Confondere imposte con tasse

8 04 2013

Sebbene nel gergo comune imposte e tasse sono sinonimi, in gergo economico non è affatto così. Le imposte, assieme alle tasse ed ai contributi, appartengono ad una macro-categoria che prende il nome di “tributi”. I tributi, quindi, sono l’insieme più grande al cui interno troviamo, come detto, contributi, imposte e tasse. Ma allora quando usare questi tre termini in maniera corretta? Presto detto: una tassa altro non è che il pagamento di un importo monetario a fronte di uno specifico servizio. Ciò implica che io pago una società pubblica che però mi fornisce un servizio specifico. Così, lo smaltimento dei rifiuti che abbiamo pagato sinora era una tassa perché veniva pagata affinché ogni mattina un camion e due persone passassero a smaltire i nostri rifiuti. Ma anche, più semplicemente, il biglietto dell’autobus può essere visto come tassa (purché il servizio sia fornito da un ente pubblico) perché si paga un importo monetario a fronte di uno specifico servizio (la corsa in bus). Le imposte, invece, sono completamente diverse e prevedono il pagamento di un importo monetario non a fronte di uno specifico servizio ma per ragioni “generali”. Così, l’IRES, l’IRPEF e l’IVA sono delle imposte in quanto non le paghiamo a fronte di uno specifico servizio. La dichiarazione dei redditi annuale serve allo Stato per finanziare i servizi che offre alla popolazione: dalla salute, all’istruzione, ai trasporti, le infrastrutture eccetera. I privati e le imprese pagano annualmente un importo che serve per pagare una serie di servizi utili non solo a noi ma a tutta la popolazione. Sicché la differenza fra tasse ed imposte è appunto questa e la separazione è netta. Spesso, poi, è facile ed immediato riconoscere quando dobbiamo pagare un’imposta o una tassa. I contributi, invece, sono dei trasferimenti di ricchezza da popolazioni più abbienti a popolazioni meno abbienti ma sono meno interessanti ai nostri fini.

Tutto questo per dire cosa? Nel Corriere della Sera del 5 aprile 2013 c’era un interessantissimo editoriale nel quale si affermava che con l’esperimento della TARES l’Italia come primo Stato in Europa (ma forse anche nel mondo, chissà) che confonde il concetto di imposta con quello di tassa come detto poco fa. Ufficialmente è un’imposta, quindi non è pagata a fronte di uno specifico servizio anche se si chiama “Tariffa Rifiuti e servizi” e va a rimpiazzare la “Tariffa di igiene ambientale” che è una tariffa che a sua volta è stata introdotta per sostituire la TARSU che era una tassa. Insomma, in un paio di anni sono stati cambiati tre tributi provocando un aggravio di costi per gli utenti. Anche se crediamo che la TARES sia stata introdotta per lo smaltimento dei rifiuti, in realtà così non è perché si tratta di una patrimoniale mascherata. La TARES si pagherà non in base a quanto si consuma e quanta sporcizia si produce, ma in base a parametri come la superficie dell’abitazione. Come per dire: tanta superficie tanta sporcizia. Ma così in realtà non è affatto così perché non è in alcun modo vero che i rifiuti dipendano dalla superficie. E’ più probabile, invece, che la TARES sia una patrimoniale mascherata come tributo per lo smaltimento dei rifiuti. Sembra simile all’IMU che ha rappresentato, anche quella, un aggravio rispetto all’ICI. Con la TARES non pagheremo solo lo specifico servizio di smaltimento dei rifiuti (per il quale è prevista generalmente una tassa) ma anche i servizi cosiddetti indivisibili come illuminazione o acqua pubblica (per i quali invece ci sarebbe bisogno di un’imposta). Sicché riepilogando allo stato attuale delle cose la situazione è questa: c’è una mezza imposta-mezza tassa che serve per pagare un po’ di tutto ma che, alla fine, non è altro che una patrimoniale schifosa. Questo esperimento che secondo me sarà una schifezza inaudita è il primo in Europa e magari al mondo e non c’è motivo di vantarsene perché d’ora in poi grazie ai nostri tecnici la delimitazione fra tassa ed imposta non sarà più così netta.

Mi pare semplicemente assurdo, in tempi di crisi, perseguire una politica di austerità tassando famiglie ed imprese portando gli imprenditori al suicidio e le famiglie al collasso. Se penso che un giorno vorrò andarmene di casa, coi magrissimi stipendi che ci sono come posso pensare di pagare tutti quei tributi che gravano sulla mia testa in maniera autonoma? In tempi di crisi, ci hanno insegnato, la priorità è spendere e non tirare i cordoni della borsa. Ora questo non è più possibile grazie alle cicale degli anni 80 che hanno speso e spanto portandoci in questa situazione. I sacrifici che abbiamo fatto in questo anno a cosa serviranno? A cosa serve pagare 3,5 miliardi di Imu quando poi degli incompetenti grillini che entrano in Parlamento col loro voler distruggere l’italia ci stanno costringendo a pagare ben 3 miliardi di Euro in più di interessi sul debito pubblico per via dell’innalzamento dello spread? A cosa servono dunque i sacrifici degli italiani e i suicidi di orgogliosi imprenditori se poi tutto è vanificato da persone che non hanno alcuna competenza in nulla e che sono soltanto dei demagoghi? A cosa serve una nuova tassa-imposta quando già c’era una tariffa che copriva il servizio e soprattutto perché non si ha la franchezza di andare di fronte agli italiani a dire: “Vi stiamo tassando con una nuova patrimoniale (dopo l’IMU)”? Perché il governo dei tecnici si permette di prendere per il culo milioni di italiani con un tributo che è una schifezza assurda e che va contro le norme della finanza pubblica? Mi piacerebbe che a queste domande ci fosse anche solo una risposta, ma temo che in questo caso non esista. Cosa potranno mai fare i grillini per il nostro Paese se non sanno nemmeno organizzarsi tra di loro e pensarla in maniera autonoma rispetto al padre-padrone Grillo? Perché al posto di aumentare le entrate il governo Monti non ha provato a ridurre drasticamente la spesa pubblica attraverso tagli non lineari? E’ da quando è salito al Governo Prodi nei primi anni Novanta che l’Italia sta aspettando un drastico taglio alla spesa pubblica sugli sprechi dello Stato, e invece anche il caro Prodi all’epoca preferì abbassare il rapporto debito pubblico/PIL attraverso nuova tassazione piuttosto che attraverso il taglio della spesa. Con una differenza: allora si poteva fare, adesso siamo al collasso, senza Governo, senza un Presidente della Repubblica (quasi) e con dei grossissimi incompetenti in Parlamento. Peggio di così non può andare e credo che se non falliamo in questi anni potremo guardare con maggiore serenità al futuro. Nel frattempo al futuro con serenità di certo non guardano quelle famiglie che non sanno come pagare TARES e IMU, gli imprenditori che chiudono, le famiglie degli imprenditori che si sono tolti la vita, gli anziani che vanno nei mercati generali a prendere frutta e verdura difettata o caduta a terra, anziani che rovistano nella spazzatura e via dicendo. Lo Stato è troppo lontano da queste persone e non riesce a capirne le esigenze. Stiamo deprimendo i consumi, gli investimenti e la produzione; come pensiamo di poter andare avanti se, nonostante gli sforzi che ogni famiglia è costretta a fare il rapporto debito pubblico/PIL non scenderà?

