Sterilità culturale

4 02 2013

Facendo seguito al post precedente, vorrei fare alcune precisazioni: se dal punto di vista politico in queste elezioni ho ravvisato della sterilità nel proporre idee nuove e coraggiose, dall’altro è anche vero che, coerentemente con le mie idee, la sterilità politica non può che essere sterilità culturale. Infatti la politica per me non è altro che un sottoinsieme della società e i pregi/difetti dei nostri politici si possono riscontrare agevolmente anche nella vita di tutti i giorni. La disonestà, l’illegalità ma soprattutto il <<credere di essere più furbi dell’altro>> succede dappertutto ogni giorno in Italia. Se al posto di prendersela soltanto coi politici disonesti buona parte del popolo italiano si guardasse dentro, si facesse un esame di coscienza e si domandasse se per caso ha fatto tutto il possibile per non fregare gli altri al fine di ottenere un indebito vantaggio forse la società italiana potrebbe davvero cambiare. Difatti si da il caso che io creda che a cambiare dovrebbe essere la società italiana e che, di riflesso, cambierebbe pure la politica. Tuttavia non vuole essere questo il motivo del post e quindi verrò al sodo. Girando per blog, leggendo i quotidiani online e i successivi commenti mi rendo conto che anche a livello di popolo abbiamo alcune cose da cambiare e vorrei farle notare in quanto si tratta di atteggiamenti che cozzano contro l’intelligenza (secondo me) e che ci impediscono di essere cittadini obiettivi e soprattutto liberi:

  • La prima categoria di persone che si trova nel Web sono i cosiddetti “servi di partito”, coloro che farebbero di tutto per il proprio partito e che sono pronti a giustificare ogni malefatta dei propri esponenti. Niente da dire contro chi fa politica attivamente e si impegna gratis sul territorio per cambiare (nel proprio piccolo) le cose, ma si da il caso che molto spesso queste persone si fossilizzino su posizioni che devono accettare e successivamente professare come se il partito fosse una sorta di religione. Sono, a mio avviso, le persone meno libere e, forse, le più pericolose per la democrazia in quanto una sana democrazia è fatta di idee mutevoli. Pensare che una persona nasca e muoia con un’idea secondo me è illusorio ma non voglio dire che non sia possibile. Semplicemente è più probabile che se una persona nasce e muore con un’idea nella sua vita costui ha fatto ben poco per cercare di capire, scoprire ed informarsi. Inoltre questa modalità di pensiero si autoalimenta attraverso la lettura di siti, blog e giornali compiacenti che dicano ciò che si vuol sentire. E’ un po’ come diventare degli “yes man”: si ripetono le solite cose, si professano le solite idee e magari si guarda la pagliuzza nell’occhio dell’altro piuttosto che la trave nel proprio;
  • La seconda categoria di persone che si trova nel Web sono gli “antiberlusconiani” che negli anni si sono autoalimentati per colpa (pare un paradosso) di Berlusconi appunto. Ho avuto la malaugurata sfortuna di parlare tempo fa con un antiberlusconiano e mi sono venuti i brividi per il semplice motivo che da come parlava, dal fervore che ci metteva eccetera sembrava che non avesse idee se non quelle di essere contro Berlusconi. Voglio spiegarmi: negli anni giornalisti e registi oltre che attori si sono arricchiti parlando di Berlusconi e voglio citare i vari Santoro, Travaglio, Guzzanti e via discorrendo perché hanno visto nei punti oscuri della carriera berlusconiana un’opportunità di fare business. Nel momento in cui Silvio non ci sarà più credo che costoro dovranno inventarsi qualcosa da fare perché la fortuna di molti di loro è data appunto dall’opposizione che hanno fatto in una maniera o nell’altra a Silvio Berlusconi. In generale gli antiberlusconiani credono di avere la verità nel taschino, parlano usando parole che non sanno neanche spiegare cosa significhino tipo “pedofilo” (parola che mi mette i brividi solo a pensare e che non userei con nessuno, ma loro evidentemente ignorano il significato), corruttore, condannato e via discorrendo. Dimostrano di avere un’intelligenza sotto la media, una preparazione di diritto pubblico piuttosto sommaria se non nulla in quanto non sanno che la Costituzione ci dice che una persona non è considerata colpevole fino al terzo grado di giudizio. Ignorano i più elementari articoli costituzionali però nel frattempo si guardano lo show di Benigni sulla Costituzione. La loro casa abbonda di libri politici che vanno però in una sola direzione: la casta e Berlusconi. Sono così terrorizzati dall’idea che Silvio possa prendere il potere che l’unico modo che hanno per evitarlo è fissarsi 24 ore al giorno su certe idee e certi personaggi. Quando tu fai notare loro che ciò che succede in politica succede anche nella società loro si accaniscono contro di te perché sembri berlusconiano. Non importa che tu non abbia mai votato Berlusconi, non importa che tu cerchi quotidianamente di leggere siti di informazione diversi fra di loro per poterti fare un’idea precisa perché secondo la loro ristretta mentalità chi non è con loro è contro di loro. Chi non è antiberlusconiano è per forza berlusconiano. Non esistono vie di mezzo, per loro non esistono persone intelligenti che cercano di informarsi. Loro vedono il mondo o bianco o nero senza tonalità intermedie. Li puoi riconoscere perché in una maniera o nell’altra anche loro traggono vantaggi dal parlare di Silvio: blog anonimi che magari vengono letti da più persone perché all’interno del circolo degli antiberlusconiani l’intelligenza è qualcosa che non si conosce: chi parla male di lui ha il mio appoggio a prescindere da ciò che dice, chi non lo fa ha solo il mio disprezzo in quanto sarà certamente berlusconiano. Quando tu, disgustato dalla politica e da Berlusconi, fai notare che Berlusconi non è pedofilo in quanto non è stato appurato che andasse a letto con minorenni loro non ci stanno, quando fai loro presente che non gradirebbero se tu li chiamassi pedofili non ci stanno. La lettura di siti e blog compiacenti ha ridotto il loro cervello ad una poltiglia che ormai non riescono più a discernere la realtà dalla diffamazione. Quando fai loro presente che una persona è colpevole solo dopo che la Cassazione interviene loro non ci stanno perché nel loro piccolo pensano di essere più intelligenti, saggi e furbi di te tanto da aver già condannato interiormente Berlusconi. Per loro non esiste la giustizia ordinaria ma quella che loro decidono!;
  • Infine ci sono gli antipolitici, alimentati da Beppe Grillo che anche qualche giorno fa ha detto cose allucinanti del tipo: “Speriamo che Al Qaeda bombardi il Parlamento”. Non capisco come un cialtrone di questo tipo riesca ad attirare il 18% degli elettori italiani altrettanto cialtroni. Io ho smesso di votare Lega Nord anche per alcune affermazioni fatte da certi esponenti e non mi capacito di come certi italiani riescano a votare un movimento senza capo né coda, privo di democrazia alcuna e guidato da un pagliaccio! Costoro sono interessati solo a mandare via tutti dal Parlamento come se svuotare il Parlamento e riempirlo possa essere di grande sollievo: se il cancro sta nella società non lo estirpi cambiando persone! Queste persone sono i sovrani del qualunquismo e della generalizzazione: spesso nei commenti ai siti di informazione si leggono frasi del tipo: “Tutti rubano”, “tutti sono disonesti”, “tutti se ne approfittano”, “tutti sono inutili” eccetere. La parola che digitano più spesso è: “tutti”, ignari forse che generalizzando non si va al cuore del problema. Il vizio di dire “tutti sono così” è un modo col quale implicitamente li assolviamo perché nella società facciamo passare l’idea che sia normale comportarsi così. Contesto il loro atteggiamento perché gravemente dannoso per la società e la democrazia italiana: le generalizzazioni sono sbagliate a prescindere perché non sono mai vere, ma al di là di questo il problema più grave e che sono proprio gli esponenti dell’antipolitica a giustificare gli atteggiamenti dei politici! Un atteggiamento intelligente e costruttivo potrebbe essere quello di creare una gogna mediatica per i disonesti sottolineando chi disonesto non è. Nella società non può passare l’idea che tutti siano disonesti perché allora sembrerebbe tutto normale e tra una decina di anni neanche avremo voglia di combattere perché “intanto è sempre stato così e nulla cambierà”.

