Ingovernabilità attuale o malgovernabilità futura? Scelgo il ritorno alle urne

2 03 2013

Ovviamente le elezioni del 24 e 25 febbraio sono state, anche per me, una sorpresa inaudita: il Pd dato già vincitore si è trovato per meno di 0,5% un numero di seggi pari al 55% dei voti alla Camera mentre al Senato hanno perso. Si aprono ora mille prospettive sul futuro dell’Italia che però continua a rimanere profondamente incerto. Sappiamo bene tutti che al momento attuale manca la governabilità, ma mi preoccupa molto di più se il Pd chiedesse una sorta di alleanza col M5S. Innanzitutto perché il programma del M5S è distruttivo e recessivo per l’Italia e sfido chi ha votato questo movimento a spiegarmi come il no alla TAV, l’uscita dall’Europa, il ripudio del debito pubblico, la nazionalizzazione delle banche e quanto altro siano attuabili e siano seri. Infatti un conto è la presa in giro, il comizio in piazza, ma Beppe Grillo si è alimentato di speranze di persone che hanno poco e vedono, ahimè, nel M5S l’ultima possibilità. Promettere un reddito minimo quando soldi non ce ne sono neanche per la CIG è forse una sciocchezza. Significa essere un comico e non avere idea di cosa sia la politica. Per questo mi perplimo quando sento che il 25% del 75% degli elettori ha votato il movimento di Grillo, perché questo significa aver dato importanza solo alla riduzione dei parlamentari e non a tutte le altre proposte idiote e fuori dalla realtà. Ieri a Servizio Pubblico un operaio sardo, un minatore, spiegava perché aveva votato per Grillo e mi ha fatto capire come costui non credo abbia analizzato la fattibilità del programma di Grillo perché o non ne è capace, oppure ha guardato solo a un proprio eventuale tornaconto. Sul fatto che gli italiani votassero un po’ così come capita non avevo dubbi, ma ben presto l’onda di Grillo secondo me si esaurirà se non riuscirà a tirare fuori idee convincenti più interessanti di quelle che potrebbe tirare fuori un bambino di seconda elementare! Inoltre sia da una parte che dall’altra mi domando come sia possibile che si alleino Bersani e Grillo che si sono reciprocamente offesi durante tutta questa campagna elettorale? Voglio far notare ai fantastici elettori del M5S che l’instabilità politica determinata anche dalla volontà del loro capo di non allearsi con nessuno costerà all’Italia la bellezza di 3 miliardi di Euro l’anno per maggiori interessi sul debito pubblico. Hai voglia a parlare di riduzione di parlamentari e di stipendio degli stessi, ma per raggiungere quella cifra dovresti chiudere il Parlamento! Inoltre….Grillo vuole andare alle consultazioni da Napolitano. Ma il Capo dello Stato per il comico genovese non era quanto di peggio esistesse in Italia? Non lo aveva sbeffeggiato ed offeso nel proprio blog? E poi lui che c’entra con la politica? Sbaglio o ha sempre detto che lui non sarebbe mai entrato in politica? Quindi perché alle consultazioni al Quirinale non manda un elettore grillino? Non è che forse gli elettori grillini non abbiano la propria testa per ragionare ma siano (passatemi il termine) una sorta di scimmie addomesticate che fanno ciò che dice il padrone? Perché seguendo una serie di interviste ai nuovi parlamentari grillini, nessuno ha voluto esporsi sulla questione delle interviste non rilasciate da Grillo. Erano come paralizzati, come se avessero una idea che non potevano affermare perché altrimenti il rischio è un’uscita dal movimento. Visto che ciò è già accaduto, quanto ci metteranno i candidati a ribellarsi in un movimento dove la democrazia non si sa nemmeno che cosa sia?

Visto quindi che Bersani è riuscito nell’intento di perdere una vittoria già acquisita (e solo per questo motivo dovrebbe dimettersi se avesse un briciolo di umiltà) e che il M5S non è in grado di governare, la mia idea è quella di una grande coalizione che faccia per un anno le riforme necessarie: legge elettorale, riduzione dei parlamentari, riduzione dei compensi, eliminazione dei contributi elettorali ai partiti. Visto che il Pdl ha ottenuto, come coalizione, un risultato che non si può tralasciare considerato che hanno il Senato e alla Camera hanno perso solo di 0,5% ovviamente in questa coalizione dovrebbe far parte il Pdl ma non Monti relegato ad un ruolo secondario. Invece l’indicazione sembra essere quella di escludere il Pdl in quanto si vede che nessuno ha interesse a fare alleanze col Caimano, ma il problema qui è che ne va del futuro dell’Italia e gli unici ad aver perso siamo stati noi cittadini. Ora allora l’unica cosa intelligente che il Pd possa fare è smettere con la boria che caratterizza gli uomini di sinistra e, siccome erano “programmati” per governare e sono riusciti a perdere, proclami come quelli della Moretti o di Letta non si devono più risentire. Perché il bene dell’Italia non si fa soltanto con un partito mezzo morto ed un movimento disorganizzato composto da persone che non sarebbero in grado di governare!





