale interessato va diminuendo, dunque pochi si accorgeranno immediatamente dello stato di abbandono dei lavori!Se la mentalità è questa, allora io non son disposto a piangere delle morti inutili; fatelo voi, se volete, ma io non son disposto a comportarmi ipocritamente disperandomi o dispiacendomi quando so perfettamente che se una disgrazia è accaduta, molto spesso le persone se la sono cercata. Difatti, quando l’uomo gioca a braccio di ferro con la Natura, 99 volte su 100 perde. Ci sarà un motivo?Perché come ho detto in occasione della tragedia di Messina (http://spazioalmaso.wordpress.com/2009/10/05/meglio-non-sfidare-le-leggi-della-natura/), è sempre meglio non sfidare la Natura, perché sappiamo perfettamente cosa può accaderci!Molte persone nel passato ci hanno provato e ci hanno rimesso la famiglia, la casa o gli affetti; perché perseverare?

Inoltre, non tiriamo fuori sempre la politica come un capro espiatorio!E’ vero talvolta la politica è corrotta e collusa con organizzazioni criminali (per il semplice motivo che la politica è lo specchio della società, come potete vedere qui:  http://spazioalmaso.wordpress.com/?s=specchio+societ%C3%A0), ma le decisioni le prendiamo noi nella nostra vita. A noi spetta controllare se un amministratore fa bene o fa male il proprio lavoro; a noi spetta controllare che vi siano tutti i documenti necessari per edificare una casa; a noi spetta controllare se il terreno ove giace la nostra abitazione è stabile e non franoso!Se noi non attuiamo questi semplici comportamenti, alla fine ci rendiamo complici di coloro che combinano le furbate, e dunque dal mio punto di vista c’è poco da disperarsi quando si è co-responsabili di una tragedia!Queste persone la tragedia l’hanno costruita più che subita!Pertanto Favara diventa solo un pretesto per un ragionamento più ampio sull’abusivismo edilizio che impazza soprattutto nel Meridione. Ne ho parlato altre volte di questo argomento, attribuendo la colpa sempre al medesimo soggetto: ovvero la mentalità meridionale, che spinge le persone ad interpretare liberamente il contenuto delle norme e delle leggi, disinteressandosi totalmente di quelli che potrebbero essere i pericoli per la loro incolumità. Ci sarà un motivo se al Nord (che è comunque soggetto a frane, a maltempo, terremoti, esondazioni) chi muore tragicamente sono persone alle quali la sfiga ha bussato alla porta, mentre al Meridione sono gli abitanti stessi ad andar a bussare la porta alla sfiga?Non nascondiamoci: non siamo poi tutti uguali come ci vogliono far credere. Per lo meno dal punto di vista della mentalità fra Nord e Sud c’è un divario enorme ed incolmabile che rende le due macroregioni italiane completamente diverse fra loro (sebbene poi si verifica che una parte del Nord sia stata “contagiata” dalla superficiale mentalità meridionale). Dunque non nascondiamoci dietro ad un dito, riconosciamo le differenze, ed impegniamoci per condannare in toto l’errato modo di fare meridionale affinché queste tragedie annunciate non abbiano più luogo. Se poi vorrete piangere, fatelo pure, ma io ormai ho deciso di tenermi le lacrime per momenti più importanti e per tragedie che richiedono maggiormente la mia attenzione!





Di Pietro e i suoi fantasmi (boomerang)

4 02 2010

Non passa giorno senza che l’esponente più illustre del partito dell’Italia dei Valori blateri contro qualcosa o qualcuno. Per quanto le sue idee siano fondamentalmente giuste quello che un poì infastidisce gli italiani è il linguaggio che Tonino usa. Sappiamo tutti benissimo che quest’uomo non è certo uscito dall’Accademia della Crusca: utilizza un linguaggio che è un miscuglio fra espressioni dialettali, modi di dire ed espressioni ricorrenti. Tutto il contrario, cioè, dell’archetipo del politico: pacato, che utilizza termini raffinati che magari nemmeno conosce, capace di mantenere la calma e non eccedendo mai nella foga di voler dimostrare la correttezza delle proprie idee. Forse proprio per questo modo di fare che risulta vicino alla gente, nonché grazie alle battaglie giudiziarie che ha condotto, viene visto benevolmente dalla popolazione che negli ultimi due anni l’ha premiato in maniera crescente con un buon manipolo di voti che gli permette di contare nel Parlamento. E così il suo partito ha preso il volo, e lui pure. Si accanisce come non mai sui soliti argomenti per i quali si contraddistingue: la giustizia e la moralità dei parlamentari. Questo suo giustizialismo (esatto nei principi, ma portato da lui stesso all’esasperazione), ha contraddistinto il suo partito che, fino a prossime primarie, è stato finora un “partito personale”. Lui decideva il profilo da tenere, lui amministrava le entrate, lui decideva i candidati e via dicendo. Ora che il suo partito ha preso il volo, componenti dell’idv stanno cercando di mettere un freno a Di Pietro e così l’hanno “costretto” ad un’elezione del segretario che potrebbe anche non essere lui.

Ma a forza di dire e ridire le solite cose, a forza di comportarsi da bastian contrario e a mettere i bastoni fra le ruote verso uno svolgimento democratico dell’attività di Governo, chissà che Di Pietro possa anche perdere l’appoggio popolare. Difatti, leggendo i giornali, alla voce Tonino vengono (chissà perché) associate le solite parole: piduista e fascista. Non importa se è il caso di usare questi termini, tanto vanno bene per tutte le stagioni. Così, Tonino nel tentativo di accumulare maggiori consensi, continua a gridare “al lupo al lupo”, grida al complotto che non c’è, e inventa fantasmi che vede solo lui. Si è talmente accalorato che ormai ha pronte dalla tasca le solite frasi fatte. Un esempio l’abbiamo avuto l’altro giorno, quando ad una domanda di un giornalista del Tg1, col suo solito aplomb che lo contraddistingue, Di Pietro ha risposto che quelli che gli venivano rivolte erano frasi del c…o e che la colpa risiedeva in Minzolini. Ah si, il buon vecchio caro Minzolini!Uno dei bersagli preferiti (dopo Berlusconi) di Di Pietro. Ogni tanto (quasi non lo ricordavo) dalla tasca si gioca la carta Minzolini, parlando di mala informazione, di un Tg1 servo del padrone, di una rete RAI asservita alla politica, senza ricordarsi che in realtà tutta la rete nazionale è asservita alla politica (di destra come di sinistra), e che il programma che maggiormente preferisce è solo uno dei tanti programmi della RAI schierati politicamente. Forse si dimentica anche di avere una terza rete RAI completamente di parte, che impedisce (al pari di tutte le trasmissioni schierate) di fornire alla popolazione italiana una sana e corretta informazione. Ma a causa di queste amnesie, forse Di Pietro non comprende che Minzolini non è altro che un uomo come me e lui, e che come tutti gli uomini che si rispettino, anch’egli avrà delle determinate idee politiche. Ma il servizio pubblico non serve forse a dare voce alle varie persone che la pensano in maniera tra loro differente?Ecco cosa ci sta a fare Minzolini in RAI!Minzolini è in RAI per lo stesso motivo per cui sono in RAI Santoro e Travaglio, Fazio, Dandini, i giornalisti di RAI Tre e via dicendo. Tutta gente che esprime idee politiche che non sono concilianti né con il Premier né con l’attuale Governo o il centro destra. Ma se allora, per difendere la pluralità dell’informazione, accettiamo la presenza di una schiera di giornalisti “di sinistra”, perché mai non dovremmo accettare la contro-presenza di giornalisti “di destra”. In questo mosaico fatto di televisioni e politica che si mischiano, Minzolini ha il proprio ruolo e la propria giustificazione. Caro Tonino, a che serve inveire contro il malcapitato giornalista rimproverandogli di avere come capo Minzolini?

Forse la spiegazione va ricercata nello stato di stress e incazzatura nella quale versa Tonino in seguito all’apparizione sul Corriere della Sera di alcune foto che lo ritraggono nel lontano 1992 in compagnia di Bruno Contrada e altri agenti segreti statunitensi. Bruno Contrada sarà arrestato nove giorni dopo. Di Pietro un po’ chiosa e un poì ci scherza su, ma una versione dei fatti limpida non riesce a fornirla, ma si discolpa asserendo di non sapere nulla. Io non vorrei che Di Pietro si trovasse nella scomoda situazione di essere incolpato di qualcosa che non si è verificato, perché allora vorrebbe dire che la politica è continuamente sotto intimidazione e sotto ricatto da parte di chi non la pensa come te!E non so nemmeno se sia più grave accusare una persona di frequentare minorenni, o di essere al soldo dei servizi segreti stranieri, ma quel che so è che finalmente Di Pietro sta capendo cosa hanno passato molte persone prima di lui che sono state accusate di qualche falsità qualsiasi e che lui stesso ha attaccato. La stessa vicenda Berlusconi è di per sé molto simile a quella di Di Pietro: c’è un giornale politicamente schierato che accetta di pubblicare degli scoop (o finti tali) sul Presidente del Consiglio, però se il Premier parla di complotto allora lo si deride e lo si canzona, invece se è Di Pietro ad accorgersi che qualcosa nella società non funziona, allora tendiamo a dare maggiore importanza alle sue parole, non capendo che alla fine le situazioni sono le stesse.