So che sembra paradossale ma se ci ritroviamo questa classe politica è anche grazie alla sterilità mentale nella società composta da persone che non sono disposte a mettere in discussione ogni giorno le proprie idee ma si creano delle piccole verità o, peggio, generalizzano mettendo in un calderone tutte le persone che non sopportano ma che sono necessarie per lo Stato!





Comicità patetica

29 01 2013

Ho appena letto un articolo di Repubblica nel quale Monti risponde piccato a Crozza per le cose dette sui candidati della sua lista in particolare sul fatto che siano rappresentanti dell’alta società. Devo dire che vedere sia nel Corriere che su Repubblica i video sulle battute di Crozza un po’ mi perplime nel senso che mi domando come mai io non riesca a ridere alle battute del comico genovese. Eppure non disdegno i comici quando fanno ridere. Tuttavia non riesco a sopportare (mio limite, lo so) la comicità politica e i comici che puntano il proprio repertorio principalmente sulla politica. Ogni tanto mi trovo a conversare con delle persone che elogiano Crozza e dicono di “morire dal ridere”. Ahimè io non riesco a “morire dal ridere” né per Crozza né per la Littizzetto né per Albanese. Mi piace la comicità di Benigni ad esempio o se no preferisco tutto un altro tipo di comicità di natura apolitica come può essere quella di Brignano. Eppure in questi anni in cui il palinsesto è infestato da Crozza tra suoi programmi e Ballarò avrei dovuto ridere almeno per qualcosa. E, non nego, a volte l’ho pure fatto. Ma purtroppo se è vero che non mi stancherei mai di ascoltare certi comici come Benigni in primis, alla seconda/terza volta che ascolto Crozza già non rido più. A mio sindacabilissimo giudizio il limite e difetto del comico genovese è proprio questo: da una parte è un fantastico “innovatore” riesce a proporre imitazioni sempre diverse aumentando di volta in volta il proprio repertorio ma poi tende ad essere ripetitivo. Il venerdì in tv non c’è niente (come il resto della settimana per quello) e facendo zapping la scorsa settimana sono passato più volte su La7 dove conduce il suo programma “Crozza nel paese delle meraviglie”. Ebbene: ho visto l’ennesima imitazione di Formigono che ormai secondo me ha stancato perchè dice sempre le solite cose, ha fatto una nuova imitazione (nuova nel senso che non l’avevo vista prima, magari l’aveva già fatta) di Maroni anche se non assomigliava molto al leader leghista e il patetico siparietto con Bossi (con evidente presa in giro della malattia) mi ha convinto a cambiare canale. Sono ripassato un’ora più tardi e ho finalmente visto l’imitazione dello chef Joe Bastianich in “Bastardchef”. Inizialmente ho riso, perché effettivamente Bastianich a volte si comporta come l’imitazione di Crozza ma se supponiamo che quello sketch sia durato 5 minuti, io al secondo minuto già non ridevo più. Eppure non era satira politica. Eppure inizialmente mi piaceva. Ciò che voglio dire è che nonostante sia poliedrico è come se non riuscisse ad arrivare sino in fondo e l’innovazione si ferma alle persone ma non continua negli sketch. Quindi a me fa ridere la prima volta perché è nuovo, perché non me l’aspetto ma mediamente dalla terza volta inizia ad annoiarmi. Un altro esempio? L’imitazione di Briatore in “The ficientis” (sempre che si scriva così) è stata bellissima la prima volta ma poi già dalla terza non sono più riuscito a ridere perché ormai era tutto programmato, sapevi già cosa avrebbe detto e fatto. Quando dice a certi personaggi famosi “Tu sei out” non fa più ridere perché manca la spontaneità che c’era la prima volta, manca la novità, non prosegue con l’innovazione! Lo stesso dicasi dell’imitazione di Voyager che ormai la vedo da oltre un anno. Quando imita quel conduttore ormai non riesco più a ridere perchè so cosa aspettarmi e perché alla lunga è difficile mantenere il sorriso sulla bocca delle persone. Per questo motivo la maturità e serietà di un professionista della risata si dimostra nella sua capacità di innovare (certo) ma anche di accorgersi quando non ci sono più spazi per proseguire e per proporre qualcosa di nuovo. In quel momento, magari a malincuore, il comico deve rendersi conto che quel personaggio lo deve relegare in soffitta. Per un po’ di tempo o, se necessario, per sempre. L’imitazione di Bersani quanto bella è? Una volta forse! A Ballarò parecchi mesi fa ridevo per ciò che diceva ma poi piano piano non sono più riuscito a ridere anche perchè come comico, sempre a mio avviso, non ha un elevato tasso di battute azzeccate. Quando (scusatemi se ci ritorno) ad esempio fa Voyager ne spara quante di battute? 20? Bene su quelle 20 se è in giornata di divertenti davvero ne farà 5 forse. A malapena. Quando su 20 battute solo 5 ti fanno veramente ridere significa che come comico sei mediocre. Sei straordinario nell’innovare, nel fare cose nuove e nel proporre ai tuoi telespettatori delle novità ma sei limitato dal fatto di proseguire sempre su quella strada dicendo le solite cose e facendo le solite battute. Ciò che fa ridere è l’innaspettato, quello che il telespettatore non si aspetta. Se io so come il comico si comporta, la spontaneità viene a mancare e con essa la risata. Ragion per cui nei minuti che Floris gli concede ogni martedì io non riesco a ridere ma vedo che attorno a me la situazione non è molto diversa. Se guardo la tv con altre persone non è che costoro ridano per tutto il tempo. Ridiamo per quelle poche battute che azzecca e che non ti aspetti ma poi se giriamo facciamo anche meglio! Eppure da parte mia non c’è alcun pregiudizio nei suoi confronti se no non riderei proprio e non lo guarderei nemmeno. Tuttavia a volte mi sforzo a guardarlo proprio per capire cosa abbia di “fenomenale” questo comico ed ogni volta pentendomi della scelta fatta mi dico: “Di fenomenale non ha nulla”. Lo stesso dicasi per la Littizzetto anche lei che usa sempre gli stessi argomenti triti e ritriti sulla politica e sulle donne con quella voce che è fastidiosa solo a sentirsi. Nelle scenette (mal riuscite tra l’altro) con Fazio (che come spalla “comica” è un’emerita ciofecca) il mio dito non riesce a star fermo e clicca un altro canale semplicemente perchè passare 15 minuti a vedere una persona che dovrebbe far ridere e invece fa leva sulle parolacce per strappare un sorriso alle persone è patetico. Invece con Benigni non riesco a non ridere. Se anche ci provassi non ci riuscirei e sarebbe un peccato se ci riuscissi perchè Benigni è il vero comico italiano, quello che ti può garantire un audience strepitoso. Diversamente da Crozza e Littizzetto, per quanto comunque sia politicamente “schierato”, la sua è una comicità intelligente. Non è eccessivamente ripetitivo (tranne nel bersaglio che usa) e non fa leva sulle parolacce per far ridere. Far ridere genuinamente. Non ha bisogno di imitazioni sempre nuove e diverse ma riesce a stenderti con la prima battuta. Ti fa monologhi di due ore senza pubblicità finché smetti di ridere perchè inizia a farti male la mascella.