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28 03 2013

Sogni d’oro Movimento cinque stelle!

Fortuna che proprio Vito Crimi aveva detto soltanto la settimana scorsa che Grillo doveva tenere sveglio Napolitano se no avrebbe dormito…. Mi sa che i M5S dovranno stare molto attenti ad ogni loro mossa perché la loro impreparazione ed ignoranza verrà rimarcato ogni volta! Guardate, ad esempio, le castronerie che ha detto la capogruppo alla Camera, la Sig.ra Lombardi! Se questi due sono portavoce di quella massa di persone qualunque che nulla sanno della società civile e della politica, allora siamo a posto! Io pensavo che il baratro l’avessimo già toccato con un Bersani impalpabile e, come era prevedibile, incapace di trovare alleati e formulare programmi decenti, con un Berlusconi che ha fallito in ben tre mandati, ma forse mi devo ricredere! Di giorno in giorno sono portato a pensare che i grillini saranno la distruzione del nostro Stato. Già hanno cominciato facendo lievitare lo spread con i dubbi che seminano. Sembra che stiano giocando con le vite delle persone come si gioca ad un gioco da tavolo, ma questa è la politica, il centro decisionale del nostro Paese. Se un comico da strapazzo propone delle proposte idiote che ci affosserebbero ed è seguito da un centinaio di persone incapaci, allora meglio emigrare quanto prima! Coloro che dovevano essere i salvatori della patria saranno i nostri distruttori. L’unica speranza è che gli italiani aprano gli occhi il prima possibile e si rendano conto del bluff del Movimento 5 Stelle! Per informazioni…..guardare il loro programma!





Ingovernabilità attuale o malgovernabilità futura? Scelgo il ritorno alle urne

2 03 2013

Ovviamente le elezioni del 24 e 25 febbraio sono state, anche per me, una sorpresa inaudita: il Pd dato già vincitore si è trovato per meno di 0,5% un numero di seggi pari al 55% dei voti alla Camera mentre al Senato hanno perso. Si aprono ora mille prospettive sul futuro dell’Italia che però continua a rimanere profondamente incerto. Sappiamo bene tutti che al momento attuale manca la governabilità, ma mi preoccupa molto di più se il Pd chiedesse una sorta di alleanza col M5S. Innanzitutto perché il programma del M5S è distruttivo e recessivo per l’Italia e sfido chi ha votato questo movimento a spiegarmi come il no alla TAV, l’uscita dall’Europa, il ripudio del debito pubblico, la nazionalizzazione delle banche e quanto altro siano attuabili e siano seri. Infatti un conto è la presa in giro, il comizio in piazza, ma Beppe Grillo si è alimentato di speranze di persone che hanno poco e vedono, ahimè, nel M5S l’ultima possibilità. Promettere un reddito minimo quando soldi non ce ne sono neanche per la CIG è forse una sciocchezza. Significa essere un comico e non avere idea di cosa sia la politica. Per questo mi perplimo quando sento che il 25% del 75% degli elettori ha votato il movimento di Grillo, perché questo significa aver dato importanza solo alla riduzione dei parlamentari e non a tutte le altre proposte idiote e fuori dalla realtà. Ieri a Servizio Pubblico un operaio sardo, un minatore, spiegava perché aveva votato per Grillo e mi ha fatto capire come costui non credo abbia analizzato la fattibilità del programma di Grillo perché o non ne è capace, oppure ha guardato solo a un proprio eventuale tornaconto. Sul fatto che gli italiani votassero un po’ così come capita non avevo dubbi, ma ben presto l’onda di Grillo secondo me si esaurirà se non riuscirà a tirare fuori idee convincenti più interessanti di quelle che potrebbe tirare fuori un bambino di seconda elementare! Inoltre sia da una parte che dall’altra mi domando come sia possibile che si alleino Bersani e Grillo che si sono reciprocamente offesi durante tutta questa campagna elettorale? Voglio far notare ai fantastici elettori del M5S che l’instabilità politica determinata anche dalla volontà del loro capo di non allearsi con nessuno costerà all’Italia la bellezza di 3 miliardi di Euro l’anno per maggiori interessi sul debito pubblico. Hai voglia a parlare di riduzione di parlamentari e di stipendio degli stessi, ma per raggiungere quella cifra dovresti chiudere il Parlamento! Inoltre….Grillo vuole andare alle consultazioni da Napolitano. Ma il Capo dello Stato per il comico genovese non era quanto di peggio esistesse in Italia? Non lo aveva sbeffeggiato ed offeso nel proprio blog? E poi lui che c’entra con la politica? Sbaglio o ha sempre detto che lui non sarebbe mai entrato in politica? Quindi perché alle consultazioni al Quirinale non manda un elettore grillino? Non è che forse gli elettori grillini non abbiano la propria testa per ragionare ma siano (passatemi il termine) una sorta di scimmie addomesticate che fanno ciò che dice il padrone? Perché seguendo una serie di interviste ai nuovi parlamentari grillini, nessuno ha voluto esporsi sulla questione delle interviste non rilasciate da Grillo. Erano come paralizzati, come se avessero una idea che non potevano affermare perché altrimenti il rischio è un’uscita dal movimento. Visto che ciò è già accaduto, quanto ci metteranno i candidati a ribellarsi in un movimento dove la democrazia non si sa nemmeno che cosa sia?