Difatti, il pensiero dominante è di sconfiggere il proprio nemico sulla carta stampata e sulle riviste patinate, piuttosto che sul campo e di fronte agli Italiani. L’unico modo per sconfiggere questo modus operandi della politica (e non solo) italiana, riguarda i cittadini, i quali in assenza di giustificati motivi non devono trattare una notizia da gossip come una notizia di elevata rilevanza politica. Così, se Berlusconi è andato a prostitute, può interessare quella parte puritana di elettori che meritano di sapere che il Premier non è certo uno stinco di Santo, ma nulla più. Laddove non c’è rilevanza penale, un comportamento amorale va giudicato personalmente senza però arrogarsi il diritto di credere che la propria idea debba essere quella dominante. Che Di pietro abbia cenato con Contrada potrebbe essere gravissimo o inutile a seconda di come viene contestualizzato il fatto e a seconda di quale sia la verità; ma se non c’è nulla di illecito sotto, io credo che il cittadino italiano medio debba smettere di dare ascolto alle notizie gossipare da pochi soldi che gettano fango oggi su uno e domani su un altro soggetto politico. Io auspico veramente che Di Pietro possa rendersi conto di come una persona si sente quando viene accusata di un’inezia, e che questo lo faccia riflettere sul comportamento che egli ha adottato sinora. Inoltre, si renda conto Di pietro, e con esso anche la popolazione italiana, che ci sono delle persone disposte a riesumare gli scheletri nell’armadio (anche risalenti a decenni fa) per gettare fango su una persona che magari si rivela difficile da battere alle urne. Proprio su questo argomento, il Pd oggi si è domandato come mai a distanza di 18 anni vengano pubblicate queste foto. Già, a distanza di 18 anni….Se pensiamo che Berlusconi è stato incriminato per fatti risalenti anche alla fine degli anni Settanta solo quando è entrato in politica (1992 se non vado errato), capiamo perfettamente che chi vuole screditare una persona è disposta anche ad andare a ritroso nel tempo fino a trovare qualcosa di più o meno imbarazzante. E poi si sa, una foto o una registrazione può assumere un significato molteplice a seconda di come viene contestualizzata. Il mio intento in questo articolo era quello di fare dei parallellismi fra ciò che è accaduto a Di Pietro e ciò che è accaduto a Berlusconi, perché sono fermamente convinto che in Italia ci sia sempre qualcuno che ti si opporrà, siano essi i Magistrati, o qualche giornalista senza scrupoli pronto a pubblicare delle foto. Quindi, caro Tonino, prima di parlare di piduismo, fascismo, attaccare Minzolini o Berlusconi, prova per una volta a pensare a questa tua piccola dissaventura, e a come ci si sente quando si fanno illazioni su un episodio che da irrilevante è stato fatto passare a fondamentale e molto grave!La nostra politica italiana ha esasperato eccessivamente i toni, e noi abitanti di questa Penisola cieci a causa della nostra becera ideologia, non ci siamo accorti che le registrazioni della D’Addario & Co. erano una sineddoche: ovvero erano tasselli di un mosaico ben più grande che coivolgeva la politica italiana in generale dalla destra alla sinistra e che aveva come obiettivo primario lo screditamento di una persona influente e potente. Lo si è visto anche con Marrazzo sebbene il caso fosse più grave della vicenda escort e sebbene sia stata data una rilevanza notevolmente minore. E io temo che continueremo ad assistere a nuove rivelazioni circa i vizi dei politici. Ora sta a noi capire cosa è veramente importante e grave e cosa invece è puro pettegolezzo ed è bene cestinare, anche se conoscendo il popolo italiano, non riesco ad essere così fiducioso che questo processo possa avvenire serenamente e con un’obiettività di giudizio che il nostro popolo, ahimè, non ha mai avuto!





Scappati con la cassa

29 01 2010

Vorrei concentrare oggi l’attenzione su un innocuo programma televisivo che, invece, a mio avviso trasmette un messaggio negativamente importante. Verso metà giugno, in pieno periodo esami ho guardato le tre repliche del sottoprogramma delle “Iene” “Scappati con la cassa”. Avevo da tempo visto la réclame pubblicitaria e finalmente sono riuscito a vedere tre puntate che si preannunciavano interessanti. Infatti, queste storie di furti, inganni e raggiri mi hanno sempre affascinato, sicché ero sicuro di apprezzare il programma.

Scappati con la cassa prevede la conduzione da parte di Sabrina Nobile, a sua volta “Iena” coadiuvata da tre Iene che operano sul campo: Luigi Pelazza, Giorgio Golia e Matteo Viviani hanno il compito di rintracciare coloro che, dopo aver rubato milioni di euro ad amici, parenti e conoscenti, sono scappati. L’obiettivo finale del programma è riuscire a portare il colpevole in studio in modo che abbia la possibilità di guardare in faccia coloro che ha truffato e chiedere loro scusa. L’Italia è piena di storie simili, di truffe e raggiri, sicché in alcuni casi quando la posta in gioco è elevata può essere interessante addirittura fare un programma che ruoti attorno ad un singolo evento. La prima puntata riguarda Vincenzo Canese, un commercialista di La Spezia che fingeva di versare le tasse ed i contributi dei loro clienti mentre invece li intascava. Ci riusciva attraverso documenti falsi, timbri falsi e funzionari corrotti. Così che i commercianti non solo hanno perso il denaro, ma sono pure risultati evasori totali al Fisco. Molti di loro hanno dovuto chiudere l’attività, molti si sono ammalati fisicamente, altri sono finiti in bancarotto. Giulio Golia, con un filmato dei commercianti di La Spezia va alla ricerca di Vincenzo Canese, molto noto nella pagine di cronaca locale di La Spezia. Lo trova dopo alcuni problemi al confine svizzero, ma non riesce a parlarci, né a portarlo in trasmissione, ma addirittura viene allontanato dalla polizia locale.

La seconda puntata riguarda Gianluca Merchiori, ex dirigente di spicco del partito comunista di Ferrara. Merchiori iniziò per diletto ad investire del denaro proprio in banca, ottenendo buone vincite. Così che il passa parola portò anche gli amici a fidarsi di lui e a consegnarli ingenti cifre di denaro. Non si sa bene che fine abbiano fatto i soldi di Merchiori, perché o se li è intascati oppure li ha investiti e poi persi. Fatto sta che dopo aver garantito qualche mese di interesse, Merchiori scappa, adducendo scuse inverosimili, fino a far credere di essere a Boston per curare sua moglie da un tumore maligno. Invece era in Austria, a casa della sua vera moglie, dove forse si godeva il bottino. La puntata è stata interessante proprio per l’individuo in questione: un dirigente comunista anticapitalista che si intasca i soldi dei propri amici è alquanto inverosimile. Invece è accaduto, e molti suoi amici si sono rovinati o ammalati di salute. Nemmeno in questo caso Merchiori si presenta in trasmissione, ma anzi Viviani viene allontanato dalla polizia austriaca.

Il terzo episodio riguarda Alberto Soliani che è fuggito a Bogotà, in Colombia con oltre un milione di euro di bottino. Soliani si faceva dare i soldi dai propri amici promettendo altri interessi, senza invece dare proprio nulla. O meglio: lo schema classico della truffa consisterebbe nel consegnare sottoforma di interesse il denaro che altri soggetti affidano all’intermediario finanziario, e tenersi il resto per fare la bella vita. Un pò lo schema di Maddoff. Fatto sta che Luigi Pelazza lo scova in Colombia e riesce a riportarlo in Italia in trasmissione visto che il protagonista della truffa scappando aveva sputtanato la propria famiglia e suo figlio!Chiede scusa ma dice di non aver denaro da restituire e, ovviamente, gli ex amici contenti certamente non sono.

