Università pubbliche e università private

11 03 2011

Io sono sempre cresciuto credendo che le differenze tra scuole pubbliche e private in Italia fossero soltanto dicerie o luoghi comuni. Non riuscivo a capire perché mai in uno Stato ci dovrebbero essere due livelli di scuole: uno più selettivo e costoso, ed uno meno selettivo ma alla portata di tutti. Sebbene io la doppia esperienza ce l’abbia, e nonostante abbia ravvisato più pregi che difetti in una scuola parificata e più difetti che pregi in una scuola pubblica, imputavo questa differenza unicamente alla mia esperienza. Sono cresciuto sentendo dire che le scuole private erano migliori di quelle pubbliche, preparavano meglio. Alle elementari non hai questa percezione, ma nemmeno quando ho continuato la mia strada nel settore pubblico alle medie e alle superiori ho voluto credere a queste voci. Credevo, anzi, che le scuole private fossero considerate migliori soltanto perché, a fronte di un cospicuo pagamento annuale, tuo figlio veniva promosso. Invece piano piano mi sto accorgendo che così non è. Tralasciando per un momento le scuole superiori o i gradi scolastici inferiori, mi concentrerò unicamente sulle università che sono quelle che a me ora interessano. Interessano perché a settembre dovrò decidere che specialistica prendere e prima decisione fra tutte decidere dove andare. Mi si aprono diverse strane, che vanno dal continuare il mio corso di laurea, continuare nella stessa università ma in un corso di laurea diverso, andare a lavorare, lavorare e studiare, trasferirmi all’estero oppure…andare in un’università privata. Attualmente frequento la Ca’ Foscari di Venezia che nel settore pubblico è certamente la migliore università economica in Italia. Secondo ateneo secondo la classifica Gelmini (utile solo per ragranellare del denaro) la Ca’ Foscari ha una storia di un certo tipo, essendo la prima università di economia in Italia e la seconda in Europa, seconda solo ad Anversa. Insomma, un blasone da rispettare. Per me può esserci solo un’università migliore: è a Milano e si chiama Bocconi. Costa 10000 euro l’anno solo di tasse scolastiche (si, avete letto bene…gli zeri sono quattro non tre) però è la Mecca per l’economia. Tralasciando di fare la specialistica all’estero, la Bocconi è quanto di meglio si possa chiedere ed ottenere. Ok, il costo è proibitivo, all’interno ci saranno tutti figli di papà ma il suo nome non è meno blasonato di Ca’ Foscari e un impiego lo trovi non tanto difficilmente.

Tra ciò che pensavo prima e ciò che penso ora solo una cosa è cambiata: prima credevo che Ca’ Foscari e Bocconi dessero lo stesso insegnamento, e che un bocconiano non era poi così tanto superiore al cafoscarino ma che, diversamente da quest ultimo, avrebbe trovato un lavoro più velocemente e forse migliore. Ora invece credo ci sia proprio una superiorità che giustifichi i 10.000 euro annuali mentre prima credevo fossero il compromesso per trovare un buon lavoro. Cos’è cambiato tra prima ed ora?Tante cose onestamente ma ne menzionerò solo tre:

1) In primis quando ci sono statistiche economiche, pareri economici o teorie economiche sui giornali o sulle televisioni è più facile vedere un professore della Bocconi intervistato piuttosto che un professore della Ca’ Foscari. Eccellenze ce ne sono anche a Venezia, ma forse sono notevolmente nascoste ed io di certo non le ho mai incontrate. Ho avuto alcuni professori buoni, altri meno buoni ma tutti erano assolutamente nella mediocrità tranne forse uno o due. In tre anni di università nel corso migliore offerto da Ca’ Foscari. Forse è un segnale se ci si rivolge alla Bocconi piuttosto che alla Ca’ Foscari….;

2) In secondo luogo guardando l’offerta formativa noto che mentre Ca’ Foscari ha un buon servizio stage che ti manda in giro in tutto il mondo la Bocconi ce l’ha ancora migliore perché oltre a mandarti in giro per il mondo, l’università milanese ti manda in posti che davvero contano e nei quali puoi imparare molto. Realtà multinazionali e di una certa importanza. Venezia ti manda in imprese italiane di piccole dimensioni dove le nozioni che puoi apprendere sono limitate. Considerate che Venezia è all’avvanguardia come servizio stage rispetto a moltissime università italiane…