Il nuovo che avanza

21 02 2013

Dopo la polemica relativa al master inventato di Oscar Giannino non posso esimermi dall’esprimermi considerato che in questo blog mi sono sempr dimostrato a favore del movimento Fare per fermare il declino. Devo dire che una simile notizia non me l’aspettavo e non nego che mi abbia fatto pensare a cosa votare tra pochi giorni. Infatti una notizia simile a meno di una settimana dalle elezioni potrebbe essere fortemente destabilizzante. Vedevo in Fare per fermare il declino un partito finalmente di destra, un partito finalmente liberista e non personale come è stato Forza Italia prima e il Pdl dopo. Dalla Seconda Repubblica ad oggi è sempre mancato nel centro destra un partito che fosse liberale in quanto sappiamo bene come il centro destra sia stato monopolizzata da Berlusconi con la creazione di partiti ad hoc su sua immagine e somiglianza. Il fatto che anche Giannino sia caduta in una trappola mi ha sinceramente fatto arrabbiare. Poi però ho pensato che nelle votazioni ci sono due filoni di pensiero: c’è chi vota il movimento e chi la persona. C’è chi vota Grillo e chi il M5S, chi il Pd e chi Bersani, chi il Pdl e chi Berlusconi. Non necessariamente le due cose devono essere uguali ed io ho sempre dato importanza più alle idee che alle persone perché le prime rimangono mentre le seconde passano. Ragion per cui i prossimi giorni da qui alle elezioni saranno importanti per capire se dare fiducia ad un movimento che secondo me dovrebbe avere più consensi nel centro destra o andare alle urne annullando la scheda. Ma al di là di quest0 la vicenda mi ha fatto pensare ad un’altra cosa: in queste elezioni si sente voglia di cambiamento e di rinnovo. La possiamo percepire soprattutto dalle nuove liste e dalle nuove persone che si contrappongono ai dinosauri politici. Infatti da una parte ci sono Pd, Pdl, Udc, Fli e dall’altra Rivoluzione Civile, Monti, Fare per fermare il declino e M5S. Posto che i primi hanno rovinato il nostro Paese e si sono dimostrati totalmente incapaci di guidare uno Stato, i cittadini italiani hanno fiducia che i secondi portino una ventata di novità. In realtà, però, il nuovo che avanza sembra terribilmente uguale al vecchio che resta e la mia paura è che tutto cambi in Italia affinché nulla cambi. I nuovi movimenti propongono un magistrato-ex magistrato-politico-ancora magistrato che ha chiesto l’aspettativa andando ad inficiare il principio costituzionale di separazione fra politica e magistratura. Non si può certo chiedere ad Ingroia di cambiare l’Italia visto che porta in Parlamento certi vizi propri della vecchia classe dirigente (vecchia per modo di dire visto che è ancora in sella). In più se chiedi un’opinione ad Ingroia ti risponde deviando il discorso sulla mafia. Quello è il suo campo, la sua specializzazione, peccato però che combattendo la mafia non combatti tutti i nostri problemi a partire da quello economico, oltre al fatto che se vuoi davvero combattere la mafia ti conviene rimanere in magistratura piuttosto che scendere in politica visto che i risultati che puoi ottenere sono certamente minori. Poi dopo questo magistrato politicizzato privo di idee c’è Grillo, un comico che si è dato alla politica e che propone idee valide (in teoria) ma che metterebbe in pratica in maniera disastrosa. Penso all’uscita dall’Euro alla possibilità di stampare moneta, al fatto che secondo lui non è il cittadino a dover scrivere la propria dichiarazione dei redditi ma dev’essere l’Agenzia delle Entrate e via dicendo. Oltre a queste proposte inconsistenti che potrebbero andare bene in un altro mondo (ma non nel nostro) c’è il grosso dubbio dell’integrità morale dei candidati e delle loro effettive capacità. Nessuno può darci le garanzie che essi siano migliori, moralmente integri e più preparati di quelli che sono dentro, ragion per cui i candidati grillini sono secondo me poco adatti al Parlamento. Se poi ci mettiamo che Grillo proporrebbe una madre di famiglia come ministro dell’economia capiamo che per lui le istituzioni non vanno rafforzate ma distrutte. Poi c’è Monti al quale avrei dato il mio voto se non si fosse messo con due mummie politiche alle quali auguro con tutto il cuore di non entrare in Parlamento. Magari per Casini sarà difficile ma non vedere più Fini in Parlamento sarebbe, secondo me, fonte di enorme soddisfazione. Pensare che una persona moralmente integra sia riuscita a trasformarsi da tecnico a politico (ivi inclusi tutte le negatività e i vizi del ruolo) e a candidarsi con i due fenomeni per ottenere un pugno di voti in più non mi lascia ben sperare sul nuovo che avanza e sul fatto che possa fare meglio dell’anno passato da tecnico. Infine c’è Fare per fermare il declino, movimento con poche pretese, certo, ma che fino a ieri non era attaccabile. Oggi si, perché il suo leader è caduto nella stessa trappola dei politici, quella per la quale certe cose accadono senza che l’interessato sappia nulla. Giannino non sapeva che uno stagista gli aveva attribuito dei master a Chicago, Scajola non sapeva chi fosse lo stronzo ad avergli regalato una casa e così via. Un bel paradosso per un movimento che predica trasparenza e correttezza.