Visto quindi che Bersani è riuscito nell’intento di perdere una vittoria già acquisita (e solo per questo motivo dovrebbe dimettersi se avesse un briciolo di umiltà) e che il M5S non è in grado di governare, la mia idea è quella di una grande coalizione che faccia per un anno le riforme necessarie: legge elettorale, riduzione dei parlamentari, riduzione dei compensi, eliminazione dei contributi elettorali ai partiti. Visto che il Pdl ha ottenuto, come coalizione, un risultato che non si può tralasciare considerato che hanno il Senato e alla Camera hanno perso solo di 0,5% ovviamente in questa coalizione dovrebbe far parte il Pdl ma non Monti relegato ad un ruolo secondario. Invece l’indicazione sembra essere quella di escludere il Pdl in quanto si vede che nessuno ha interesse a fare alleanze col Caimano, ma il problema qui è che ne va del futuro dell’Italia e gli unici ad aver perso siamo stati noi cittadini. Ora allora l’unica cosa intelligente che il Pd possa fare è smettere con la boria che caratterizza gli uomini di sinistra e, siccome erano “programmati” per governare e sono riusciti a perdere, proclami come quelli della Moretti o di Letta non si devono più risentire. Perché il bene dell’Italia non si fa soltanto con un partito mezzo morto ed un movimento disorganizzato composto da persone che non sarebbero in grado di governare!





Il nuovo che avanza

21 02 2013

Dopo la polemica relativa al master inventato di Oscar Giannino non posso esimermi dall’esprimermi considerato che in questo blog mi sono sempr dimostrato a favore del movimento Fare per fermare il declino. Devo dire che una simile notizia non me l’aspettavo e non nego che mi abbia fatto pensare a cosa votare tra pochi giorni. Infatti una notizia simile a meno di una settimana dalle elezioni potrebbe essere fortemente destabilizzante. Vedevo in Fare per fermare il declino un partito finalmente di destra, un partito finalmente liberista e non personale come è stato Forza Italia prima e il Pdl dopo. Dalla Seconda Repubblica ad oggi è sempre mancato nel centro destra un partito che fosse liberale in quanto sappiamo bene come il centro destra sia stato monopolizzata da Berlusconi con la creazione di partiti ad hoc su sua immagine e somiglianza. Il fatto che anche Giannino sia caduta in una trappola mi ha sinceramente fatto arrabbiare. Poi però ho pensato che nelle votazioni ci sono due filoni di pensiero: c’è chi vota il movimento e chi la persona. C’è chi vota Grillo e chi il M5S, chi il Pd e chi Bersani, chi il Pdl e chi Berlusconi. Non necessariamente le due cose devono essere uguali ed io ho sempre dato importanza più alle idee che alle persone perché le prime rimangono mentre le seconde passano. Ragion per cui i prossimi giorni da qui alle elezioni saranno importanti per capire se dare fiducia ad un movimento che secondo me dovrebbe avere più consensi nel centro destra o andare alle urne annullando la scheda. Ma al di là di quest0 la vicenda mi ha fatto pensare ad un’altra cosa: in queste elezioni si sente voglia di cambiamento e di rinnovo. La possiamo percepire soprattutto dalle nuove liste e dalle nuove persone che si contrappongono ai dinosauri politici. Infatti da una parte ci sono Pd, Pdl, Udc, Fli e dall’altra Rivoluzione Civile, Monti, Fare per fermare il declino e M5S. Posto che i primi hanno rovinato il nostro Paese e si sono dimostrati totalmente incapaci di guidare uno Stato, i cittadini italiani hanno fiducia che i secondi portino una ventata di novità. In realtà, però, il nuovo che avanza sembra terribilmente uguale al vecchio che resta e la mia paura è che tutto cambi in Italia affinché nulla cambi. I nuovi movimenti propongono un magistrato-ex magistrato-politico-ancora magistrato che ha chiesto l’aspettativa andando ad inficiare il principio costituzionale di separazione fra politica e magistratura. Non si può certo chiedere ad Ingroia di cambiare l’Italia visto che porta in Parlamento certi vizi propri della vecchia classe dirigente (vecchia per modo di dire visto che è ancora in sella). In più se chiedi un’opinione ad Ingroia ti risponde deviando il discorso sulla mafia. Quello è il suo campo, la sua specializzazione, peccato però che combattendo la mafia non combatti tutti i nostri problemi a partire da quello economico, oltre al fatto che se vuoi davvero combattere la mafia ti conviene rimanere in magistratura piuttosto che scendere in politica visto che i risultati che puoi ottenere sono certamente minori. Poi dopo questo magistrato politicizzato privo di idee c’è Grillo, un comico che si è dato alla politica e che propone idee valide (in teoria) ma che metterebbe in pratica in maniera disastrosa. Penso all’uscita dall’Euro alla possibilità di stampare moneta, al fatto che secondo lui non è il cittadino a dover scrivere la propria dichiarazione dei redditi ma dev’essere l’Agenzia delle Entrate e via dicendo. Oltre a queste proposte inconsistenti che potrebbero andare bene in un altro mondo (ma non nel nostro) c’è il grosso dubbio dell’integrità morale dei candidati e delle loro effettive capacità. Nessuno può darci le garanzie che essi siano migliori, moralmente integri e più preparati di quelli che sono dentro, ragion per cui i candidati grillini sono secondo me poco adatti al Parlamento. Se poi ci mettiamo che Grillo proporrebbe una madre di famiglia come ministro dell’economia capiamo che per lui le istituzioni non vanno rafforzate ma distrutte. Poi c’è Monti al quale avrei dato il mio voto se non si fosse messo con due mummie politiche alle quali auguro con tutto il cuore di non entrare in Parlamento. Magari per Casini sarà difficile ma non vedere più Fini in Parlamento sarebbe, secondo me, fonte di enorme soddisfazione. Pensare che una persona moralmente integra sia riuscita a trasformarsi da tecnico a politico (ivi inclusi tutte le negatività e i vizi del ruolo) e a candidarsi con i due fenomeni per ottenere un pugno di voti in più non mi lascia ben sperare sul nuovo che avanza e sul fatto che possa fare meglio dell’anno passato da tecnico. Infine c’è Fare per fermare il declino, movimento con poche pretese, certo, ma che fino a ieri non era attaccabile. Oggi si, perché il suo leader è caduto nella stessa trappola dei politici, quella per la quale certe cose accadono senza che l’interessato sappia nulla. Giannino non sapeva che uno stagista gli aveva attribuito dei master a Chicago, Scajola non sapeva chi fosse lo stronzo ad avergli regalato una casa e così via. Un bel paradosso per un movimento che predica trasparenza e correttezza.