C’è una notevole differenza! Vedere Crozza e vedere Benigni per me è come andare a teatro e vedere una compagnia teatrale dilettante e una compagnia teatrale professionista. Gran bella differenza! Non capisco dunque se le persone che adorano Crozza se lo fanno piacere per ciò che dice (come la Littizzetto) nel senso che in Italia molte persone con i paraocchi hanno un evidente gusto in fatto di comicità che rispecchia le loro idee politiche. Potremmo dire senza dubbio che c’è una correlazione diretta fra idea politica e comico di riferimento. Molti, ahimè, non sono in grado di ridere in maniera “indipendente” così se quel comico prende in giro un partito od una persona che odiano profondamente allora lo incensano. Fa parte dell’attuale Medioevo che stiamo vivendo in Italia. Un periodo di sterilità culturale e mentale anche a livello di singoli italiani sempre più dipendenti dalle mode che si manifestano e dai trend che giornali e televisioni lanciano. Io da parte mia continuerò a guardare Crozza sperando che prima o poi riesca a farmi maggiormente ridere ma, lo prometto, la prossima volta che sento una persona dire: “Crozza mi fa morire dalle risate” mi farò dire per filo e per segno cosa gli piace. Voglio finalmente capire se sono io indifferente alla comicità, se nutro pregiudizi nei suoi confronti (tesi già precedentemente smentita), oppure se sono troppo delicato nel senso che quando voglio vedere una cosa voglio vedere il meglio, non esponenti mediocri! Ultima cosa in conclusione sulla diatriba con Monti: la scenetta faceva ridere? No perchè io l’ho vista e ha detto delle cazzate che non si scusano nemmeno ad un comico mediocre! Ha presentato i candidati di Monti cercandone meno di 10 dei quali si potesse parlare. E’ riuscito a dar vita ad un imbarazzante momento di televisione populista con battutacce da scuola elementare sui singoli cognomi dei candidati di persone che probabilmente nemmeno conosce. Non pago è riuscito ad includere anche persone che nelle liste ufficiali nemmeno ci sono, come Marcegaglia, Cordero di Montezemolo e Fornero. Non sono riuscito a trovare nessuno di loro nelle liste, su 8 persone 3 sono state prese a sproposito solo per fare della becera comicità su cognomi come la facevo io da bambino. Se questo non è un mediocre comico che cosa sarà mai? Ma soprattutto durante quello sketch qualcuno riesce a spiegarmi di che c**** stesse parlando Crozza? Perchè sarò anche delicato ma sentire una persona che tenta di far ridere su cose patetiche ed inventate che non esistono nemmeno secondo me è profondamente triste. Ma soprattutto è triste quando una persona decide di voler fare il comico e non riesce a far ridere. In quei casi quando la battuta non riesce l’atmosfera attorno diventa….patetica! E a me la Lista Monti non mi interessa quindi posso anche ridere se ci fosse lo spunto ma quando ho sentito il Professore dire che Crozza è stato patetico ho pensato: “Ehi io non voterò certo questo tizio, ma mi ha tolto le parole di bocca!”





L’onestà degli italiani

15 11 2012

I recenti fatti di cronaca politica ci inducono, nuovamente, a fare una riflessione personale. Ciascuno, al proprio interno, dovrebbe domandarsi il perché del proliferare di scandali attinenti ai partiti politici ed ai tesorieri. In precedenti post avevo con forza sostenuto che in realtà ciò che accade in politica altro non è che ciò che accade nella società. I politici non provengono da altri posti se non dalla società civili alla quale pure noi apparteniamo. Sicché i vizi di certe persone possono, sì, essere amplificati da indebiti diritti e privilegi, ma sono causati da vizi presenti nella società stessa. In generale la disonestà non è attribuibile solo ai tesorieri o ai politici ma quando vediamo persone che prendono senza diritto la pensione di invalidità, oppure altre persone che truffano, che evadono eccetera ci accorgiamo che in realtà il marciume non sta dentro ai palazzi ma, ahimè, anche dentro le case. Sono gli insegnamenti sbagliati che riceviamo sin da piccoli che ci portano a costruire una società scarsa! E’ il dover essere circondati da persone che se fanno qualche furbata la dicono in giro perchè qui da noi chi è furbo è anche intelligente! Chi cerca la scorciatoia non viene denunciato ma viene applaudito. E poi, ovviamente, per non essere da meno anche noi vogliamo essere come loro innescando un meccanismo a catena che ci porta proprio qui dove siamo arrivati.