Sicché alla fine ho fatto una riflessione che estendo a chi legge questo post: posto che i partiti del passato non siano più credibili dati gli scandali in cui sono incorsi e dato il malgoverno che hanno attuato, c’è in Italia, politicamente, qualcuno (movimento, partito o persona) che possa attirare verso di sé la fiducia di quei milioni di cittadini sfiduciati dalla politica? C’è nel nuovo che avanza qualcuno che sia credibile, che faccia proposte credibili ed attuabili, che abbia nello stesso momento carattere di trasparenza, onestà e rispetto delle regole? Perché per ogni movimento nuovo che si presenta alle elezioni politiche sono riuscito a trovare problemi che guarda caso sono gli stessi problemi che possiamo trovare nella classe politica attuale e che invece dovrebbero sparire. Al che si rinnova la mia idea sul fatto che se ci sono molte persone che taroccano il cv o che si trovano (da altri) cose che non hanno mai avuto evidentemente tutti noi dobbiamo fare un esame di coscienza molto serio perché non è possibile che nuovi attori politici provenienti da altri mondi e all’apparenza incontaminati da scorie politiche si ritrovino ad essere falsi e disonesti! Poi volendo estendere il fenomeno consoliamoci pensando che anche in Germania ed Inghilterra ciò accade spesso, segno che forse è una tentazione dalla quale non si riesce a stare lontani neanche in Europa. La mia speranza, a questo punto, è che si ritrovi una sorta di equilibrio delle istituzioni e il popolo italiano inizi a cambiare, perché solo partendo dalla base a risanare la società potremo risanare la cima della società stessa, perché il pesce puzza dalla testa e in questo caso la testa del pesce siamo noi milioni di cittadini italiani che nelle piccole cose cerchiamo le scorciatoie, le cose illegali, le cose facili e che ci vogliamo dimostrare furbi a tutti i costi!