Sicché alla fine ho fatto una riflessione che estendo a chi legge questo post: posto che i partiti del passato non siano più credibili dati gli scandali in cui sono incorsi e dato il malgoverno che hanno attuato, c’è in Italia, politicamente, qualcuno (movimento, partito o persona) che possa attirare verso di sé la fiducia di quei milioni di cittadini sfiduciati dalla politica? C’è nel nuovo che avanza qualcuno che sia credibile, che faccia proposte credibili ed attuabili, che abbia nello stesso momento carattere di trasparenza, onestà e rispetto delle regole? Perché per ogni movimento nuovo che si presenta alle elezioni politiche sono riuscito a trovare problemi che guarda caso sono gli stessi problemi che possiamo trovare nella classe politica attuale e che invece dovrebbero sparire. Al che si rinnova la mia idea sul fatto che se ci sono molte persone che taroccano il cv o che si trovano (da altri) cose che non hanno mai avuto evidentemente tutti noi dobbiamo fare un esame di coscienza molto serio perché non è possibile che nuovi attori politici provenienti da altri mondi e all’apparenza incontaminati da scorie politiche si ritrovino ad essere falsi e disonesti! Poi volendo estendere il fenomeno consoliamoci pensando che anche in Germania ed Inghilterra ciò accade spesso, segno che forse è una tentazione dalla quale non si riesce a stare lontani neanche in Europa. La mia speranza, a questo punto, è che si ritrovi una sorta di equilibrio delle istituzioni e il popolo italiano inizi a cambiare, perché solo partendo dalla base a risanare la società potremo risanare la cima della società stessa, perché il pesce puzza dalla testa e in questo caso la testa del pesce siamo noi milioni di cittadini italiani che nelle piccole cose cerchiamo le scorciatoie, le cose illegali, le cose facili e che ci vogliamo dimostrare furbi a tutti i costi!





La raccomandazione

14 02 2013

Noi sappiamo che uno dei mali della nostra società sta nella raccomandazione. Quell’odioso meccanismo per cui solo certe persone possono ambire a determinati posti a prescindere dalle conoscenze e dalle capacità. La raccomandazione, in Italia, provoca due gravi conseguenze: da una parte dà il posto di lavoro a persone che non lo meritano e, di riflesso, impoverisce tutti noi in quanto se ad ogni posto di lavoro si abbinasse una persona in grado di svolgere quell’attività tutto sarebbe più efficiente e redditizio. Su questo sono discorsi ovvi, al limite del banale. Poiché tutti noi conosciamo il fenomeno e ne conosciamo altresì i rischi non mi dilungerò molto, soprattutto perché molti fra di noi, magari, si sono già imbattuti in casi concreti di raccomandazione e potrebbero essere loro a dover scrivere degli articoli nei propri blog. Quello su cui oggi mi voglio focalizzare è un altro discorso: la raccomandazione è talmente presente in Italia che ormai spesso viene usata da certe persone come scusa o giustificazione per non arrivare ai propri obiettivi. Parlando nella vita reale con gente diversa mi sono accorto come la raccomandazione sia presente a tutti i livelli e in tutti i settori. Almeno a parole! Difatti quando parlo con un interlocutore che mi avvisa dei propri obiettivi, dei propri studi e di ciò che vorrebbe diventare e sento la parola “raccomandato” mi metto subito all’erta. Non voglio dire di essere diffidente e di sottovalutare la raccomandazione, tuttavia credo che molto spesso quando certe persone non vengono ritenute valide per un posto la loro giustificazione classica è: “Si vede che è un raccomandato”. Questo generalizzare a mio avviso porta ulteriori gravi danni nella società perché spinge l’interlocutore a credere che davvero la raccomandazione sia ovunque e, come istinto naturale, anche il singolo soggetto sarà spinto a ricorrere alla raccomandazione. La realtà invece almeno a mio avviso è diversa: la raccomandazione c’è, esiste, e non si può negare, ma molto spesso più che la certezza che uno sia raccomandato si ha solo il vago sospetto o a volte nemmeno quello. Ma visto che coi sospetti non andiamo da nessuna parte e, anzi, incrementiamo l’insicurezza nella società io tendo a non credere a tutte quelle persone che ad esempio dicono: “Eh mi piacerebbe fare questa cosa qui, ma si sa che in quel settore entrano solo i raccomandati”. Da una parte, quindi, la raccomandazione viene esagerata ed esasperata e da un’altra non è a tutti i costi un fenomeno negativo e qui voglio spiegare il perché:

