L’uomo che ha fottuto un intero paese

23 06 2011

L’economist versione europea ha dedicato la propria copertina a Berlusconi con in titolo che, tradotto, voleva dire: “L’uomo che ha fottuto un intero paese” (the man who screwed an entire country). To screw significa sia fottere nel senso dell’amplesso sia nel senso di raggirare, truffare, ingannare. All’interno del giornale si trova un report di 14 pagine che, letto da un italiano, non dice nulla di nuovo, ma letto da uno straniero può essere interessante. Si indaga praticamente il perché della bassa crescita italiana, i problemi della società e della politica. Quanto sta scritto è più che vero e condivisibile credo al 95%. Si parla di un tessuto di piccole-medie imprese poco volte all’internazionalizzazione e alla globalizzazione, di un paese restio ad accogliere gli immigrati, di uno Stato diviso tra Nord e Sud e tra culture diverse, di un sistema scolastico mediocre ed uno universitario scarso, della politica travolta da scandali e conflitti d’interesse, della piaga delle raccomandazioni, della mancanza di meritocrazia nel pubblico quanto nel privato, dell’eccessiva burocrazia, delle reti televisive monopolizzate dal premier, del sistema della giustizia scarso, della poca fiducia ai giovani, dell’emigrazione di cervelli italiani all’estero e via discorrendo. In 14 pagine però come avrete notato dal mio elenco ci sono più problemi sociali e culturali che non economici.

Se da un lato è vero che Berlusconi ha deluso le aspettative e non ha mantenuto le promesse, dall’altro lato è altrettanto vero che la mancanza di meritocrazia, l’emigrazione di laureati, le diverse culture in Italia eccetera sono problemi che non riguardano il singolo premier ma la società, noi tutti. Se l’Italia è stata fottuta da qualcuno, quel qualcuno siamo noi cittadini e non questo o quell’altro premier! A mio avviso la colpa di Berlusconi è di non aver mantenuto le promesse e di essere entrato in politica per convenienza personale. Ma questo non provoca crescita zero o problemi sociali come quelli descritti dall’Economist! Anche perché questi problemi hanno radici più profonde e non risalgono a 20 anni fa quando Silvio è entrato in politica. Per questa ragione, pur condividendo il report sull’Italia ritengo esagerato il titolo e credo che la ragione vada cercata nel clamore che si vuole suscitare e nelle maggiori copie che si vogliono vendere. D’altronde loro stessi in 14 pagine parlano (giustamente) più di problemi socio-culturali che non politici e non si capisce bene come un uomo in politica da 20 anni possa aver portato un popolo ad avere una tale mentalità. E difatti essendo impossibile da argomentare una cosa del genere, i giornalisti dell’Economist nemmeno si sprecano! Forse noi italiani siamo fin troppo bravi a trovare i capri espiatori e a limitarci a trovare una scusa o una persona su cui calamitare le colpe e le accuse. Invece per certi aspetti che esulano dal contesto economico-politico secondo me dovremmo recitare il mea culpa e vedere se, per caso, non è la nostra mentalità o le nostre piccole azioni quotidiane a rallentare questo paese.

In conclusione io ho letto l’articolo dell’Economist e ho tratto queste riflessioni. Quanti altri, pur sciacquandosi la bocca con Berlusconi, hanno fatto lo stesso? Pochi purtroppo! Però tutti conoscono il titolo e si aspettano che all’interno del giornale si trovi un report su Silvio. Non è così! E per dimostrarlo vi invito a mettere da parte i titoli dei nostri quotidiani che riprendono l’Economist e a leggere invece il numero del giornale inglese. Non insegnerà nulla questa lettura, ma è interessante e ci accorgeremmo di come l’Economist abbia voluto puntare su un uomo “spendibile” nel mercato com’è facilmente Berlusconi solo per fare clamore e vendere più copie. Credo ci sia riuscito con la complicità dei polli che dirigono le nostre testate giornalistiche!

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