Dopo questo riepilogo ho ragionato sul perché dei registi possono essere interessati a fare un programma simile, ovvero andare quasi a riscuotere del denaro o comunque scovare certe persone truffaldine. In teoria questo compito spetta alla magistratura e alla polizia che, evidentemente, non riescono a farlo al meglio. Se una troupe di Italia uno riesce a scovare in giro per il mondo tre persone, vuoi che la polizia con i mezzi a propria disposizione non riesca a fare altrettanto?La realtà è che le persone hanno completamente perso la fiducia che avevano nei confronti di giudici e poliziotti. Troppo lente le sentenze di condanna, e quasi sempre chi truffa nemmeno finisce in carcere. Basta poi spendere il denaro rubato che i truffati non otterranno mai nulla. Il sistema dunque risulta lacunoso, e se ti rivolgi alla polizia….c’è da pregare il Signore! Scappati con la cassa non è l’unica trasmissione che aiuta le persone a mettersi in contatto coi propri truffatori, visto che le Iene stesse e Striscia la Notizia da anni scovano truffe più o meno grandi e corrono dietro agli impostori. In alcuni casi gli inviati dei due programmi sono riusciti a farsi dare indietro i soldi dai truffatori, e questo non è certo un risultato da poco. Così la gente (a ragione) si rivolge non più alla Magistratura ma a questo o a quell altro programma televisivo se è rimasta vittima di un raggiro!E questo, a mio avviso dovrebbe far riflettere l’intera società italiana, perché i compiti della polizia o della magistratura non possono essere coperti e sostituiti con maggiore efficacia ed efficienza da semplici programmi televisivi!Il fatto che invece ciò avviene è sintomo di enorme preoccupazione a mio avviso, perchè vuol dire che la popolazione ha perso ogni barlume di fiducia nelle istituzioni e nei compiti di codeste istituzioni!





La mia contro-Giornata della Memoria

27 01 2010

Nella Giornata della Memoria, del Ricordo, io e altre poche persone ci apprestiamo realmente a ricordare. Non di certo le Istituzioni, gli Enti Nazionali ed Internazionali che fondarono questa giornata e che ogni anno la celebrano. Questo perché a mio avviso c’è dell’ipocrisia nella celebrazione della Giornata della Memoria: una giornata utile a ricordare solo certe vittime delle dittature, relegando in seconda posizione tutti gli altri, che di per sé, numericamente parlando, sono ben più elevati degli ebrei. Nulla da dire in merito all’Olocausto e alla morte di 6 milioni di Ebrei, donne, bambini, anziani e adulti sradicati dalle loro vite e portati a morire in campi di concentramento. Ma cosa diciamo degli innumerevoli morti fatti da questo o quell altro regime?Basti pensare ai morti italiani nelle Foibe, ad esempio, oppure ai morti tuttora esistenti in Cina all’epoca di Mao e dei suoi compagni, e perché non parlare di ciò che è avvenuto e tuttora avviene in Corea del Nord dove i campi di concentramento funzionano ancora?In Cambogia poi, sappiamo tutti cosa è accaduto, e nondimeno nelle Repubbliche Sovietiche.

L’URSS per l’appunto vuole essere l’argomento della mia contro giornata della Memoria, una giornata veramente del ricordo, che non sia né falsa né ipocrita, ma sentita e non dovuta!Ad esempio sappiamo tutti cosa è riuscito a combinare Stalin quando era al potere, visto che nel 1957 Kruscev denunciò i suoi crimini. Eppure io son convinto che i libri di storia ancora non ce la raccontino giusta, ancora tralascino dei particolari piuttosto importanti, dediti piuttosto alla celebrazione dei vincitori della Seconda Guerra Mondiale. Che dire delle 690.000 vittime del Grande Terrore di Stalin?E i campi di concentramento creati da Lenin e poi da Stalin in Siberia e nelle altre regioni dell’URSS?Forse tali crimini sono passati sotto traccia solo perché furono compiuti in maniera subdola, forse perché veri campi di concentramento non esistevano, ma esistevano campi di lavoro forzati e prigioni dove i prigionieri venivano torturati. Forse perché i milioni di morti fra contadini e kulak a causa delle carestie provocate dai sovietici vengono viste più come fenomeni naturali che vere volontà dell’intellighenzia sovietica. Invece i 5 milioni di contadini russi morti tra il 1921 e il 1923 non sono affatto casuali, visto che i raccolti vennero sequestrati dai dirigenti russi che avevano previsto il 30% di raccolto in più!E i centomila tedeschi del Volga (su 450.000 abitanti) uccisi per le stesse ragioni? E la grande carestia di Mao connessa al grande balzo in avanti?La carestia ucraina del 1932-1933 organizzata per sterminare un’élite sociale che i sovietici non tolleravano?Il punto è che in Russia si è combattuta una guerra razzista ma soprattutto di classe volta all’annientamento dei kulak.Tutto ciò è ancora più grave se pensiamo che il comunismo di per sé si prefigge un obiettivo “umanitario”, volto al riscatto del proletariato nei confronti delle altre classi sociali. Sembra che il comunismo sia a sostegno della popolazione più povera e disagiata, ma ne siamo davvero convinti?Come si possono dire queste cose se poi, come abbiamo visto, i sovietici hanno sterinato milioni di contadini attraverso la carestia?Nelle repubbliche dell’Urss la maggior parte della popolazione era per l’appunto contadina, e così povera da costituire il proletariato (di diritto). Ma allora perché i sovietici hanno sterminato coloro per i quali dicevano di combattere?Se i contadini erano la classe più povera, perché li hanno deportati, sterminati, portati alla fame?La differenza che gli autori del “Libro nero del comunismo europeo” ravvisano tra i fascismi europei e il comunismo sta semplicemente nel carattere subdolo delle dottrine sovietiche. Mentre i nazisti predicavano una dottrina e la applicavano di fronte ai civili, per renderli coscienti di ciò che i gerarchi volevano, i comunisti preferivano farlo di nascosto e non pubblicamente. I nazisti bruciavano in piazza i libri indesiderati, mentre i comunisti li nascondevano, li oscuravano alla popolazione!Il comunismo ha sempre vissuto di questi sotterfugi, di questi piccoli e ignobili escamotages, di nascondere documenti, oggetti e anche le persone. Milioni sono le famiglie che non hanno più conosciuto la sorte di un marito, di un padre, o di un figlio!Perché alla fine, il comunismo non è molto differente dagli altri totalitarismi europei!Anch’esso, sebbene spesso venga elogiato, ha un’ideologia di morte alla base volta alla sparizione di coloro che al regime si oppongono, anch’esso impedisce all’uomo di ragionare con la propria testa, preferendo mettere il partito al di sopra di tutto!I dirigenti comunisti dovevano totale obbedienza al partito prima che alle persone e dovevano completamente uniformarsi alla linea tenuta dal partito, pena l’esclusione e addirittura la purga. In Russia, la purga era uno strumento usato frequentemente: spesso si procedeva all’esclusione e all’annientamento di politici ritenuti “pericolosi” per il regime: talvolta li si ammazzava, li si deportava, ma se andava bene la persona perdeva il lavoro, la vita sociale ed era emarginato. Quando andava bene…D’altronde questa era la sorte per coloro che “tradivano” il regime: perdita dei diritti politici se non addirittura di quelli umani, perché al di sopra di tutto stava il partito Comunista che, se tradito, portava a conseguenze nefaste per il soggetto. Sia ben chiaro che la parola tradimento era tutta relativa, visto che si poteva tradire il partito non essendo abbastanza zelanti!!!

E dei campi di concentramento cosa vogliamo dire?Bè diciamo che nelle Regioni dell’URSS non si ammazzava con il gas come in Germania, ma che si sottoponevano i carcerati a torture fisiche e soprattutto psicologiche. Spesso gli internati non avevano commesso nulla, eppure i carcerieri volevano ottenere qualche nome di complice da loro. Per questo dunque lasciavano al freddo i detenuti, senza cibo, o con cibo troppo salato e senza acqua, con coperte bagnate (e Dio solo sa che freddo fa in quei paesi), oppure si spronavano i detenuti stessi a torturare altri detenuti per garantirsi l’immunità. Così, dopo aver subito essi stessi terribili torture psicologiche, essi passavano da torturati a torturatori, come nel carcere di Pitesti in Romania!Oppure si mutilavano le persone!In Bulgaria ad esempio, una donna (Mara Raceva) fu accusata di aver agevolato la fuga del dottore di cui era segretaria, pertanto le strapparono i seni, le unghie dei piedi, le ruppero le dita delle mani, le tagliarono le orecchie, lingua strappata e denti rotti, e la pelle sul ventre strappata per 15 cm. Alla fine la povera donna morì e il corpo fu riconsegnato ai familiari spiegando che la donna si era suicidata….Oppure sempre in Bulgaria un uomo fu privato della colonna vertebrale e costretto a passare oltre dieci anni a camminare a sulle mani. Quando uscì, passando vicino ad un ufficiale, l’ufficiale stesso gli tirò un calcio in bocca!In quei campi se ne videro di tutti i colori: dai preti torturati e mutilati, ai lavaggi di cervello, alle torture peggiori, e alle morti più cruente. Chi vi usciva spesso non tornava più in qua psicologicamente, e diventava pazzo. D’altronde il cinismo e la cattiveria degli ufficiali comunisti non si può trovare in molte altre persone!Nei nazisti?Ma se il comunismo stesso si è servito di ex gerarchi nazisti, che non furono processati ma utilizzati nella RDT per fare pressioni psicologiche agli oppositori e per torturarli nelle prigioni!Pochi lo sanno ma molti ex nazisti poi ebbero una brillante carriera nei ranghi comunisti dove applicarono la stessa cattiveria che applicavano nei lager. Quindi, come vedete ben poco cambia tra i due totalitarismi!Cambiano i modi di uccidere le persone, le violenze perpetrate, ma la sostanza rimane quella. Milioni e milioni di innocenti vittime perirono a causa del comunismo. E quel che è peggio, lo voglio ribadire, è che i comunisti cercarono sempre di nascondere la realtà!Chiamavano “democratiche” le repubbliche dell’URSS mentre esse erano assoggettate al potere di Mosca e non vi era nel paese alcuno sprazzo di democrazia, visto che parlavano solo gli uomini del regime. Si diceva di voler combattere la borghesia a favore del proletariato, quando invece fu proprio il proletariato ad essere colpito dai comunisti, mentre i dirigenti ingrossavano il proprio conto in banca, trasformandosi essi stessi in borghesi!