La raccomandazione, a mio avviso, provoca danni se mette nei post sbagliati persone altrettanto sbagliate, se per far piacere ad un amico o un familiare lo si assume anche se questa persona non sa fare quell’attività. Ma poniamo l’idea di un imprenditore qualunque in Italia, un piccolo medio imprenditore. Costui cerca un impiegato od un operaio e gli giunge la segnalazione di una persona, magari un figlio di un amico che potrebbe ricoprire quel ruolo. L’imprenditore lo convoca e lo sottopone a dei colloqui e vede che effettivamente quella persona potrebbe meritare, lo mette sotto stipendio e si accorge che effettivamente quel lavoratore merita. Si tratta anche in questo caso di raccomandazione. Ma è una raccomandazione sbagliata o dannosa? A mio avviso no. Nel settore privato, ad esempio, spazi per la raccomandazione ce ne sono pochi. O sei capace di svolgere un determinato lavoro oppure a meno che tu non sia un intoccabile nelle piccole medie realtà anche il raccomandato può aver vita dura se non è in grado di svolgere quel determinato lavoro. I settori nei quali la raccomandazione può fare maggiormente danni sono il settore pubblico e le grandi aziende. Nel settore pubblico sappiamo che assumere è difficile e licenziare quasi impossibile, sicché mettere nel posto sbagliato personale altrettanto sbagliato è facile (per via di collusioni tra politica e pubblica amministrazione e perché “intanto paga Pantalone”) e licenziarlo impossibile. Sicché in questo caso nel pubblico la raccomandazione provoca danni a prescindere che sia “buona” o “cattiva”. Se è “cattiva” gli effetti dannosi sono intuibili, se è “buona” in ogni caso lo Stato si è comportato in maniera amorale perché al posto di mettere tutti i candidati sulla stessa linea e testarli ne ha promosso direttamente uno togliendo lavoro ad altri. Nelle grandi imprese, invece, le collusioni coi poteri forti sono ovviamente maggiori che non nelle piccole-medie imprese e i margini sono tali che un lavoratore in più o in meno alla grande azienda non cambia nulla. Ma se a fronte di uno stipendio in più da pagare il management si assicura relazioni forti e duratore con politici influenti allora quello stipendio verrà visto come altamente produttivo per la direzione centrale. Tuttavia, come dicevo poco fa, in questo settore la raccomandazione fa sicuramente maggiori danni perché anche qui (proprio per via delle relazioni impresa-politica o impresa-impresa) il licenziamento potrebbe essere cosa difficile e in periodi economici negativi potrebbero pagare onesti lavoratori in luogo del disonesto lavoratore messo lì per compiacere l’amico influente di turno. Inoltre la raccomandazione difficilmente si osserva in lavori modesti dallo stpendio modesto e questo naturalmente crea danno patrimoniale alla società stessa e agli investitori di quella società. Nel settore privato nelle aziende medio-piccole, invece, se il raccomandato non è in grado di svolgere il lavoro per cui è stato assunto, i danni sono maggiori dei benefici e l’imprenditore non avrà remore a sbarazzarsene, anche perché in contesti medio-piccoli uno stipendio non ha la stessa incidenza che in settori grandi (ovviamente) con grandi margini. Di conseguenza il mio invito è quello di distinguere quando si parla di raccomandazione tra quella “buona” che non crea danno e quella “cattiva” che invece danni ne crea. Se da un lato la raccomandazione nel settore pubblico è inaccettabile e rappresenta per me una vergogna nazionale, è anche vero che nel settore privato non ci sono regole o comportamenti morali ben precisi e determinati. Un raccomandato può, di per sè. essere anche utile alla società presso la quale lavora e non è vero ch l’imprenditore privato debba proporre il posto di lavoro ad una platea di disoccupati: se gli giunge una segnalazione di una persona affidabile è normale ch si fidi di quella persona soprattutto se la conosce da anni. Quello che voglio dire, in definitiva, è che ciascuno di noi se deve affidare qualcosa a qualcuno preferisce affidarlo ad un amico, un conoscente o un parente. Si tratta unicamente di fiducia e nel settore privato a mio avviso, non è così pericolosa come nel settore pubblico. Inoltre, altra obiezione, non sempre si è in grado di dire se quella persona ha ottenuto il posto perché effettvamente raccomandato oppure no. Infine, terza obiezione, chi ci dice che il raccomandato non sia addirittura migliore di noi? Non tutti i raccomandati sono persone inutili e dannose!

E qui arrivo dove volevo arrivare: la raccomandazione viene usata da molti di noi come una scusa e talvolta si usa a mo’ di sospetto per scatenare una propria frustrazione. Ciò che è successo poco tempo fa in un comizio del Pd non mi è piaciuto granché: una certa Chiara Di Domenico ha accusato la figlia di Pietro Ichino di raccomandazione perché a 24 anni è entrata in Mondadori. Sicuramente la Di Domenico di strada ne ha da fare perchè ancora non sa che non basta fare nomi così ma servono le prove per sostenere una propria idea. Prove non mi pare ne siano state fornite sicché di quella becera denuncia è rimasto soltanto un nome che verrà preso di mira nei prossimi mesi. Inutile dire che nel Corriera della Sera uno scrittore (a me sconosciuto in realtà) ha affermato di aver lavorato con Giulia Ichino e di aver apprezzato la sua professionalità (lo trovate QUI il link alla notizia). Inutile dire che di Giulia Ichino noi non sappiamo nulla se non che è figlia di Pietro Ichino. Eppure il cognome ingombrante non è certo sinonimo di raccomandazione. Per quel che ne sappiamo noi la Ichino potrebbe essere un’ottima professionista dall’eccellente background accademico. Lei le spiegazioni (non doveva dare spiegazioni, in realtà) le ha fornite e a me ha lasciato l’idea che questa vicenda sia nata per un odio rancoroso della Di Domenico. Ovviamente in Italia poi ce la prendiamo col capro espiatorio di turno, non ci curiamo della sua preparazione ma ci basta che qualcuno faccia una denuncia che siamo pronti a scattare. Lo stesso pensavo e dicevo quando venne fuori il nome della figlia della Fornero ricercatrice in un ateneo italiano. Anche per la figlia della Fornero erano stati avanzati sospetti di una raccomandazione senza tener conto del periodo di studi passato all’estero e delle pubblicazioni che aveva fatto. Come spesso accade la nostra informazione si rivela lacunosa e la denuncia fatta dalla Di Domenico mette tristezza. Maggiore tristezza avanza quando Bersani al posto di prendere le distanze si avvicina commosso. Credo che in fatto di raccomandazioni prendersela con un bersaglio sia comodo, ma la prossima volta sarebbe il caso di portare le prove che si hanno o tacere. Perché il sospetto di raccomandazione fa più danni della raccomandazione pura e semplice per i motivi citati sopra. Come spesso dico, la politica ha un ruolo e compito molto importante: dare l’esempio. In questo son convinto che la Di Domenico abbia ancora tantissimo da imparare e, senza dubbio, per la prossima volta si conterrà. Bersani, dal canto suo, che dovrebbe dare maggiormente l’esempio, pensi a prendere le distanze da accuse senza prove, pena lo scendere in una campagna elettorale becera! Se la Di Domenico voleva avere i suoi 5 minuti di notorietà li ha avuti. Siccome stava parlando di temi molto importanti per la nostra società, la prossima volta al posto di agitare sospetti infondati pensi a proporre esempi concreti perché sicuramente l’uscita da un mondo precario si può ottenere anche grazie a chi, come Chiara Di Domenico, il mondo precario lo conosce bene. Ma ahimè, non è questo il modo di combattere una giusta battaglia!