Quindi quando sento persone inveire contro i vari Lusi, Belsito o Fiorito a me vien da ridere perchè magari penso che le stesse persone che criticano al loro posto si sarebbero comportate nella stessa maniera. D’altronde la nostra politica è stata da sempre costellata di scandali, di furti, di indagati e quant’altro! Non è una recente scoperta che certe persone rubano al proprio partito. Forse è qualcosa a cui noi italiani abbiamo da tempo fatto il callo! Non si può pensare che questo quando accade uno scandalo dietro l’altro e quando prima c’è Lusi che spende e spande i soldi dei contribuenti, poi la Lega non vuol essere da meno e vuole pareggiare i conti col Pd. Allora interviene il pdl a dire: “Ma noi chi siamo? I più onesti forse?” E allora ecco Fiorito. A questo punto manca l’Idv ma non voglio infierire di questi tempi visto che l’ha già fatto Report. La conclusione alla quale giungo è che tutti i partiti si comportino alla stessa maniera: se possono tutti cercano di rubare come se già i soldi da consigliere regionale, assessore o parlamentare non fossero abbastanza. Poi vado nella società civile, nei blog e vedo che chi parteggia per il Pd difende il Pd e attacca la Lega dimenticandosi di Lusi, oppure chi è dell’Idv attacca tutti gli altri ancora ignaro della bufera che si sta scatenando su Di Pietro e chi è del Pdl dice: “Così fan tutti”. Questo comportamento di servilismo, a me personalmente, non va giù. L’idea di attaccare gli altri credendo di essere i meglio quando invece la realtà dimostra tutto il contrario per me è significato di servilismo, di annullamento della propria personalità e delle proprie idee per difendere quelle di un partito che, se si comporta in maniera non consona, deve essere “punito” dall’elettorato. Infatti per quanto le mie idee siano ancora vicine alla Lega e nonostante credo che ci sia stata una forte e dura reazione contro quello che è accaduto con Belsito (meglio certamente di tutti gli altri partiti) mi sa che alle prossime elezioni io il mio voto alla Lega Nord moralmente non posso darlo. Non per questo mi comporto da disperato e lo butto nel cestino dandolo al M5S, a questo punto certamente meglio il voto nullo! Mi dispiace solo che certe persone non abbiamo l’onestà di agire in questa maniera: certi sostenitori del Pd o del Pdl nascono e muoiono sostenitori del Pd o del Pdl. Sembra che non vengano nemmeno scalfiti da tutti gli scandali che succedono ogni giorno. Criticano gli altri ma poi se ne fregano quando i loro rappresentanti vanno a mignotte, prendono tangenti, rubano soldi ai partiti eccetera. Sono così bravi a criticare gli altri che talvolta si dimenticano di guardare in casa propria. Dico questo perchè secondo me un voto di protesta alle prossime elezioni ci deve essere. L’idea che torni un governo politico mi fa sinceramente tremare perché tornerebbero i soliti scandali, le solite pantomime, le solite schermaglie, i volti noti al tg serale e così via. In parole povere si può scoprire ciò che si vuole ma nessuno avrebbe una seria ripercussione. D’altronde finché certi italiani non si svegliano ma restano servi del partito non possiamo certo aspettarci un miglioramento del nostro Paese. Concludo con un invito: su la 7 si possono vedere le puntate precedenti del programma di Teresa Mannino (il cui titolo non ricordo). Ad ottobre se non erro è stato invitato a parlare Flavio Insimma che tra il serio e il faceto si è messo a parlare di vizi e virtù degli italiani. Vi lascio QUI il collegamento per vederlo. Credo meriti! Sono cose che non  mi hano per nulla stupito perché, ripeto, le dico da anni, però potrebbero aiutare (se dette da lui) a svegliare gli italiani!





La violenza dei genitori sui figli

17 10 2012

Intervengo dopo lungo tempo su questo blog per esprimere il mio punto di vista su una situazione che mi ha notevolmente nauseato e che voi avrete già capito di cosa si tratta: è la ormai tristemente nota faccenda del bambino di Cittadella che è stato trascinato fuori dalla scuola per essere riconsegnato al padre. In questi giorni si sono espressi un po’ tutti: i giornali, le televisioni, i talk show e pure i blog. Ahimè essendo veneto appena entro nel sito web del maggior quotidiano regionale non c’è giorno che passi senza una notizia su questa vicenda. Inutile dire che è sempre difficile, in questi casi, discernere dove stia l’informazione e dove la speculazione. Il giornalismo dei nostri giorni purtroppo si è evoluto in maniera tale che difficilmente siamo in grado di discernere appunto speculazione da informazione. Se poi accendi la tv e trovi pessimi talk show (lo dico per esteso: quello di Barbara d’Urso fa schifo) che speculano (senza informare) su tristi vicende di cronaca allora forse la misura è colma. Anche perché da giorni si va discutendo su una faccenda più che chiara: c’è un bambino figlio di due genitori separati, magari più bambini loro del proprio figlio da non essere in grado di pensare al bene del proprio ragazzo, che si contendono la patria potestà. La madre che fino all’altro giorno aveva l’affidamento del figlio deve, secondo una sentenza emessa da un Tribunale italiano, lasciare che il figlio vada dal padre, il quale lamenta che in questi anni non ha mai potuto vederlo. Ora…saremo tutti d’accordo nel dire che i bambini non si trascinano, che non si gestisce così una situazione delicata, che c’erano altri mille modi di comportarsi e che, certamente, in quel casino, la situazione è sfuggita di mano a tutti i presenti (dagli operatori, ai genitori, alle famiglie dei genitori). Non è nemmeno difficile da credere una situazione del genere se ci pensate: dal video si sentono i lamenti del bambino, un gran vociare, persone che riprendono la scena ed è comprensibile che più persone smettano di ragionare a mente fredda e lucida lasciandosi trasportare dai sentimenti. Non è mia intenzione giustificare nessuno: è stata una pessima idea quella di trascinare il bambino ma posso capire che in certe situazioni noi umani non ci comportiamo in modo troppo razionale. Magari è facile e pure ipocrita da parte nostra indignarsi di fronte ad un gesto visto che anche noi nella nostra vita abbiamo combinato i nostri errori e compiuto azioni che poi, a mente lucida, ci siamo pentiti di aver compiuto. Dico quindi che ci sono certo delle responsabilità per un palese maltrattamento di minore e son convinto che i responsabili verranno accertati e condannati.