La Giornata della Memoria, non mi stancherò mai di ripeterlo, ai giorni nostri oltre ad essere falsa ed ipocritica non serve a nessuno: infatti il ricordo, se ben coltivato, dovrebbe aiutare le nuove generazioni a non commettere gli stessi errori dei propri avi. Invece oggi, in Corea del nord, in Cina e nei paesi africani tuttora si muore a causa di violente dittature che rinchiudono nei campi di concentramento la popolazione locale o minoranze di essa. in 60 anni la Giornata della Memoria, così strutturata, non è servita assolutamente a nulla!Per questo ho deciso di salvare la parte buona di questa idea e di far fruttare al meglio la Giornata della Memoria portando a conoscenza la gente ogni giorno della vita di tutti gli avvenimenti oscurati dai libri di scuola! Non ne ho mai fatto una questione di cifre: per me un Governo che è responsabile della morte di anche solo una persona è un pessimo governo. Non sono i 6 milioni di ebrei uccisi, o gli 80 milioni di morti del comunismo che mi interessano principalmente, ma l’onestà intellettuale e il desiderio di conoscenza!Riprendendo una frase del libro “Il libro nero del comunismo europeo” potrei dire che “è inaccettabile che, in nome di una memoria comunista, si cerchi di impedire un’analisi della storia del comunismo”. Il regime comunista non risulta vincitore nella storia perchè ha vinto la Seconda Guerra Mondiale, ma perché non è mai stato sconfitto da alcuna armata, ma solo dalla storia. Il declino dell’URSS è avvenuto gradualmente, così che i leader comunisti potessero salvare il salvabile, far sparire fascicoli interi e famiglie intere. La maggior parte dei responsabili delle morti del comunismo hanno terminato la propria vita circondati dalla famiglia e da un bel gruzzolo, magari ad età avanzata. Nessuno ha mai subito un processo in stile Norimberga, di modo che dalle pagine della Storia il comunismo ne uscisse “vincitore”.

Bisogna risvegliare le coscienze!Il “Libro nero del comunismo” prima, e il “Libro nero del Comunismo europeopoi hanno già cercato di farlo, ma il traguardo è ancora molto lontano, a causa dei soliti stereotipi che attribuiscono le morti di massa solo a certi regimi, e poi perché forze politiche tuttora esistenti, si rifiutano di fare del revisionismo!Io consiglio a tutti la lettura di questi due libri in quanto gli autori sono tutti ex dirigenti comunisti di paesi dell’Est o intellettuali in passato a favore dell’URSS o semplici appartenenti a ex partiti maoisti/leninisti. Non si tratta dunque di un libro revisionista di parte, ma un lavoro attento, cosciente e minuzioso nel quale si cerca di attribuire medesima dignità alle vittime di balordi totalitarismi!Tutto ciò lo dico per un solo motivo: se non si ricorda in maniera integrale la pazzia dell’uomo, si rischia di trasmettere alle successive generazioni un messaggio sbagliato e non si otterrà mai l’obiettivo prefissato. Se invece vogliamo porre fine, attraverso il ricordo, all’orrore scaturito dall’uomo nell’arco dei secoli, dobbiamo insegnare ai nostri figli che l’omicidio di massa non si è perpetrato attraverso una sola via: milioni di persone sono sparite (desaparecidos), altri milioni di uomini sono stati torturati, o uccisi attraverso il sistematico ricorso alla carestia. Insomma, ricordare la pazzia dell’uomo attraverso i campi di concentramento rischia di portare all’effetto opposto, come possiamo vedere già ai nostri giorni: la situazione della Corea del Nord, dove i cittadini muoiono come nulla fosse ci è quasi sconosciuta, e non ci rendiamo conto che un nuovo regime basato sui campi di concentramento e di sterminio esiste da anni nell’Estremo Oriente, nonostante l’uomo si sia prodigato nel demonizzare (giustamente) tale barbara pratica. Il perché invece esistano tali campi di concentramento è molto semplice e si può ricondurre all’ipocrisia di fondo che giace nella Giornata della Memoria. Una Giornata che vuol ricordare, ma  evita di ricordare tout court le vittime della pazzia umana, ottenendo così l’effetto opposto!Vorrei terminare questo lungo ma necessario intervento con una frase significativa del libro Il libro nero del comunismo europeo”:

“A ognuno di noi il compito di dare delle risposte che non siano esclusivamente storiche, ma civili ed etiche.E, nonostante il clima che presiede alla scomparsa del comunismo, così diverso da quello della fine del nazismo, i processi di giustizia, memoria e storia sono ormai avviati e seguiranno il loro corso, semplicemente perché nessuna società può vivere senza giustizia, senza memoria e senza storia. Perché, al contrario di quanto proclama fieramente il primo verso dell’Internazionale, non si può <<fare tabula rasa del passato>>”





Le importanti lezioni della storia che non sappiamo cogliere

22 01 2010

Quand’ero in seconda media, la mia professoressa di storia definì la propria materia con un’osservazione arguta ed interessante. Disse che la storia serviva per capire chi siamo (presente) e cosa possiamo fare (futuro). Una definizione che prendeva in esame tutte e tre le dimensioni temporali, e che faceva capire come i comportamenti e le azioni umane a volte sono prevedibili se solo l’uomo si degnasse di andar a vedere cosa è successo in passato. Così, seguendo questa indicazione, in terza media quando studia il nazionalsocialismo ed Hitler, mi domandai per quale motivo assurdo uno statista che aveva mezza Europa in mano era andato ad infangarsi in Russia, pur sapendo che un altro storico condottiero un secolo prima si era incagliato nella stessa landa desolata di nome Russia. Sia Napoleone che Hitler non sapevano che andare a combattere in Russia era rischioso, soprattutto se poi il popolo russo si ritirava verso est e se nel frattempo sopraggiungeva l’inverno cche portava freddo, difficoltà nei collegamenti e mancanza di provviste. Entrambi subirono una debacle ed entrambi gli eserciti furono decimati. Solo che nel 41 con Hitler c’erano i carroarmati, l’aviazione, e un sacco di altre belle invenzioni. Il progresso….Il progresso può aiutare l’uomo a vivere meglio o a vincere una guerra, ma se poi si utilizza tale progresso nei posti sbagliati, allora lì nessuno può aiutarti. Ed infatti, la parabola discendente del Terzo Reich è cominciata proprio in quella terra inospitale. Un disastro annunciato che si poteva prevedere se solo Hitler avesse letto un bel libro di storia al capitolo di Napoleone. Macchè aerei, o carroarmati, l’unico modo per evitare la debacle era leggere la storia e ricordarsi cosa successe neanche un secolo prima. Tutto qui.