Il problema dell’indipendenza

11 02 2013

Sono ahimè in ritardo nell’approfondire un tema che mi stava particolarmente a cuore e che non ho avuto tempo di approfondire precedentemente: il problema dell’indipendenza tra poteri dello Stato. Pochi preamboli, vado subito al dunque: la candidatura in politica di Ingroia ha, per me, dello scandaloso e non lo dico solo perché Ingroia è rappresentante di una parte politica completamente opposta alla mia. Ritengo sia scandalosa perché il Sig. Ingroia non ha ancora scelto cosa fare da grande. La politica, intesa come rappresentanza della società, deve necessariamente essere aperta a tutti: avvocati, giornalisti, magistrati, operai, impiegati, banchieri e via dicendo ma quello che trovo personalmente fastidioso è l’abitudine di certe persone di chiedere l’aspettativa per tentare un ingresso in politica. La politica o la si fa o non la si fa, non la si tenta. Non è un modo per ricevere visibilità mediatica o per arricchirsi; si tratta di una della attività più importanti e utili alla società se fatta in maniera cosciente. Fare politica significa fare sacrifici, significa mettere da parte sé stessi per combattere le cause dei più deboli. In quanto tale la politica non può essere un ripiego o un secondo lavoro. Trovo detestabile che Ingroia e Grasso abbiano chiesto l’aspettativa da magistrati per scendere in politica. E se poi la loro carriera in Parlamento non dovesse andare bene che facciamo? Torniamo come se niente fosse a fare il magistrato? E con quale indipendenza??? Perché è proprio questo il punto: l’arrivismo di certe persone fa dimenticare un articolo della Costituzione che afferma “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Per chi non lo ricordasse si tratta dell’articolo 104 della Costituzione ed è ancora più grave se non a ricordarselo è qualcuno che della legge ha fatto la professione. In questo post mi voglio scagliare certamente contro Ingroia e Grasso ma mentre il secondo lo tralascerò, mi concentrerò unicamente sul primo perchè diversamente dal secondo Ingroia negli anni ha messo in piedi una serie di comportamenti a mio avviso vergognosi. Prima però di parlare male del candidato di Rivoluzione Civile voglio fare un’ultima invettiva contro lo strumento della aspettativa: non ho nulla in contrario nel fatto che magistrati si candidino in politica. Credo possano apportare molto alla società perchè alcuni di loro possono essere davvero preziosi in ragione delle battaglie che hanno negli anni combattuto. Mi fa però rabbia vedere le persone che vogliono tenere il piede su due scarpe: secondo me devi stare o di qua o di là anche perché nel momento in cui tu, magistrato, ti “sporchi” in politica, non puoi tornare nella Magistratura con garanzia di terzietà ed indipendenza. Se è vero che il citato art. 104 afferma che la Magistratura deve essere indipendente dagli altri poteri, come si fa a presumere che un magistrato sceso in politica e successivamente tornato all’ovile sia indipendente e giudichi secondo la legge e non secondo le proprie idee? I magistrati sono persone normali e come tutti noi hanno anche loro le proprie rispettabilissime idee. Il plus di questa categoria, però, giace nel fatto che devono nell’esercizio delle loro funzioni, accantonare le proprie idee e far prevalere la legge. Non credo ci sia in Italia alcuna persona che possa dimostrarmi che un magistrato non sia politicizzato dopo essere stato in Parlamento. Nel momento in cui ti candidi ti sei già esposto, ti sei dichiarato e non sei più credibile per la giustizia. Ragion per cui ben vengano i magistrati nel nostro Parlamento, ma non tornino più a giudicare o a fare i PM perché non ne avrebbero più titolo. Francamente speravo che l’articolo 104 fosse già esaustivo e invece devo ricredermi perché penso che sia necessaria una legge ad hoc che neghi la possibilità di concedere l’aspettativa. Se uno sceglie deve scegliere in maniera definitiva. Facciano come Di Pietro o De Magistris che ormai in politica non possono tornare. Ma l’aspettativa, per favore, no.

Poi inevitabilmente la vicenda Ingroia è ancora più detestabile perché egli si è già reso protagonista di esprimere idee politiche quando i suoi colleghi molto più saggiamente tacevano. Ha continuato ad esprimerle in pubblico facendo vacillare la convinzione che non fosse di parte. Si è prestato a sonore critiche politiche ed è stato altresì richiamato dall’Anm. Se pensiamo che l’Associazione stessa ha richiamato un proprio membro ci rendiamo conto del fatto che le sue affermazioni in quel contesto specifico fossero chiaramente politiche perché mediamente un’associazione o un sindacato è sempre pronto a difendere i propri membri. Con Ingroia non è accaduto, è riuscito a paragonarsi a mostri sacri della Magistratura come Falcone e Borsellino. Ha quasi infangato il loro nome paragonandosi a loro quando secondo me invece varrà un centesimo di uno dei due. Ha usato (e questa è la cosa peggiore) i loro nomi a fini politici per acquisire maggiore credibilità agli occhi degli elettori. E’ riuscito a ricevere una risposta piccata da parte di una collega e dalla sorella di Falcone. E’ riuscito nell’incredibile intento di mettersi a livello di due magistrati uccisi dalla mafia. Per carità, totale rispetto per le battaglie, anche delicate, da lui compiute ma a volte quando parliamo di persone tragicamente scomparse per il bene della Repubblica dovremmo usare prudenza. Non pago di tutto ciò è andato (forse….) in Guatemala a coordinare un’importante missione dell’Onu. Evidentemente tale missione era molto breve se è vero che dopo due mesi era già di ritorno pronto per candidarsi. Delle due l’una: o la missione era molto semplice, oppure ha sputtanato l’Italia agli occhi del mondo lasciando l’incarico all’inizio! Quello che voglio far capire è che tutte le recenti azioni o comportamenti di Ingroia sono classificabili come “da spettacolo” tutti finalizzati ad aumentare la propria risonanza mediatica in vista di una futura candidatura. Dopo aver esternato idee politiche, dopo essere stato criticato ed accusato di mancanza di indipendenza, Ingroia ha pensato bene di dar ragione ai propri detrattori candidandosi. E in più senza lasciare la Magistratura, ma chiedendo soltanto l’aspettativa. A questo punto, poiché mi pare un evidente malcostume italiano, vorrei guardare in faccia le persone che avranno il coraggio di votare Ingroia per chiedere loro se non credono di far peggio eleggendo una persona che ha dell’inconsistente e forse priva di sani e solidi principi morali. La società italiana e la politica hanno bisogno di persone che possano diffondere principi validi, persone che possano insegnare qualcosa. in Parlamento abbiamo già troppa gente di dubbio gusto, non ce ne serve un altro!