Ma non è questo ciò di cui desidero parlare: il fatto che il bambino sia stato trascinato non merita più di due parole: è assurdo voler ribadire un concetto che tutti noi abbiamo dentro e cioè che i bambini non vanno maltrattati e una volta affermato non vale la pena dilungarsi oltre. Mi voglio invece dilungare su cosa sta dietro a tutta questa situazione: prendendo per vero gli articoli di giornali evinciamo che c’è una madre che deve dare seguito ad una sentenza, la quale ribadisco essere stata emessa da un Tribunale Italiano e come tale va rispettata, e che invece non adempie. Anzi: oltre a non far vedere il bambino al padre, lo nasconde alle forze dell’ordine e gli insegna a nascondersi all’interno di una cassapanca situata sotto al letto. Ora, se noi vogliamo vedere in questi gesti del bambino una reale capacità di discernimento della situazione o siamo scemi o siamo scemi. Perché un bambino di 7 anni che ha sempre vissuto con la madre e che non vede da tempo il padre e vive in una situazione nella quale magari del padre non se ne parla bene è ovvio che vorrà continuare a restare con la mamma. D’altronde se gli viene fatto un lavaggio del cervello cosa potrà mai fare un bambino a quell’età? Bene, leggendo i commenti sul Gazzettino leggo di innumerevoli persone che danno ragione alla madre e ai suoi familiari. Scopro di una fiaccolata organizzata in solidarietà della madre e alla quale ha partecipato pure il sindaco. Tale evento, poi, è di una gravità inaudita se consideriamo che partecipare ad una manifestazione del genere significa due cose: mettere in dubbio la sentenza di un giudice e dare ragione ad una parte inadempiente. Da parte nostra che non conosciamo la situazione non c’è molta possibilità di commentare: quando si è di fronte ad una sentenza che piaccia o no non possiamo che augurarci che venga adempiuta perché se cominciamo a pensare che dobbiamo adempiere solo alle sentenze che noi riteniamo “giuste” allora l’Italia diventa più anarchica di quel che già è. Io immagino che se un giudice sia arrivato ad una sentenza così chiara e netta un motivo ci sarà: avrà ascoltato le parti, avrà nominato delle perizie e quant’altro quindi ne saprà più di noi. Se poi si verifica una situazione nella quale la madre oltre ad aver attuato nel passato un comportamento doloso (impedendo all’ex marito di vedere il figlio) non dà attuazione alla sentenza scappando di casa, dando indirizzi errati su dove prelevare il bambino e quant’altro non vedo come si possa parteggiare per la madre! Soprattutto se con un po’ di intuito capiamo che la situazione è stata generata proprio dalla madre che ha portato all’esasperazione la vicenda! Più volte infatti il bambino avrebbe dovuto essere “prelevato” (pessimo termine ahimè) e non ci sono riusciti. Le possibilità di farlo senza destare clamore ci sono state ma qualcuno evidentemente si è opposto fino ad arrivare al giorno d’oggi quando la medesima persona ha deciso di scatenare un caso mediatico. Di fronte a comportamenti così irresponsabili non posso che parteggiare (altro pessimo termine perché non sono due squadre da tifare ma una situazione dolorosa per tutte le persone coinvolte e certamente non facile da affrontare) per il padre ma soprattutto auspicare una revisione delle leggi in materia di divorzio ed affidamento dei figli. Troppo spesso, infatti, il padre si ritrova ad essere la parte “debole” del rapporto a seguito del divorzio e talune volte non può vedere il proprio figlio come dovrebbe. A volte questo gli viene impedito da alcune sentenze, altre volte è il comportamento dell’ex moglie che impedisce al padre di poter stare col proprio figlio. Di certo una situazione certamente incresciosa che nuoce soltanto al bambino o al ragazzo: dal mio personale punto di vista è indubbio che, a seguito di un divorzio, le parti dovrebbero accordarsi per poter stare col proprio figlio nella stessa misura. Un bambino non deve poter crescere con un solo genitore ignorando l’esistenza dell’altro! Ovviamente poi ci sono situazioni per cui è giusto e legittimo impedire che uno dei due genitori abbia contatti frequenti e solitari col proprio figlio ma qui ci stiamo spingendo su un campo minato come quello dell’ipotesi di genitori maneschi o pericolosi per il figlio. In conclusione di articolo non posso che auspicare che la situazione si risolva positivamente (per il figlio ovviamente) al più presto perchè il clamore mediatico secondo me non aiuta nessuno, e soprattutto non aiuta il più debole dell’intera vicenda: il bambino. Spero che le persone capiscano che di fronte ad una sentenza che ha appurato certi comportamenti dolosi non possiamo noi dire cosa sia giusto o sbagliato ma dobbiamo lasciare che la vicenda si risolva da sé senza l’intromissione di privati cittadini che nulla sanno in materia e soprattutto auspico che presto cali il sipario su questa famiglia, che venga lasciata in pace di vivere con il proprio figlio cercando unicamente di aiutarlo perchè è questo ciò a cui dobbiamo tendere: non creare shock nel ragazzo con intromissioni pesanti di telecamere e giornali. Nel frattempo non deve però calare il silenzio sull’argomento degli affidamenti a seguito di un divorzio: troppo spesso la normativa italiana mi sembra sbilanciata verso uno dei due genitori e forse è proprio questo sbilanciamento che causa comportamenti nocivi e contrari alla legge!