3) Io sto partecipando ad un concorso della BNP Paribas dove ti chiedono di risolvere dei casi finanziari al fine di arrivare tra i primi cinque classificati e giocarti il primo posto nella finale che si tiene a Parigi in Aprile. Si chiama Ace Manager ed è un gioco carino. Sono andato a vedere per curiosità chi fossero gli studenti che l’anno scorso si erano classificati tra i primi cinque e noto che la bandiera italiana è affidata a tre bocconiani, mentre dei cafoscarini nemmeno l’ombra. Guardando le classifiche quest’anno si ripete lo stesso copione: Bocconi tra le prime tre, Università di Venezia al 70esimo posto, come minimo. Allora mi domando una cosa: va bene che forse i bocconiani più di noi non hanno nulla ma perché loro vincono in un gioco-concorso e noi no?E allora non è la stessa preparazione!O la Bocconi pullula di geni oppure il sapere che viene trasmesso è diverso, e questo gioco che è molto obiettivo fa capire molte cose sull’istruzione italiana.

Ecco come mi sono ricreduto!Considero l’università italiana come fortemente mediocre se il miglior ateneo pubblico non riesce a competere col miglior ateneo privato e se la mia università da persone mediocri (tra le quali ci sono pure io…). Non nego che fare due anni alla Bocconi non mi dispiacerebbe affatto giusto per rendermi conto delle differenze, ma forse il problema più grande risiede in chi frequenta l’università. Sempre più persone tendono ad essere meno preparate e meno puntuali negli esami. L’università viene presa come un gioco, un modo per allungare gli anni di studio e dunque la pacchia. Entrano tutti perché i costi non sono proibitivi e perché i test d’ingresso sono banali e così l’università si riempie di persone che cercano un diversivo ma che non sono adeguatamente motivate. Mediocrità al proprio interno = mediocrità all’esterno. I professori abbassano le pretese e così l’università pubblica va a farsi benedire. Allora il più grande problema dell’istruzione italiana non è la mancanza di fondi o le continue riforme quanto la mediocrità che la invade. Con la scusa di permettere lo studio a tutti non si opera alcuna selezione in base alle motivazioni di una persona, e il livello cala aumentando la forbice fra settore pubblico e settore privato.

Io mi son ricreduto, ahimè. Forse le scuole private sono migliori di quelle pubbliche!Quel che è certo è che la mia esperienza mi porta a dire che, se e quando avrò un figlio, se me lo potrò permettere, finirà diretto in una scuola privata, perchè nell’istruzione il settore pubblico mi ha deluso enormemente! Mi fossi svegliato prima, forse avrei operato altre scelte e non sarei qui a disilludermi sulle potenzialità delle università pubbliche.

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6 responses

17 03 2011
speradisole

Sono passata per un saluto. Oggi festeggiamo i 150 anni dell’Unità d’Italia, e se anche non ti piace molto questo paese, ti accorgerai che essere italianonon è tanto brutto, anzi!
Ciao con tutto il cuore un abbraccio.

17 03 2011
spazioalmaso

Ciao, grazie per il saluto. Lo sai che è sempre ben accetto. Vivendo a Londra mi accorgo invece che essere italiani non è un gran vanto, perché gli italiani li riconosci subito qui a Londra e non per ragioni positive!Gridano, fanno baccano, spintonano….Chi più ne ha più ne metta!Solo non ci fanno una bella figura, tutto qua!

6 11 2011
dodi

forse non sono italiani,forse sono napoletani o siciliani o calabresi

11 02 2012
Lupi

Se il sig. Dodi andasse a controllare da dove provengono gli studenti dell’università Bocconi potrebbe rendersi conto che buona parte di essi risultano essere proprio “napoletani, siciliani e calabresi”. E sono proprio loro che, il più delle volte, sono investiti di posizioni di rilievo assoluto (vedi chi sono stati nei vari anni i giudici di Corte Costituzionale e Cassazione ecc). E mi fermo qui, fermi restando tutti i limiti che ci sono nel “lontano Sud”. In merito all’articolo, concordo nella scelta della Bocconi che è effettivamente un riferimento in Italia. Sono un napoletano che studia alla Luiss Guido Carli di Roma e che ha superato da poco i test d’ammissione alla Bocconi. Nonostante, in considerazione delle mie origini, io faccia baccano, alle selezioni per l’università non se ne sono accorti e mi hanno scelto ugualmente. Cercherò di essere più sobrio e compito una volta giunto a Milano. Un saluto all’autore dell’articolo ( mi è piaciuto) e buona fortuna per la carriera lavorativa. Quanto a Dodi mi auguro legga più giornali.