Domenica 17 e lunedì 18 gennaio su Raiuno è andata in onda la fiction sullo scandalo della Banca Romana, fiction che ovviamente non ho visto. Tuttavia, visto che l’argomento mi interessava, l’ho approfondito e mi sono informato maggiormente.E cosa ho scoperto?Che lo scandalo del 1893 è un film già visto nei tempi recenti, e che forse è davvero esatto dire che alla fine l’uomo tende a comportarsi più o meno alla stessa maniera nel corso dei secoli. Facciamo un gioco: vi do delle parole e vediamo cosa vi viene in mente. Vi dico imprenditori arrivisti, banchieri senza scrupoli, e mercato edilizio in espansione. Di primo acchitto potrebbe sembrare l’inizio della crisi economica attuale, ma una cosa simile accadde nel 1893. In quegli anni la Banca Romana aveva una fortissima esposizione debitoria per aver finanziato in maniera indiscriminata il settore edilizio in crescita. L’allora governatore Tanlongo venne arrestato il 19 gennaio del 1893 per una serie di reati più o meno gravi. Praticamente, la Banca Romana era una delle sei banche che era stata autorizzata ad emettere carta moneta entro dei limiti, onde evitare un surplus di moneta e conseguente inflazione (strano pensarlo oggi che una sola banca stampa moneta per quasi trenta paesi!). Però, i forti debiti che aveva accumulato con i finanziamenti indiscriminati, e i grossi crediti inesigibili che aveva, portarono l’allora governatore ad emettere carta moneta ben oltre i limiti stabiliti dal Governo, a riciclare queste banconote in Sicilia, e ad emettere banconote con matrice doppia. Insomma, una serie di reati non indifferenti che nel lungo periodo causarono il fallimento della banca e un’inflazione elevata in tutto il Paese.

Ma lo scandalo vero e proprio ci fu perché oltre al tessuto imprenditoriale e a quello bancario, nella bufera ci finì pure la politica. L’allora Presidente del Consiglio, Giovanni Giolitti fu accusato di aver ricevuto denaro dagli immobiliaristi e da Tanlongo per coprire le malefatte. Malefatte che comunque vennero scoperte e furono oggetto di un’inchiesta durata un anno e mezzo e difficilmente portata in Parlamento. Infatti, poiché oltre a Giolitti era coinvolto pure l’ex premier Crispi, e altre persone, pochi erano disposti a portare a conoscenza di tutti questo scandalo che portò poi alle dimissioni di Giolitti stesso sotto le pressioni del Parlamento.
Alla fine la morale della storia fu sempre la stessa: venne creata una Banca Centrale Italiana, Giolitti si dimise ma ricoprì l’incarico di Presidente del Consiglio altre volte,  il presidente Tanlongo si fece qualche notte in carcere, due o tre persone si ammazzarono o vennero ammazzate perché sapevano troppo, e alla fine a rimetterci nel vero senso della parola fu il popolo che dovette sopportare un’inflazione elevata che aveva eroso i propri risparmi, ed una crisi economica. Giusto per completare il quadro nessuno fu rutenuto colpevole. Tutti colpevoli, uguale a nessun colpevole. Nessuno se non chi perse la vita, pagò per questo scandalo e tutti rimasero impuniti. Inoltre Tanlongo prima d’essere arrestato venne pure nominato senatore a vita da giolitti. Tutto molto italiano se dobbiamo dire la verità!Ed è per questo che mi sono ricollegato alla realtà, per almeno due motivi:
a) il primo è che l’analisi di questo scandalo dimostra come in 110 anni non siamo cambiati. Anche oggi chi combina le marachelle non viene punito ma ottiene un posto da qualche parte. Anche oggi esistono imprenditori arrivisti e banchieri senza scrupoli che addossano sul popolo le conseguenze dei propri errori. Coloro che oggi criticano fortemente la politica italiana ed il sistema politico, dovrebbero fare un salto nel passato per vedere che ieri come oggi i nostri difetti sono rimasti inalterati. Ciò non vale da giustificazione, ma da semplice constatazione.
b) che alla fine l’uomo commette sempre i medesimi errori, e che forse la crisi di quest anno poteva essere attenuata ricordandosi delle crisi precedenti ed evitando di sovrainvestire nel mercato immobiliare. D’altronde la storia ci rivela un’infinità di errori che prestando attenzione potremmo evitare. E forse ricordandoci ed applicando la definizione della storia data dalla mia professoressa, potremmo davvero pensare di cambiare in meglio e di non fare più gli errori che i nostri avi fecero a suo tempo!





Haiti: un paradiso dimenticato da Dio e dall’uomo e finito nell’oblio

15 01 2010

Come tutti noi sappiamo, Haiti è stata sconvolta martedì pomeriggio da uno sciamo sismico che ha devastato la capitale Port au Prince dall’alto dei 7.2 gradi della scala Richter della scossa più violenta. Fare il numero dei morti per ora è ridicolo, visto che potrebbero essere 100.000 o 500.000 come se nulla fosse. Inoltre, il mondo intero si è, giustamente, mobilitato al fine di rpestare aiuto e soccorso alla popolazione haitiana. Quella di questo articolo vuole essere una breve riflessione sulla condizione sfortunata di quest’isola e del suo popolo. Non mi dilungherò oltre per quanto riguarda le notizie di cronaca: sarebbe inutile e superfluo visto che tutti noi conosciamo la realtà e visto che i mezzi d’informazione ci informano già abbastanza bene.

Io vorrei riflettere sulla condizione del popolo haitiano che è una delle più miserabili. Mentre prima niente sapevamo di queste persone, ora col fatto che si ritrovano al centro del mondo, questo consente a qualcuno di rendersi conto della loro disastrosa situazione. Infatti, come tutti i popolo del Centro-Sud America, anche Haiti ha subito varie colonizzazioni. Prima i francesi e poi gli spagnoli che hanno introdotto nell’isola una borghesia di bianchi che si accaparrava le ricchezze del popolo nativo. Poi, Francia e Spagna sono pervenute ad un accordo, e si sono spartite l’intera isola: da una parte Haiti, dall’altra la Repubblica Dominicana. Ricordo che storicamente parlando Haiti ha anche un certo peso, visto che fu la prima isola nella quale sbarcò Cristoforo Colombo, chiamandola Hispaniola. Con la dominazione francese, i neri lavorano nelle piantagioni e vengono portati in Europa, mentre i bianchi europei godono del frutto del loro lavoro. Finché Toussaint Louvertur si mise a capo di una contestazione, riuscendo a sconfiggere i soldati francesi mandati da Napoleone e liberò il proprio popolo dalla schiavitù. Siamo nel 1804. Da quella data in poi Haiti non vivrà anni idilliaci ma, al contrario, anni di grandi tragedie, su tutti i fronti.

Prima di tutto quello politico, con le dittature haitiane: 33 golpe sono stati messi a segno e dittatori e presenti si sono succeduti molto rapidamente. La dittatura dei Duvalier è sicuramente quella più celebre e sanguinosa. Padre e figlio si avvicendarono come dittatori dell’isola per una cinquantina d’anni. Poi venne la volta del presidente Aristide, e poi le squadre degli attachés, i quali nel 2006 durante una partita di calcio denominata “partita della pace” uccidono alcuni giocatori. Da allora le violenze sono diminuite ma solo grazie ai caschi blu dell’Onu, e Haiti non ha comunque trovato la propria strada verso lo sviluppo. Colpa dei suoi governanti che hanno ingrassato sé stessi e i bianchi e lasciato nella povertà i nativi.

Ma oltre alle grane politiche, Haiti è sfortunata anche per altri motivi di natura ambientale: infatti, questo Paese è stato fortemente disboscato perdendo buona parte del suo enorme fascino, e in secondo luogo si trova in una posizione davvero sfavorevole. Innanzitutto si trova nella zona caraibica, nota per i suoi uragani estivi che nel 2008 hanno fatto la bellezza di 800 morti, e come se non bastasse, l’isola si trova esattamente sopra ad una faglia di congiunzione fra due zolle: quella nord americana e quella caraibica. Ovvio aspettarsi forti terremoti, visto che la situazione haitiana è simile a quella californiana, ove la penisola giace su una faglia che minaccia di staccare la California dalla terraferma. Insomma, Haiti è iper sfortunata, e il suo popolo che per anni è stato sottomesso e sfruttato ancora non ha pace.

Non è bastato l’azzeramento dell’80% del debito pubblico haitiano, non è bastato l’intervento dell’Onu, non sono bastate le Ong presenti sul territorio e chissà quale sarà il futuro di Haiti post-terremoto. Io dal mio canto son convinto che il popolo haitiano abbia le capacità per emergere e intraprendere il cammino verso lo sviluppo. Il problema semmai giace nell’instabilità politica, e nella sfortuna che perseguita l’isola. Io spero che questo funesto evento serva al mondo intero per prendere coscienza della situazione nella quale versa il popolo haitiano, sperando che da ora in poi la situazione cambi radicalmente (in positivo) e che finalmente ci si riscatti dopo secoli di oscurità. Può capitare di vivere sotto dittatura, anche se non va mai giustificata la perdita della libertà, ma se a feroci dittature sommiamo violenti uraganti e distruttivi terremoti, nonchè il popolo più povero delle Americhe ed uno dei più poveri del mondo, ecco che il quadro è completo e che la situazione di Haiti si rivela nella propria totale drammaticità. Ecco perché io parlo di un paradiso terrestre dimenticato da Dio e dall’uomo, perché le potenzialità per un turismo di massa Haiti le avrebbe, ma la sfortunata posizione e vicessitudini politiche hanno di fatto impedito la possibilità di sviluppo dell’intera Nazione!