Cambiare il posto fisso per cambiare mentalità

24 02 2012

La polemica recentemente scoppiata sui giornali relativamente al posto fisso, ai figli bamboccioni che vogliono il posto vicino a casa eccetera mi ha lasciato un po’ basito in quanto fino ad ora ho approvato quasi tutte le manovre del Governo tecnico che secondo me sta facendo ciò che avrebbe dovuto fare un governo eletto dai cittadini e che invece non ha fatto. Tuttavia questa polemica, se da un lato è corretta, dall’altro mi ha lascato un po’ sorpreso perché è stata mal posta. Mi spiego: che in Italia si guardi ancora troppo al posto fisso è vero ed innegabile. Che alcuni ragazzi vogliano vivere con mamma e papà e lavorare vicino a casa è altrettanto vero. Che in Italia non ci sia troppa mobilità è innegabile. Però, al di là del fatto che le generalizzazioni sono sempre sbagliate e quando uno generalizza sà di esporsi al fuoco incrociato dei giornali e non solo, ciò che mi ha lasciato basito è che gli esponenti di questo Governo non abbiano tenuto in conto una serie di aspetti secondo me rilevanti. In primis: il posto fisso sarà noioso ma dà stabilità e certezza, due aspetti non indifferenti se uno decidesse di mettere su famiglia. Per avere un mutuo le banche italiane vogliono avere delle garanzie e gliele puoi dare maggiormente se il lavoro che fai è configurabile come “posto fisso”. D’altro canto, cambiare spesso azienda o mansione sarà certamente più istruttivo ma non ti permette di avere un mutuo per comprarti la casa e metter su famiglia. In secondo luogo, il mercato del lavoro italiano è bloccato nel senso che non è molto mobile. Rispetto a quello statunitense, ad esempio, dove si licenzia facilmente ma si assume altrettanto facilmente, in Italia ci siamo riempiti di garanzie sociali e lavorative per cui licenziare ed assumere diventa difficile. Perdere il posto in un contesto come questo potrebbe essere quindi deleterio. Infine, non meno importante, è la considerazione che la società italiana se così non ci piace deve cambiare. Non possiamo parlare di cancellare il posto fisso se poi non predisponiamo delle tutele a chi sarà coinvolto nel cambiamento! Io per primo sono contro il posto fisso, che va contro l’efficienza e l’efficacia lavorativa, ma per ottenere ciò dobbiamo radicalmente mutare la nostra società e i nostri costumi. Non ci possiamo lamentare dei figli che stanno a casa fino a 30 anni se non diamo loro delle agevolazioni per andarsene! Anche a me piacerebbe avere un welfare da Stato scandinavo. In Danimarca, ad esempio, il 90% degli studenti universitari sono beneficiari di una borsa di studio, non perché i propri genitori evadono e compilano un errato ISEE come accade qui in Italia, ma perché in quel paese c’è la consuetudini a 18 anni di andarsene fuori di casa, di uscire dal nucleo familiare. Così facendo gli studenti universitari danesi si mantengono con lavoretti saltuari e quindi hanno tutti redditi bassi. Ovvia conclusione: tutti beneficiano di una borsa di studio, anche il figlio del “Berlusconi danese”. Dunque, se l’Italia e il governo tecnico davvero volessero abolire il concetto di posto fisso, dovrebbero prima far qualcosa per cambiare la società. In primis: riformare i contratti di lavoro, e aumentare gli stipendi. Non si perde una tutela senza qualcosa di economico in cambio. Io accetto di essere meno tutelato ma voglio un incremento dei salari (che tra l’altro sono troppo bassi). Via contratti di lavoro stupidi ed offensivi come gli stage o i 5 anni di apprendistato. Inoltre abbassiamo le imposte sul lavoro: il Governo non può, con le proprie manovre, rendere difficile l’assunzione ma, anzi, la deve agevolare. Tuttavia se un lavoratore costa ad un’azienda il doppio del netto il busta paga, è comprensibile come ciò non costituisca incentivo all’assunzione. Inoltre si potrebbe pensare di riformare i benefici economici universitari: al posto di dare a tutti, anche ai non meritevoli, esenzioni dalla tasse universitarie o riduzioni, usiamo quei soldi per aumentare la mobilità sul territorio degli studenti. Infine costruiamo un vero welfare per le generazioni giovani: il fatto che l’italia sia un paese per vecchi non dovrebbe farci dimenticare di quei pochi giovani che ci vivono. Vanno bene le pensioni e le tutele per gli anziani, ma facciamo anche qualcosa per i giovani, che altrimenti col cavolo che riescono a diventare vecchi! Se ne vanno prima da questo Paese! Infine riformiamo questi benedetti sindacati: che la smettano di difendere i fannulloni e i ladri come giustamente ha detto la Marcegaglia e come io vado blaterando da anni! I ladri, gli assenteisti e i fannulloni sono il cancro di questa Nazione e, come tutti i mali, vanno estirpati alla radice. Il sindacato non può e non deve tutelare anche queste persone che costituiscono danno alla Nazione. Prendano le distanze e li escludano!

Tutte queste proposte sarebbero di difficile attuazione in qualsiasi periodo economico, figuriamoci adesso che la priorità italiana è ridurre il debito pubblico e riacquistare fiducia nei mercati! Quindi è chiaro che le mie proposte mai si realizzeranno ma diciamo che sono un modo per far capire a chi ha parlato un po’ a vanvera che per riformare il mercato del lavoro (e hanno il mio appoggio) ci sono tutta una serie di riflessioni da fare e attività da mettere in pratica per riformare la società che rendono tale riforma semi impossibile. Se poi i sindacati si mettono in mezzo facendo ostruzione senza voler lasciare i privilegi ingiusti che negli anni hanno acquisito, bè allora le possibilità di veder attuata questa riforma scendono precipitosamente a zero!





Basta solo un po’ di neve

6 02 2012

Ogni anno arriva l’inverno e con l’inverno è lecito aspettarsi anche freddo e precipitazioni nevose. Soprattutto se vivi in uno Stato che non è situato all’equatore ma che, diversamente, ha due catene montuose importanti e che assieme al clima mediterraneo ha anche un clima un po’ più continentale a nord. Ora, delle due l’una: o gli italiani ancora non hanno capito che l’inverno arriva ogni anno (e quindi verosimilmente le precipitazioni nevose possono arrivare con l’inverno) oppure si confida sul fatto che l’Italia sia magicamente esclusa da correnti artiche per volere del buon Dio. Mi trovai a parlare di questo argomenti già due anni fa (precisamente il 21 12 2009) quando per un po’ di neve nell’arco alpino e nella pianura padano l’Italia andò in tilt. In tilt i treni, tutti i trasporti, le strade, le scuole, polemiche a non finire eccetera. Sto parlando di due anni fa, non di 50 anni fa! Allora come adesso mi lamentavo della scarsa organizzazione, dell’incapacità di prevedere che se c’è neve e non avviamo gli scambi ferroviari adatti il trasporto ferroviario va in tilt. Dispiace notare come in due anni non sia cambiato un accidente ma che, anzi, è rimasto tutto uguale. Immobilismo totale. Nessuno fa niente, nessuno ammoderna le infrastrutture, i collegamenti, nessuno coordina la pulizia delle strade. All’Italia non servono scioperi o movimenti dei forconi per bloccarsi, perché basta qualche fiocco di neve. In altri paesi dove la neve è una costante tutti questi disagi non si verificano: che nevichi o no la vita procede regolarmente e senza intoppi. Invece in Italia ogni anno nevica ed ogni anno sorgono polemiche. Si verificano blocchi stradali, blocchi ferroviari, gente chiusa dentro ad un treno fermo da 18 ore, scuole chiuse, strade impraticabili. E’ mai possibile essere orgogliosi di far parte di uno Stato simile che non è in grado di capire che se continuerà a stare fermo ogni anno si verificheranno le stesse cose?