8 07 2012
arta

” e se la mia università da persone mediocri (tra le quali ci sono pure io…).”l’università che “dà persone”. è un concetto assai strano, ma se posso permettermi gran parte dell’articolo è scritto in modo abbastanza ingenuo, abbastanza in contrasto con la prosopopea e le grandi certezze che vorrebbe esprimere. anche sulle idee poi ci sarebbe da discutere…in primo luogo tra “scuola” e “università” c’è una bella differenza, e mi permetto di sospettare che la formazione dei primi anni sia molto importante, decisiva per quello che accadrà dopo. purtroppo però la formazione in sè non è significativa, contano le scelte e la possibilità che i nostri genitori hanno di supportare quelle scelte. i miei hanno pagato parecchi soldi – molti meno di quanti non si paghino alla Bocconi, comunque – per il mio secondo corso universitario (migliore del primo semplicemente perchè il primo non avrebbe dovuto esistere, e non per lo “scarto” pubblico-privato) ma non la vedo come una grande conquista per me, piuttosto è un’umiliazione. e tra l’altro provo anche abbastanza rabbia perché università pubbliche “migliori” potrebbero esistere…ma non è mai importante, è importante che “chi può” si crogioli nelle proprie certezze illudendosi di essere migliore e di aver meritato per i propri natali tutte le opportunità che ha avuto. poi il punto primo dell’argomentazione è di una “semplicità” disarmante: da quando televisioni e giornali sono un buon metro di giudizio per il lavoro accademico? non ti viene in mente che i “giudici” del valore di teorie e di studenti (punto 3) siano interni e non esterni al sistema bocconiano? al di là delle idee comunque, che per molti (da un certo reddito in su) potrebbero essere condivisibili, consiglierei di curare un po’ di più lo stile, che da solo screditerebbe anche le teorie più originali

31 07 2012
spazioalmaso

La ringrazio per il suo commento. Devo dire in realtà che non è un concetto assai strano il fatto che l’Università dia delle persone. Almeno non come lo intendo io! Una persona entra all’università e molto probabilmente ne esce cambiato per le esperienze che fa, quindi in qualche maniera l’università è come se stesse cambiando le persone agendo sulla loro forma mentis. Almeno questo è quello che ho riscontrato su me stesso. Io credo che il sapere non si debba misurare in base a quanti soldi si pagano. Tuttavia la realtà italiana credo sia non molto distante da quella che ho descritto. E’ vero, come dice lei, che i giudici non possono essere televisioni e giornali, ma allora al posto di criticare, perché non propone un’alternativa? Lei dice:”non ti viene in mente che i “giudici” del valore di teorie e di studenti (punto 3) siano interni e non esterni al sistema bocconiano?”, mentre io credo che giudicare dall’interno sia esattamente la cosa più stupida. E pure controproducente perché poche persone che ho conosciuto e che hanno frequentato la Bocconi si sono lamentati degli insegnamenti impartiti mentre moltissimi miei compagni alla Ca’ Foscari se ne stanno lamentando. Difatti proseguendo la specialistica a Venezia posso ribadire quanto scrissi in questo articolo: nelle università italiane non si guarda a formare adeguatamente una persona e per capirlo provi a guardare il calendario accademico su unive.it! A questo punto ritengo che non essere andato a Milano sia stato un errore per me perché il settore pubblico scolastico dal mio punto di vista è di un’agonia terribile. Detto ciò ciascuno di noi può concordare o dissentire ma si ricordi che questo non è un giornale, io non sono un giornalista ma semplicemente una persona comune che pensa e che, come pensa, fa fluire i propri pensieri senza filtri di alcun tipo, nemmeno di stile. Questo è il grande vantaggio dei blogs, poter dire ciò che si vuole come si vuole. Poi chi concorda o dissente può farlo sapere oppure anche no, ma è inutile andare a cercare nell’articolo di una persona comune una traccia di stile giornalistico che avvalori le mie idee. Le mie idee valgono quanto le sue e nulla le può avvalorare più di così.

Arrivederci

Tommaso

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