Tutto il mondo è paese

13 01 2010

Navigando in Internet in certi siti e blog mi ero fatto l’erronea impressione che qualcuno diffondesse, a ragione, che l’Italia era la patria dell’immoralità e propagandava all’estero di vivere in una Nazione senza né capo né coda, sotto regime dittatoriale e dove tutte le stranezze appartenevano al poco glorioso popolo italiano. L’erronea impressione deriva dal fatto che esistono, eccome, persone che propagandano all’estero di vivere in un Paese sotto regime, regolato da enormi stranezze, ma tali persone se prima pensavo che potessero avere un briciolo di ragione, ora mi devo assolutamente ricredere e pensare che alla fine in qualsiasi paese d’Europa tu vada le stranezze le troverai ovunque, anche in quei paesi del Nord che una parte della stampa ci vuol far passare come “duri e puri” ed inflessibili nell’applicazione delle leggi.

Si, almeno sotto questo profilo l'Europa può dirsi unita

Sarkozy: stessa azione di Berlusconi, ma meno scalpore

Ad esempio: quando nella precedente legislatura Berlusconi, il Premier aveva emanato quello che poi divenne famoso per essere l’”editto bulgaro”, pensavo che una simil cosa potesse accadere solo in Italia, dove venivano “esiliati” conduttori di programmi televisivi avversi alla maggioranza governativa. Ebbene, vi sorprenderà il fatto che in Europa (o in parte di essa) accade esattamente la stessa cosa. Sarkozy, infatti, qualche mese fa ha chiuso un programma satirico che aveva pesantemente preso in giro il figlio che, ricorderete, era stato messo a capo di un ente statale francese, suscitando le polemiche di coloro che asserivano al fatto che Pierre Sarkozy era arrivato in quell’ente solo grazie al papà. Un gioco di parentele all’italiana, per intenderci. Con la differenza che in Francia vien poco tollerato. Fatto sta che alla fine scosso dalle polemiche Pierre Sarkozy decide di rassegnare spontaneamente le dimissioni. Tutto finito?No, perché un programma satirico che prende in giro i politici francesi con l’ausilio di marionette, è stato chiuso da Sarkozy Senior in quanto prendeva in giro il figlio. Berlusconi “esiliò” Luttazzi che faceva satira sulla vita privata del premier, Santoro e Biagi perché conducevano programmi anti-governativi (mettiamola così). Le differenze son poche, e risiedono forse nei destinatari dei provvedimenti: nel caso italiano sono i conduttori o i comici, nel caso francese il programma stesso. Ma la sostanza, ahimè, non cambia: c’è sempre un intervento statale volto alla distorsione dell’informazione che decide cosa è giusto e cosa è sbagliato. Un’altra differenza che si può rilevare sta nel clamore che la notizia ha suscitato: in Italia se ne parla ancora oggi, in Francia non se n’è mai parlato, praticamente. Quotidiani e tv non hanno mai accennato ad una purga da parte del Capo di Stato Sarkozy. E non ne hanno parlato nemmeno gli esterofili italiani, coloro che volgono continuamente lo sguardo all’estero al fine di cercare paragoni possibili con le nostre strutture economiche, sociali o politiche. In questo caso nessuno che abbia detto ciò che di grave (perché io lo ritengo tale in entrambi i casi) ha fatto Sarkozy, preferendo parlare dell’estero solo quando conviene e può essere utile per denigrare l’avversario politico.

Questa estate, poi, uno scandalo colpisce l’Inghilterra che molto spesso dalle colonne dei loro quotidiani attacca la nostra società e la nostra politica. Esattamente quell’Inghilterra che molti italiani prendono ad esempio, dimenticandosi che pure gli inglesi ne combinano di cotte e di crude. In estate il governo Brown è stato scosso dai cosiddetti scandali dei rimborsi spese dei Parlamentari: molti Parlamentari inglesi avevano il vizietto di addebitare alla cittadinanza spese di tipo personale, che andavano dal restauro di un cottage situato nelle campagne inglesi, all’acquisto di componenti per sanitari, fino ad arrivare all’acquisto di dvd pornografici. Insomma, di tutto e di più. Qui però, a differenza dell’esempio precedente, si è giustamente scatenata la bufera da parte dei tabloid inglesi che hanno chiesto le dimissioni dei colpevoli, e di tutto il Governo Brown, ottenendo solo la prima richiesta. Ad onor del vero devo dire che una volta scoperto il trucchetto inglese, i colpevoli hanno fatto mea culpa e si ono dimessi (o volontariamente o su richiesta del partito) cercando di rimediare alla magra figura che avevano fatto. Ma si può forse dare l’idea di un minimo di onestà dimettendosi, se precedentemente hai truffato gli inglesi con una lista infinita di spese personali?Io non lo credo e per quanto, in questi contesti, le dimissioni sono necessarie se non obbligatorie, non riusciranno mai a ridare onestà e dignità alla persona. Ecco perché non trovo convincente quella magra consolazione del dire: “Bè, almeno si è dimesso!”. Si sono dimessi alcuni colpevoli, è vero, ma comunque a me, ipotetico contribuente inglese, darebbe comunque fastidio essere stato truffato da un politico,

Estate movimentata per Gordon Brown: il suo Governo ha fatto pagare di tutto e di più ai contribuenti inglesi....

soprattutto se a seguito della polemica non restituisce nemmeno il denaro illecitamente sottratto al popolo. In Italia sotto questo punto di vista siamo lontani anni luce: se dovesse succedere una cosa simile, i colpevoli forse si scuseranno, ma manterrebbero il loro sedere sulla poltrona che occupano. Difficilmente qualcuno si dimetterebbe, difficilissimo che sia il partito stessa a chiedere le dimissioni del proprio politico, e anche se uno dovesse lasciare l’incarico, possiamo stare certi che esce dalla porta e rientra dalla finestra, visto che l’Italia è quel paese fantastico ed incantato dove se riesce a crearti appoggi risulti praticamente invincibile, e qualsiasi cavolata tu faccia puoi star tranquillo che non ti costerà né il posto né la carriera. Quindi sotto questo profilo, spiace dirlo, ma noi italiani risultiamo ancora superiori agli inglesi: anche loro truffano ed imbrogliano, ma poi si dimettono.

Anche il socialista Zapatero non se la passa bene coi respingimenti!

Terzo esempio: i respingimenti dei clandestini. Quando il Ministro Maroni li adottò molti gridarono allo scandalo, e i confronti con l’estero si sprecarono. O meglio, una parte dell’estero, magari le popolazioni più buoniste e clementi. Perché i respingimenti degli spagnoli pochi li menzionarono sebbene gli strumenti utilizzati dai cittadini di Zapatero siano ben meno umani di quelli utilizzati da noi. Se noi infatti ci siamo limitati a respingere le bagnarole che d’estate e d’inverno arrivano sulle coste siciliane creando problemi per mancanza di strutture adeguate e creando un danno al turismo siciliano, gli spagnoli hanno preferito i mitra, sparando direttamente sulle barche cariche di immigrati che giungono sulle loro coste. Altri paesi quali la Francia non sono tanto buonisti o clementi in fatto di immigrazione clandestina, e tanto meno lo è Malta che manda gli immigrati clandestini verso le nostre coste pur di non accettarli!

Infine, ultimo esempio: lunedì il Ministro belga delle Pensioni, il Sig. Michael Daerden si è presentato in aula visibilmente alticcio, incapace di formulare un pensiero coeso e senza intervallare ogni cinque secondi le proprie parole con dei ghigni. Il punto è che tale signore già in altre occasioni aveva dato scandalo presentandosi “non al massimo della forma”. Il popolo belga ha chiesto le sue dimissioni, ma lui nega di essere stato ubriaco. Fatto sta che nella storia del nostro Paese non ricordo episodi simili di una tale gravità. Non nego che in futuro possa accadere anche in Italia, ma quel che per ora è certo è che nel resto dell’Europa non accade quel che accade da noi, magari non accade che il Presidente del Consiglio sia proprietario di tre reti, o che faccia leggi ad personam, ma ahimè, accadono eventi anche peggiori di questi.