Ok, non siamo la Svezia, non siamo la Groenlandia, ma non siamo neanche l’Egitto. Le temperature basse o polari ogni anno le abbiamo pure noi, no? E allora…Allora quando vedi che per un paio di anni tutto si blocca, forse è il caso di intervenire perché credo sia ridicolo che uno Stato intero debba bloccarsi appena nevica sulla capitale o su alcune grandi città. Sinceramente a me pare il massimo della disorganizzazione e dell’ignoranza. Leggere le dichiarazioni di Alemanno che dice di non aver ricevuto comunicazioni esatte dal centro meteo a me viene personalmente da ridere. Un po’ di comunicazione no? Come sempre succede in questo caso c’è una persona (Alemanno) che scarica il barile sugli altri e gli altri che affermano di aver comunicato esattamente e tempestivamente ogni informazione. Stanlio e Olio erano meglio! Io non chiedo che quando nevichi sia tutto normale, non ci siano intoppi né niente perché siamo in Italia e sarebbe una speranza folle la mia. Chiedo soltanto che le infrastrutture italiane vengano ammodernate, che non si debba dire ai cittadini di non mettersi in viaggio perché i treni potrebbero bloccarsi. Vorrei che i treni circolassero regolarmente con o senza la neve (anche se vedendo le soppressioni giornaliere di Trenitalia e i ritardi che i treni italiani accumulo nutro poca fiducia che questa situazione migliori in presenza della neve), vorrei che non ci fossero blocchi, che i mezzi spargi sale circolassero sulle autostrade e sulle strade principali in maniera da rendere libera e sgombra da neve ogni strada possibile. Mi piacerebbe vedere l’Italia operante e viva anche in presenza di qualche fiocco di neve. Poi, se si verifica una terribile bufera improvvisa chiaramente ci adatteremo, ma quando le precipitazioni nevose sono previste….visto che siamo nel 2012 e non nel 1600, gradirei che lo Stato si desse da fare per evitare che tutti rimaniamo qui bloccati in casa a vedere sbigottiti e con la faccia ebete la neve cadere dall’alto come se fosse davvero la prima volta che la vediamo. Insomma ho grandi speranze, ma ahimè vedo che da due anni vengono sistematicamente deluse. Vivo in uno Stato in cui né chi comanda né chi viene comandato fa nulla per cambiare l’andazzo. Andiamo di male in peggio e ce la prendiamo con dei capri espiatori che possono essere i politici piuttosto che altri amministratori, ma inizio sinceramente a pensare che la prima grande critica la dovremmo muovere a noi stessi. Se, infatti, cambiano le persone ma i problemi rimangono gli stessi allora vuol dire che a livello di popolazione qualcosa non funziona! E se non funziona la popolazione, se la popolazione deficita di qualcosa allora buona notte a tutti ed è meglio che ce ne andiamo altrove. Magari in Bulgaria dove si vive peggio, dove ci sono meno risorse, meno ricchezza ma dove quando cade qualche centrimetro di neve almeno non succede nulla!





Tante persone per pochi posti

6 09 2011

Ieri c’erano i test nazionali per accedere alle facoltà di Medicina. Il rapporto fra posti disponibili e iscritti ai test era 1/10. in Italia ci sono ogni anno 90.000 persone che si iscrivono ai test d’ingresso sperando di ottenere uno fra i 9000 posti disponibili. Le Università dove è “più facile” entrare sono Trieste e Verona che hanno un rapporto 1/6 tra posti ed iscritti, mentre la “peggiore” è La Cattolica di Roma dove entra un ragazzo ogni 28 iscritti. Parlo di questo argomento non tanto perché dopo la mia laurea triennale in Commercio Estero ottenuta il 15 giugno ho deciso di cambiare percorso universitario, ma perché mi sono offerto di accompagnare la mia ragazza a sostenere questi famigerati test all’Università di Padova. Per onestà anticipo che sono una persona che nutre dei preconcetti nei confronti dei dottori e dei medici in generale. Non sono un loro ammiratore e, anzi, trovo sempre qualcosa da dire nei loro confronti. Non li ammiro mentre riconosco che il lavoro sporco lo fanno gli infermieri ai quali va tutta la mia ammirazione. Quando sono stato male e ho dovuto ricorrere alle cure del Pronto Soccorso (e ciò si è verificato una volta all’anno da tre anni a questa parte) ho notato che il compito del dottore era di mero burocrate: firmava, scriveva e basta. Chi mi ha curato nel vero senso della parola sono stati gli infermieri; ecco perché mi son formulato negli anni questa idea dei dottori. Inoltre altra cosa che influisce nella mia visione preconcetta ma non stereotipata è la mia avversione ai medicinali: cerco di prenderne pochi e solo in caso di bisogno, diversamente da altre persone che appena gli fa male un dito prendono un antidolorifico, quando hanno un leggero mal di gola prendono un antinfiammatorio e via discorrendo. Io i medicinali li prendo davvero solo nel momento del bisogno, ben conscio che se c’è un bugiardino lungo come un papiro all’interno di ogni scatola, un motivo ci sarà, no? E’ indubbio che i medicinali facciano bene, ma è altrettanto indubbio che i medicinali facciano male. Se ciò non fosse vero non ci sarebbe la parola “effetti collaterali”. Pertanto prendere una compressa che fa bene in un punto e male in un altro non mi pare una cosa molto intelligente. Ecco perché li prendo solo nel momento del bisogno privilegiando, se posso, rimedi naturali e che non necessitano di bugiardini.