L’altra categoria che mi infastidisce vedere in politica sono i giornalisti. Premetto che come prima anche per i giornalisti vale lo stesso discorso dei magistrati: ben venga la loro candidatura. Costoro però non sono soggetti a prescrizioni normative circa l’indipendenza dalla politica sicché il caso è meno grave. Tuttavia per l’idea che ho io di giornalismo ci dovrebbe essere una sorta di precetto morale che li guida: a meno che tu non sia chiaramente dichiarato politicamente (e non è per forza un male) non puoi dopo la parentesi politica tornare in un giornale e pensare che i tuoi lettori ti vedano come imparziale. Nel momento in cui anche un giornalista scende in campo la percezione che si ha della persona secondo me cambia. E a me piacerebbe che la classe giornalistica italiana fosse diversa: meno servi di partito e più gente in grado di giudicare, criticare e vedere la realtà in maniera obiettiva. Meno giornalisti arrivisti pronti a criticare Tizio piuttosto che Caio a seconda di come vanno nel paese le cose, meno giornalisti stipendiati da leader politici oppure mascheratamente imparziali. Mi piacerebbe che un giorno in Italia i giornalisti fossero davvero obiettivi mentre nella realtà di giornale obiettivo ce ne sarà (forse) uno solo. E’ vero che il giornalista fa delle critiche e delle opinioni il proprio mestiere, ma è altresì vero che il popolo italiano necessita di vera informazione. La vera informazione la si fa mettendo da parte nell’esercizio delle proprie funzioni, le proprie idee politiche andando a smascherare truffe, scandali e tramacci. L’informazione obiettiva è raggiungibile a patto che moralmente i giornalisti si sentano indipendenti. Ripeto: non mi illudo che ve ne siano di non schierati politicamente, ma le loro idee a mio avviso non dovrebbero trasparire nei loro articoli. La vera informazione non la si ottiene influenzando i propri articoli con le proprie idee. Non mi illudo che raccontare la verità senza condizionamenti politici possa essere difficile per tutti, ma se ciascun giornalista analizzasse una singola situazione nella maniera più obiettiva possibile (per lui) senza curarsi di interessi economici (propri) o politici (altrui) potremmo, secondo me, ottenere un’approssimata rappresentazione della realtà attraverso i diversi articoli. Mettendoli assieme, ascoltando le diverse campane potremmo farci un’idea maggiormente chiara di ciò che è avvenuto, posto come condizione iniziale che nessuno sia in grado di essere perfettamente obiettivo. In Italia ci sono tante cose da cambiare, e la politica secondo me arriva dopo. Non possiamo chiedere che qualcuno cambi la politica se ci sono magistrati politicizzati che vi entrano, giornalisti stipendiati dai partiti o persone moralmente discutibili. Prima di cambiare la politica, forse, è necessario cambiare la società. Se i magistrati dessero l’esempio, seguiti dai giornalisti per la nostra Repubblica potrebbe davvero essere un passo iniziale. Sui magistrati ho già proposto come fare: il prossimo governo si impegni a vietare l’aspettativa per scendere in politica. Sui giornalisti ho solo la speranza che il connubbio politica-giornalismo cessi presto. Il finanziamento pubblico ai giornali venga messo nelle mani di un ente statale apposito apolitico, ad esempio. Ma soprattutto, dobbiamo sperare e avere fiducia nelle nuove generazioni di giornalisti: solo loro possono, per il bene della propria categoria, rifiutare sdegnosamente l’appoggio politico per mantenere la libertà di esprimere totalmente le proprie idee. Non parlo di utopia, ma di qualcosa realizzabile. L’importante è non essere arrivisti ed avere decisamente a cuore la propria professione: se c’è la passione, a mio avviso, non c’è leader politico o partito che tenga!





Sterilità culturale

4 02 2013

Facendo seguito al post precedente, vorrei fare alcune precisazioni: se dal punto di vista politico in queste elezioni ho ravvisato della sterilità nel proporre idee nuove e coraggiose, dall’altro è anche vero che, coerentemente con le mie idee, la sterilità politica non può che essere sterilità culturale. Infatti la politica per me non è altro che un sottoinsieme della società e i pregi/difetti dei nostri politici si possono riscontrare agevolmente anche nella vita di tutti i giorni. La disonestà, l’illegalità ma soprattutto il <<credere di essere più furbi dell’altro>> succede dappertutto ogni giorno in Italia. Se al posto di prendersela soltanto coi politici disonesti buona parte del popolo italiano si guardasse dentro, si facesse un esame di coscienza e si domandasse se per caso ha fatto tutto il possibile per non fregare gli altri al fine di ottenere un indebito vantaggio forse la società italiana potrebbe davvero cambiare. Difatti si da il caso che io creda che a cambiare dovrebbe essere la società italiana e che, di riflesso, cambierebbe pure la politica. Tuttavia non vuole essere questo il motivo del post e quindi verrò al sodo. Girando per blog, leggendo i quotidiani online e i successivi commenti mi rendo conto che anche a livello di popolo abbiamo alcune cose da cambiare e vorrei farle notare in quanto si tratta di atteggiamenti che cozzano contro l’intelligenza (secondo me) e che ci impediscono di essere cittadini obiettivi e soprattutto liberi:

  • La prima categoria di persone che si trova nel Web sono i cosiddetti “servi di partito”, coloro che farebbero di tutto per il proprio partito e che sono pronti a giustificare ogni malefatta dei propri esponenti. Niente da dire contro chi fa politica attivamente e si impegna gratis sul territorio per cambiare (nel proprio piccolo) le cose, ma si da il caso che molto spesso queste persone si fossilizzino su posizioni che devono accettare e successivamente professare come se il partito fosse una sorta di religione. Sono, a mio avviso, le persone meno libere e, forse, le più pericolose per la democrazia in quanto una sana democrazia è fatta di idee mutevoli. Pensare che una persona nasca e muoia con un’idea secondo me è illusorio ma non voglio dire che non sia possibile. Semplicemente è più probabile che se una persona nasce e muore con un’idea nella sua vita costui ha fatto ben poco per cercare di capire, scoprire ed informarsi. Inoltre questa modalità di pensiero si autoalimenta attraverso la lettura di siti, blog e giornali compiacenti che dicano ciò che si vuol sentire. E’ un po’ come diventare degli “yes man”: si ripetono le solite cose, si professano le solite idee e magari si guarda la pagliuzza nell’occhio dell’altro piuttosto che la trave nel proprio;
  • La seconda categoria di persone che si trova nel Web sono gli “antiberlusconiani” che negli anni si sono autoalimentati per colpa (pare un paradosso) di Berlusconi appunto. Ho avuto la malaugurata sfortuna di parlare tempo fa con un antiberlusconiano e mi sono venuti i brividi per il semplice motivo che da come parlava, dal fervore che ci metteva eccetera sembrava che non avesse idee se non quelle di essere contro Berlusconi. Voglio spiegarmi: negli anni giornalisti e registi oltre che attori si sono arricchiti parlando di Berlusconi e voglio citare i vari Santoro, Travaglio, Guzzanti e via discorrendo perché hanno visto nei punti oscuri della carriera berlusconiana un’opportunità di fare business. Nel momento in cui Silvio non ci sarà più credo che costoro dovranno inventarsi qualcosa da fare perché la fortuna di molti di loro è data appunto dall’opposizione che hanno fatto in una maniera o nell’altra a Silvio Berlusconi. In generale gli antiberlusconiani credono di avere la verità nel taschino, parlano usando parole che non sanno neanche spiegare cosa significhino tipo “pedofilo” (parola che mi mette i brividi solo a pensare e che non userei con nessuno, ma loro evidentemente ignorano il significato), corruttore, condannato e via discorrendo. Dimostrano di avere un’intelligenza sotto la media, una preparazione di diritto pubblico piuttosto sommaria se non nulla in quanto non sanno che la Costituzione ci dice che una persona non è considerata colpevole fino al terzo grado di giudizio. Ignorano i più elementari articoli costituzionali però nel frattempo si guardano lo show di Benigni sulla Costituzione. La loro casa abbonda di libri politici che vanno però in una sola direzione: la casta e Berlusconi. Sono così terrorizzati dall’idea che Silvio possa prendere il potere che l’unico modo che hanno per evitarlo è fissarsi 24 ore al giorno su certe idee e certi personaggi. Quando tu fai notare loro che ciò che succede in politica succede anche nella società loro si accaniscono contro di te perché sembri berlusconiano. Non importa che tu non abbia mai votato Berlusconi, non importa che tu cerchi quotidianamente di leggere siti di informazione diversi fra di loro per poterti fare un’idea precisa perché secondo la loro ristretta mentalità chi non è con loro è contro di loro. Chi non è antiberlusconiano è per forza berlusconiano. Non esistono vie di mezzo, per loro non esistono persone intelligenti che cercano di informarsi. Loro vedono il mondo o bianco o nero senza tonalità intermedie. Li puoi riconoscere perché in una maniera o nell’altra anche loro traggono vantaggi dal parlare di Silvio: blog anonimi che magari vengono letti da più persone perché all’interno del circolo degli antiberlusconiani l’intelligenza è qualcosa che non si conosce: chi parla male di lui ha il mio appoggio a prescindere da ciò che dice, chi non lo fa ha solo il mio disprezzo in quanto sarà certamente berlusconiano. Quando tu, disgustato dalla politica e da Berlusconi, fai notare che Berlusconi non è pedofilo in quanto non è stato appurato che andasse a letto con minorenni loro non ci stanno, quando fai loro presente che non gradirebbero se tu li chiamassi pedofili non ci stanno. La lettura di siti e blog compiacenti ha ridotto il loro cervello ad una poltiglia che ormai non riescono più a discernere la realtà dalla diffamazione. Quando fai loro presente che una persona è colpevole solo dopo che la Cassazione interviene loro non ci stanno perché nel loro piccolo pensano di essere più intelligenti, saggi e furbi di te tanto da aver già condannato interiormente Berlusconi. Per loro non esiste la giustizia ordinaria ma quella che loro decidono!;
  • Infine ci sono gli antipolitici, alimentati da Beppe Grillo che anche qualche giorno fa ha detto cose allucinanti del tipo: “Speriamo che Al Qaeda bombardi il Parlamento”. Non capisco come un cialtrone di questo tipo riesca ad attirare il 18% degli elettori italiani altrettanto cialtroni. Io ho smesso di votare Lega Nord anche per alcune affermazioni fatte da certi esponenti e non mi capacito di come certi italiani riescano a votare un movimento senza capo né coda, privo di democrazia alcuna e guidato da un pagliaccio! Costoro sono interessati solo a mandare via tutti dal Parlamento come se svuotare il Parlamento e riempirlo possa essere di grande sollievo: se il cancro sta nella società non lo estirpi cambiando persone! Queste persone sono i sovrani del qualunquismo e della generalizzazione: spesso nei commenti ai siti di informazione si leggono frasi del tipo: “Tutti rubano”, “tutti sono disonesti”, “tutti se ne approfittano”, “tutti sono inutili” eccetere. La parola che digitano più spesso è: “tutti”, ignari forse che generalizzando non si va al cuore del problema. Il vizio di dire “tutti sono così” è un modo col quale implicitamente li assolviamo perché nella società facciamo passare l’idea che sia normale comportarsi così. Contesto il loro atteggiamento perché gravemente dannoso per la società e la democrazia italiana: le generalizzazioni sono sbagliate a prescindere perché non sono mai vere, ma al di là di questo il problema più grave e che sono proprio gli esponenti dell’antipolitica a giustificare gli atteggiamenti dei politici! Un atteggiamento intelligente e costruttivo potrebbe essere quello di creare una gogna mediatica per i disonesti sottolineando chi disonesto non è. Nella società non può passare l’idea che tutti siano disonesti perché allora sembrerebbe tutto normale e tra una decina di anni neanche avremo voglia di combattere perché “intanto è sempre stato così e nulla cambierà”.

So che sembra paradossale ma se ci ritroviamo questa classe politica è anche grazie alla sterilità mentale nella società composta da persone che non sono disposte a mettere in discussione ogni giorno le proprie idee ma si creano delle piccole verità o, peggio, generalizzano mettendo in un calderone tutte le persone che non sopportano ma che sono necessarie per lo Stato!