Dunque, attraverso questo articolo ho voluto semplicemente sminuire il mito dell’estero che molti giornalisti (per lo più tendenti a sinistra) sembrano coltivare. Purtroppo questo sentimento distruttivo esterofilo non risulta, alla fine dei conti, un sentimento coerente!Serve solo per avvalorare le proprie argomentazioni, sebbene io abbia già spiegato come si svolge la giornata tipo di un giornalista europeo che deve informare la popolazione di ciò che accade in Italia (), e viene utilizzata solo quando a codesti giornalisti fa comodo. Non si tratta di argomentazioni di valore che vengono utilizzate sia nel bene che nel male!No, parlare dell’estero e fare confronti con l’Italia (che il più delle volte sono confronti stupidi e difficili da fare) va bene solo se se ne vede la convenienza!Parlare di un ministro belga ubriaco, di Sarkozy che si comporta come Berlusconi, o degli spagnoli che affondano le carrette del mare, risulta poco interessante. Infatti, il giornalista che opera in questa maniera, volge lo sguardo al resto dell’Europa per sostenere che siamo noi gli anormali, coloro cioè che si comportano in maniera non idonea o conforme; e che in tutta l’Europa una tal politica, una tal manovra od una tal legge sarebbero semplicemente inaudite. Dunque, quando l’Italia rispetto ad altri Paesi in certi comportamenti si dimostra maggiormente etica e superiore, è chiaro che al nostro caro giornalista esterofilo non interessi più parlare della Francia piuttosto che della Germania: farebbe solo una brutta figura!E questo semplicemente perché alla fine, TUTTO IL MONDO E’ PAESE!!!

Una fantastica foto che mostra il livello di sobrietà di quest uomo





Il controverso gioco del calcio

11 01 2010

Oggi vorrei parlare di calcio, mia antica passione. Ma non del calcio giocato, bensì del calcio che frutta denaro, quello che io soprannomino “calcio-finanziario”. L’ispirazione mi è venuta quando ho letto che il Sig. Lori, proprietario del Mantova e imprenditore molto famoso nel settore della plastica (tanto da avere, a suo dire, un’azienda leader in Europa), non ha pagato le tredicesime ai lavoratori per pagare gli stipendi alla rosa della sua squadra di calcio. A seguito di investimenti poco fortunati, ora l’azienda di Lori si trova in qualche difficoltà e lui, come persona, era in debito sia nei confronti dei calciatori che nei confronti dei lavoratori. Così, per evitare la penalizzazione del Mantova ha pagato gli stipendi arretrati della squadra lasciando i lavoratori senza un soldo. Per me è questione di prospettive: giuridicamente parlando entrambi sono debitore di Lori e ipoteticamente, in caso di fallimento, i calciatori forse si soddisferebbero prima dei lavoratori.

Ma questo accadimento mi ha dato lo spunto per pensare a come i valori gonfiati del nostro calcio rischino di compromettere l’economia reale, ossia l’economia tangibile e realmente esistente, quella che magari chiamiamo “economia di tutti i giorni”. I proprietari di club di calcio sono tutti imprenditori ed industriali che mettono dunque a repentaglio l’attività economica reale per una squadra di calcio. In Italia, poi, il calcio è una battaglia persa per chiunque: non c’è società in Serie A che riesca a guadagnare dal possedere un club. A chi va bene si riesce a raggiungere il pareggio di bilancio, sacrificando i giocatori migliori e sapendo che al massimo possiamo apparire in Europa League ma che non andremo mai davvero lontano. Chi va lontano, infatti, deve essere indebitato per centinaia e centinaia di milioni: l’Inter lo è, il Milan ha dovuto vendere Kakà per pareggiare il bilancio, alla famiglia Sensi hanno pignorato due alberghi perché ha un debito di 300 milioni nei confronti di Unicredit, la Juve non sta certo meglio, Liverpool, Manchester United e Chelsea hanno debiti che oscillano tra i 300/700 milioni. Il Real Madrid dopo la campagna d’acquisti estiva ha un debito verso le banche enorme, e lo stesso il Barcelona. Lo sceicco proprietario del Manchester City ha appena fatto un’iniezione di liquidità di 300 milioni di Euro e via dicendo. Tutti i maggiori club europei sono indebitati fino al collo, e l’eventuale vittoria di una Champions League può dare un sollievo temporaneo. Tra l’altro, quando una di queste squadre dovesse fallire l’accesso alla Champions, devono vendere i pezzi pregiati per non fallire: prova ne è che il Milan ha dovuto vendere Kakà e che il Liverpool rischia di dover vendere Gerrard. Ora, credo che non ci siano dubbi sul fatto che i valori endogeni al sistema calcistico siano palesemente gonfiati: una persona non può valere 100 milioni, e non può prenderne 15 all’anno. Non per un chissà quale precetto morale, ma per il semplice fatto che nessun giocatore che costi 100 milioni e che ne prende 15 all’anno può garantirti la vittoria di quei trofei che ti permetterebbero di rendere l’acquisto meno oneroso. Dall’altra parte è anche vero che Perez affermò che l’acquisto di Zinedine Zidane (150 miliardi di Lire) fu il più remunerativo per il Real Madrid. A qualcuno può sembrare un controsenso, ma se ci mettete gli spettatori che Zidane portava, le tournée in giro per il mondo, e i trofei vinti, forse questo ragionamento potrebbe anche avere senso. Ma è altrettanto vero che quel Real Madrid schierato con Casillas, Beckham, Ronaldo, Robinho, Zidane, Figo non ha vinto chissà cosa!Avrà vinto 1 o 2 Champions, qualche Liga spagnola, e qualche Coppa del Re, più trofei vari ed eventuali come Supercoppe e     Coppe Intercontinentali. Per quel che erano costati tutti quei giocatori, il bottino sembra assai magro.

Ma non è nemmeno questo l’obiettivo del mio articolo: infatti voglio che il mio articolo faccia vedere come possedere squadre di calcio possa danneggiare l’economia reale. In Italia sono molte le squadre di calcio fallite perché legate all’attività imprenditoriale del Presidente, e molte di queste erano all’apice del successo. Potrei pensare alla Fiorentina, al Treviso, al Parma, alla Lazio che era mezza moribonda dopo il crack Cirio, e alla Roma che di certo non se la passa bene. Ma altri Presidenti ci hanno rimesso un bel pò di quattrini per acquistare questo o l’altro giocatore, oppure per lottare tra la serie A e la serie B. Gazzoni Frascara, ad esempio, ex presidente del Bologna, quando ha lasciato la squadra ha dovuto risistemare il proprio impero, e altri come lui hanno subito perdite notevoli anche nel settore in cui operavano. Ciò che è successo a Lori, proprietario del Mantova, per me è molto significativo: significa che ai prezzi correnti, un business calcistico in Italia può essere prerogativa solo di alcune persone. La famiglia Agnelli, Moratti, Garrone, Sensi, o Berlusconi. Grandi capitalisti (molti dei quali petrolieri) che hanno davvero il denaro da investire (o sperperare) nell’acquisto di calciatori. Tutti gli altri che si cimentano ne gioco del calcio e che sono medi imprenditori, è meglio che lascino perdere: rischierebbero di fallire e portare nel baratro anche la propria azienda. Infatti, se è vero che le squadre più importanti di proprietà di grandi industriali resistono alla crisi e riescono ad accumulare ulteriori debiti, è anche vero che le squadre di provincia che militano in Serie B incontrano notevoli difficoltà, ed ogni anno le classifiche vengono modificate dai fallimenti a catena. Per poter mantenere una squadra di calcio, ed essere competitivi, i Presidenti devono agire sulla propria attività di base. Come?In vario modo: c’è che preferisce licenziare una caterva di dipendenti, chi preferisce pagare i calciatori ma non le famiglie, e chi aumenta i prezzi dei beni che produce. Mi volete forse dire che ciò che avviene nel calcio non ha risvolti nell’economia reale?Siete poco credibili…

Il fallimento di una squadra di calcio ha effetti ben poco rassicuranti sull’economia reale!Gli imprenditori se hanno difficoltà prima licenziano i dipendenti, e solo come estrema ratio svendono la squadra di calcio!Non vi starò certo a tediare raccontandovi come minori stipendi (o stipendi pari a 0) provochino anche minori vendite, minori produzioni, minori investimenti, minor PIL fino ad arrivare ad una nuova crisi economica!Io non ho remore a definire il sistema calcistico attuale come gonfiato, perché secondo me è sopravvalutato e c’è una corsa continua ad incrementare il valore delle transazioni!Io proporrei, quindi, di regolarizzare in qualche maniera il sistema calcistico. La UEFA, in concerto con i diversi Governi, dovrebbero proporre una diminuzione radicale degli stipendi, e delle transazioni, affinché detti valori tornino finalmente alla normalità e soprattutto alla sostenibilità. Io sfido a trovare decine di uomini sulla Terra che siano in grado di sostenere un simil peso, e acquistare i giocatori ben oltre il proprio valore. Al momento attuale solo certi sciecchi del Medio Oriente si possono permettere certe pazzie, perché loro col denaro forse si fanno il bidè alla mattina, ma tutti gli altri proprietari di club stanno sostenendo un peso abnorme e non proporzionato alle loro possibilità. La prova risiede nell’indebitamento dei club, e nel tentativo (da parte di alcuni di essi) di sistemare le finanze del club attraverso una gestione maggiormente “austera” delle finanze. Berlusconi non ha fatto una campagna acquisti significativa, e il Chelsea da un pò di tempo ha smesso con gli strapazzi a cui era abituata. Credo che la soluzione sia una drastica diminuzione del valore dei giocatori, un tetto significativo agli ingaggi, e la possibilità di comprare i calciatori in proporzione alle vendite. L’economia deve diventare maggiormente “morale”, ed “etica” ed io sinceramente credo che lo sviluppo del capitalismo verterà proprio su questo: su una finanza ed un’economia maggiormente attente alla dimensione reale piuttosto che a quella finanziaria e fittizzia.