Ora che vi ho esposto la mia idea nei confronti della medicina, passiamo a quello che ho da dire (di negativo, chiaramente) su ciò che ho visto nella giornata di ieri. Intanto una domanda: perché il corso di medicina è così ambito?Perché si presentano in 3000 per 400 posti? Che tutte queste persone abbiano nobili intenti e vogliano salvare il mondo? No, non lo credo! Forse l’idea del dottore che salva vite umane è lontana secoli dal modo di vedere le cose da parte della gioventù, visto che in treno i commenti si sprecavano su quanto fosse redditizia (economicamente) la professione del dottore. L’idea che mi sono fatto (che non significa nulla perché non è rappresentativa ma che comunque rappresenta una parte del problema) è che molti di quei 3000 iscritti cercavano di entrare per i guadagni che la professione medica può portare. Anche perché Medicina non è un corso di laurea poco stressante e visto che la durata complessiva è di 11 anni non vedo altre spiegazioni al perché attiri così tanta gente! Inoltre stando fuori dalle aule si scoprono cose interessanti, del tipo che decine e decine di studenti erano andati lì a provare il test non conoscendo bene la fisica, la chimica e la biologia. C’erano ragazze e ragazzi che telefonando a casa si lamentavano delle domande di fisica, biologia e chimica perché non conoscevano bene queste materie. Ma allora perché vai a fare il test e regalare i soldi della preiscrizione all’Università? Se non sai queste tre materie la vedo dura passare il test affidandosi soltanto alla cultura generale! Questo è un altro motivo che mi spinge a pensare che molti degli studenti di medicina scelgano questa carriera pensando unicamente al denaro. Quando poi in treno senti discorsi immaturi del tipo: “Hai idea di quanto si prende facendo il medico di base? Ormai non fanno niente, non visitano neanche e prendono tanto” capisci che alcuni ragazzi pensano solo al guadagno facile e non certo a salvare vite umane. Come se non bastasse, quando mi son trovato di fronte dei dottori competenti non è che mi abbiano fatto una grande impressione! Il mio medico di base e quasi tutti gli altri dottori che ho conosciuto negli anni (tranne 2 giovani dottori e alcuni di quelli privati) mi hanno sempre guardato dall’alto in basso con un’espressione di semi-arroganza, trattando la visita come una pratica da sbrigare velocemente. Non c’era da parte loro la disponibilità o la volontà di mettersi alla pari col paziente ed essere disponibili. Assolutamente! A volte non ti trattano con gentilezza e non è certo raro che alcuni dottori se ne strafreghino del paziente, perché magari sono impegnati ad andare a prendere il caffè e non possono firmare referti per la prossima mezz’ora. Proprio venerdì mi è capitata una situazione di questo tipo: ho accompagnato la nonna a fare un elettrocardiogramma e dopo venti minuti aveva già terminato. Ho dovuto aspettare più di un’ora per avere il referto. “Avrà scritto tanto il dottore” pensavo, e invece c’era la stampa dell’elettrocardiogramma e il suo timbro. Non un commento, niente. Un’ora per fare questa cosa? E perché le infermiere si lamentavano che non trovavano il dottore? Vedendo ieri le abitudini all’interno del Policlinico Universitario forse qualche idea di dove fosse il dottore me la sono fatta.

Mi sono accorto, infatti, che i dottori considerati nel loro insieme, sono dei gran bevitori di caffè e apprezzano moltissimo l’ambiente dei bar. Non solo: lo apprezzano così tanto che si sentano quasi a casa loro tanto che tra l’ambulatorio e il bar nemmeno si cambiano d’abito: li vedi circolare all’interno e all’esterno della struttura in camice e calzature da lavoro ai piedi. Ne ho contati 5 in una giornata intera che fossero vestiti in abiti civili, ma forse chissà quelli nemmeno erano dottori! Visto che è un malcostume presente ovunque in Italia quello di girare all’esterno dell’ospedale con i camici, mi domando cosa siano serviti 11 anni di studio! O insegnano loro al primo anno che non si circola all’esterno dell’ambulatorio con camice e scarpe da lavoro e poi nei 10 anni successivi se lo dimenticano, oppure veramente hanno studiato per nulla se già non si ricordano questo insegnamento base! Già prima pensavo che studiare 11 anni fosse una pazzia, ora lo penso ancora di più visto che dopo 11 anni non sei nemmeno in grado di capire che tu, dottore, non puoi andare al bar e mangiare col camice col quale visiterai i pazienti!!! Per la serie: “11 anni buttati nel cestino”. Come se non bastasse a certe persone leggevi in viso la boria di essere semi-dottori. Gente di 28 o 30 anni senza nulla ancora nella vita, con la prospettiva però di diventare dottore si atteggiava e se la tirava come una fionda per il solo fatto di avere il camice. A certe persone, forse, basta un semplice camice per credere di essere superiori ad altri e prendere in giro i partecipanti al test! D’altronde tutto questo è normale e fa parte della prassi! Alle scorse elezioni provinciali ho fatto lo scrutatore e la presidente di seggio, logopedista, raccontava della testa che ti fanno all’università appena entri a Medicina: ti dicono che tu sei in qualche maniera fondamentale nella società, ti dicono che per il solo fatto di avere la vita dei pazienti nelle tue mani tu sei superiore a loro e che la loro è una scuola di eccellenza. Ti bombardano il cervello di cazzate che, se anche sei una persona umile, non puoi nel corso degli anni non credere di essere superiore all’infermiere di turno e non puoi non guardare il tuo paziente con insofferenza ed arroganza, perché fa parte delle cose che ti insegnano. Già ieri ai test d’ingresso si è presentato il preside della facoltà in camice (ma è proprio necessario? Non sei lì in veste di medico, ma di presidente di una facoltà! Non puoi vestirti in abiti civili? Non credo che alla facoltà di Giurisprudenza il preside si presenti vestito da Pubblico Ministero o da Giudice! Un po’ di serietà per favore!) a dire che l’Università di Padova era la migliore, che era una scuola di eccellenza, che lui insegnava negli Stati Uniti, che aveva programmi d’eccellenza e via discorrendo. Se già partono in questa maniera, secondo voi è mai possibile mantenere l’umiltà che si aveva 18 anni? Io non credo ed ecco perché mal sopporto i dottori e l’intera facoltà di Medicina!

Senza voler dire nulla sui test che mi paiono inadeguati a selezionare le persone secondo un criterio serio, ho solo la speranza che l’interesse verso queste discipline diminuisca e che in futuro i dottori sappiano mettersi a pari livello col paziente sapendo che il paziente : dottore = cliente : azienda. Visto che è il paziente che permette al dottore di guadagnare, magari cercare quello che in economia chiamano “fidelizzazione del cliente” non sarebbe poi male! D’altronde a me pare scontato che tranne pochi casi il mestiere del dottore sia stato profondamente travisato e si veda in esso solo una possibilità di guadagno economico che altre professioni non offrono. Infatti per me i veri dottori sono quelli che curano pazienti tutto l’anno e poi vanno in Africa durante le ferie a curare i più poveri. Ce ne sono pochi di dottori così ma esistono. Non voglio dire con ciò che si è dottori solo se si va in Africa a curare i pazienti, ma questo è il modo giusto per dimostrare che sei entrato a Medicina per curare le persone. Forse i dottori e i futuri dottori devono dimostrare in qualche maniera perché sono entrati, perché son voluti entrare e perché la cura delle persone per loro riveste così tanta importanza, giusto per non aver più dubbi che lo facciano solo per desiderio di denaro!

P.S. Con questo articolo non è mia intenzione generalizzare e dire che tutti i dottori siano così oppure che tutti gli aspiranti dottori vogliono diventare medici solo per denaro, ma vuole solo descrivere l’ambiente che ho visto ieri ai test di Medicina a Padova e che, devo dirla tutta, un po’ mi ha nauseato. Le idee che mi son fatto non vogliono essere conseguenza del mio modo di vedere la medicina, ma sono suffragate da esempi riscontrabili nella vita reale. Son convinto che ciascuno di voi si sarà trovato davanti più di un dottore simile a quelli che ho descritto io. Se così è evidentemente un problema di fondo c’è, no?