Ah, un’ultima cosa: se poi con tutti i milioni che spendi per costruire una buona squadra, i tuoi giocatori non dovessero vincere un derby o non riuscissero a lasciarsi alle spalle la zona retrocessione, i tifosi (gli ultimi a dover parlare in questi contesti) avrebbero anche motivo di protestare, e dunque ti brucierebbero i seggiolini allo stadio, ti scrivono sui muri del centro d’allenamento scritte ingiuriose, assaltano la sala conferenze, ti tengono in “ostaggio”, devastano la città….Quindi ti indebiti, tiri fuori le palanche e ancora trovi qualcuno che pur non facendo niente di tutto ciò ha anche da protestare e da ridire….Mah…E ricordare che il Presidente Lori me lo ricordo nell’altopiano di Asiago, dove la squadra si allenava, che atterrava nel campo da calcio con l’elicottero personale!Altri tempi, ora anche i ricchi piangono!

"Pacifica" contestazione di gente senza voce in capitolo





Mala sanità e mala giustizia, l’Italia degli incredibili errori

8 01 2010

L’Italia, cari amici, sappiamo essere una Nazione poco precisa, molto approsimativa e talvolta pure superficiale. Rispetto ai nostri omologhi del Nord noi italiani tendiamo a non considerare con la dovuta importanza molti fenomeni od azioni. Mentre i popolo del Nord hanno nel proprio DNA il rispetto delle cose altrui, la quite e la precisione, quelli del Sud Europa sembrano invece essere l’opposto: distratti, superficiali, approssimativi. Questo accade in molti settori della nostra società civile, ad esempio nella guida di autoveicoli gli abitanti del Sud Europa sono molto più distratti ed approssimativi dei popoli del Nord sebbene costoro guidino in condizioni ben più difficili di noi. E già questo della guida risulta essere un grosso problema che il nostro Paese sta debellando con estrema fatica a colpi di punti, e divieti continui. Tuttavia quello che per molti può essere un luogo comune (e cioè della differenza tra Nord e Sud europa), si rivela, almeno nelle cronache quotidiane, molto attinente alla realtà.

Infatti, ho notato con mio estremo disappunto che ogni settimana nei giornali nazionali è presente una notizia di mala-giustizia, mala-sanità, o mala-politica. A dire il vero, i settori coinvolti son ben più numerosi dei tre da me menzionati, ma il prefisso mala sembra poter essere applicato a quasi tutti i settori lavorativi. Difatti, pochi giorni fa viene fuori la notizia che una signora ha vissuto per anni con delle forbici da operazione chirugica in pancia (ed è già tanto se è ancora viva), oggi è venuta fuori la notizia che per un colpa di un francobollo mancante, una donna è venuta a sapere di essere affetta da tumore troppo tardi. Un altro giorno a Vibo Valentia manca la corrente e una ragazza muore. Ad Agrigento costruiscono un ospedale con cemento depotenziato che non può essere aperto ma, al contrario, va immediatamente chiuso. Un giudice si dimentica di depositare una sentenza su un gruppo di mafiosi e costoro escono per decorrenza dei termini processuali. E via così. Ogni mese i commissari della sanità devono andare in qualche struttura per verificare se tutto è a norma, e molto spesso anche il Ministero della Giustizia manda i propri commissari per chiarire certe cose poco chiare.
Alla fine di tutto il can can mediatico, la morale è molto semplice: nessuno paga e restano tutti al loro posto. La Magistratura indagherà sul perché sia stato usato il cemento depotenziato per costruire un ospedale e chiuderà l’inchiesta, al medico che si dimentica le pinze daranno una settimana di sospensione e al giudice che si dimentica la sentenza nel cassetto faranno tetè sul culetto. E poi una settimana dopo saranno tutti ai propri posti, con due vittime identiche: il popolo. E’ il popolo a perderci due volte.
La prima volta perché rischia di rimetterci la vita (o ce la rimette) con le pinze in pancia, o perché manca la corrente, e la seconda volta perché è il popolo a dover pagare fior di quattrini come legittimo rimborso per il danno subito. Si, lo so, voi non tirate fuori una lira, o magari pensate che sia così, ma poiché lo Stato ogni anno paga milioni e milioni per risarcire le vittime di mala-giustizia o mala-sanità, vuol semplicemente dire che lo Stato per pagare le vittime dovrà tagliare qualche servizio o aumentare il prelievo fiscale. Ed ecco che, magicamente, il popolo si ritrova cornuto e mazziato, due volte vittima.

L’imprecisione, la superficialità di cui parlavo ad inizio articolo, erano propedeutiche semplicemente a parlare di questo argomento, che io trovo sconvolgente e non degno di un Paese civile come l’Italia dichiara di essere. Non capisco sinceramente, come mai recentemente succedano molti dei casi che ho citato. Perché una volta i dottori non si dimenticavano guanti o pinze in pancia dei pazienti, sebbene magari le strutture potessero essere peggiori, le norme igieniche più lacunose, e anche la professionalità magari poteva essere non eccellente. Oggi invece abbiamo fior fior di medici ben stipendiati, i quali possono godere delle migliori tecnologie esistenti, in condizioni igieniche ottimali (si spera), i quali dimenticano proprio le cose più semplici, quasi minimali. Una pinza per un’operazione chirurgica non è lunga 2cm, ma è molto più lunga ed assai appuntita. Una volta che è finita l’operazione, vuoi che il chirurgo non controlli gli strumenti che deve sistemare?E allora non si tratta forse di mancanza di concentrazione e d’attenzione questa?E non meriterebbe, in un Paese civile tale medico, una pena dura, come un’espulsione o anche una radiazione dall’Albo Professionale?E la stessa misura deterrente non la si potrebbe adottare nei confronti del giudice che guarda caso scarcera la comitiva di mafiosi, per il troppo (poco) lavoro? Forse sì, forse la radiazione dall’Albo è la cosa più ovvia e scontata alla quale si può pensare, e forse è anche quella più giusta da applicare per lanciare il messaggio che in ogni lavoro che si fa, soprattutto se si maneggia la vita altrui, ci vuole estrema concentrazione ed attenzione, ed un minimo errore che provoca la morte di una persona va duramente punito e represso!

Ma si sà, il nostro è il Belpaese per definizione, dove tutti sbagliano, ma dove tutti hanno anche una seconda, terza, quarta, quinta possibilità e dove pare normale che i medici facciano interventi chirurgici a persone sanissime solo per guadagnare qualche migliaio di euro in più al mese da destinare al Golf Club come iscrizione annuale!Insomma, a colpi di mala-giustizia, mala-sanità, mala-tutto non facciamo che del male al nostro Paese. Ed essendo, ahimè, un abitante di questa Nazione, mi sento schifato ed umiliato in confronto a tanta civiltà che si può respirare in altri posti dell’Europa!Sono arrabbiato con l’intero Paese che sbaglia e non viene punito e che risulta essere marcio dalla base, sono arrabbiato profondamente con coloro che dovrebbero svolgere il ruolo di tutela e garanzia nella nostra società e non lo fanno, e anche con coloro che sono preposti a punire l’errante ma che, dediti alla logica per cui “cane non mangia cane” tutelano la propia casta e i propri privilegi. Sono arrabbiato con un popolo che non vuole cambiare e che lo dimostra continuamente, e che sembra preferire la strada del declino a quella più difficile ma che porta alla crescita ed al miglioramento!Sono arrabbiato perché sento di vivere in un Paese che mi appartiene ben poco, e so altresì che questa mia arrabbiatura mi porterà davvero poco lontano: sono difatti convinto che, per quanto buone ed oneste siano le mie intenzioni, difficilmente questo mio sfogo avrà un seguito. Difficilmente centinaia e centinaia di persone che possono pensarla come me, otterranno quel che un Paese civile, e vedere che si lotta contro i mulini a vento solo perché a questi mulini a vento convine mantenere le cose così come stanno, dà molto fastidio, ed ovviamente spinge le persone a lasciare questa barca!