La raccomandazione

14 02 2013

Noi sappiamo che uno dei mali della nostra società sta nella raccomandazione. Quell’odioso meccanismo per cui solo certe persone possono ambire a determinati posti a prescindere dalle conoscenze e dalle capacità. La raccomandazione, in Italia, provoca due gravi conseguenze: da una parte dà il posto di lavoro a persone che non lo meritano e, di riflesso, impoverisce tutti noi in quanto se ad ogni posto di lavoro si abbinasse una persona in grado di svolgere quell’attività tutto sarebbe più efficiente e redditizio. Su questo sono discorsi ovvi, al limite del banale. Poiché tutti noi conosciamo il fenomeno e ne conosciamo altresì i rischi non mi dilungerò molto, soprattutto perché molti fra di noi, magari, si sono già imbattuti in casi concreti di raccomandazione e potrebbero essere loro a dover scrivere degli articoli nei propri blog. Quello su cui oggi mi voglio focalizzare è un altro discorso: la raccomandazione è talmente presente in Italia che ormai spesso viene usata da certe persone come scusa o giustificazione per non arrivare ai propri obiettivi. Parlando nella vita reale con gente diversa mi sono accorto come la raccomandazione sia presente a tutti i livelli e in tutti i settori. Almeno a parole! Difatti quando parlo con un interlocutore che mi avvisa dei propri obiettivi, dei propri studi e di ciò che vorrebbe diventare e sento la parola “raccomandato” mi metto subito all’erta. Non voglio dire di essere diffidente e di sottovalutare la raccomandazione, tuttavia credo che molto spesso quando certe persone non vengono ritenute valide per un posto la loro giustificazione classica è: “Si vede che è un raccomandato”. Questo generalizzare a mio avviso porta ulteriori gravi danni nella società perché spinge l’interlocutore a credere che davvero la raccomandazione sia ovunque e, come istinto naturale, anche il singolo soggetto sarà spinto a ricorrere alla raccomandazione. La realtà invece almeno a mio avviso è diversa: la raccomandazione c’è, esiste, e non si può negare, ma molto spesso più che la certezza che uno sia raccomandato si ha solo il vago sospetto o a volte nemmeno quello. Ma visto che coi sospetti non andiamo da nessuna parte e, anzi, incrementiamo l’insicurezza nella società io tendo a non credere a tutte quelle persone che ad esempio dicono: “Eh mi piacerebbe fare questa cosa qui, ma si sa che in quel settore entrano solo i raccomandati”. Da una parte, quindi, la raccomandazione viene esagerata ed esasperata e da un’altra non è a tutti i costi un fenomeno negativo e qui voglio spiegare il perché:

La raccomandazione, a mio avviso, provoca danni se mette nei post sbagliati persone altrettanto sbagliate, se per far piacere ad un amico o un familiare lo si assume anche se questa persona non sa fare quell’attività. Ma poniamo l’idea di un imprenditore qualunque in Italia, un piccolo medio imprenditore. Costui cerca un impiegato od un operaio e gli giunge la segnalazione di una persona, magari un figlio di un amico che potrebbe ricoprire quel ruolo. L’imprenditore lo convoca e lo sottopone a dei colloqui e vede che effettivamente quella persona potrebbe meritare, lo mette sotto stipendio e si accorge che effettivamente quel lavoratore merita. Si tratta anche in questo caso di raccomandazione. Ma è una raccomandazione sbagliata o dannosa? A mio avviso no. Nel settore privato, ad esempio, spazi per la raccomandazione ce ne sono pochi. O sei capace di svolgere un determinato lavoro oppure a meno che tu non sia un intoccabile nelle piccole medie realtà anche il raccomandato può aver vita dura se non è in grado di svolgere quel determinato lavoro. I settori nei quali la raccomandazione può fare maggiormente danni sono il settore pubblico e le grandi aziende. Nel settore pubblico sappiamo che assumere è difficile e licenziare quasi impossibile, sicché mettere nel posto sbagliato personale altrettanto sbagliato è facile (per via di collusioni tra politica e pubblica amministrazione e perché “intanto paga Pantalone”) e licenziarlo impossibile. Sicché in questo caso nel pubblico la raccomandazione provoca danni a prescindere che sia “buona” o “cattiva”. Se è “cattiva” gli effetti dannosi sono intuibili, se è “buona” in ogni caso lo Stato si è comportato in maniera amorale perché al posto di mettere tutti i candidati sulla stessa linea e testarli ne ha promosso direttamente uno togliendo lavoro ad altri. Nelle grandi imprese, invece, le collusioni coi poteri forti sono ovviamente maggiori che non nelle piccole-medie imprese e i margini sono tali che un lavoratore in più o in meno alla grande azienda non cambia nulla. Ma se a fronte di uno stipendio in più da pagare il management si assicura relazioni forti e duratore con politici influenti allora quello stipendio verrà visto come altamente produttivo per la direzione centrale. Tuttavia, come dicevo poco fa, in questo settore la raccomandazione fa sicuramente maggiori danni perché anche qui (proprio per via delle relazioni impresa-politica o impresa-impresa) il licenziamento potrebbe essere cosa difficile e in periodi economici negativi potrebbero pagare onesti lavoratori in luogo del disonesto lavoratore messo lì per compiacere l’amico influente di turno. Inoltre la raccomandazione difficilmente si osserva in lavori modesti dallo stpendio modesto e questo naturalmente crea danno patrimoniale alla società stessa e agli investitori di quella società. Nel settore privato nelle aziende medio-piccole, invece, se il raccomandato non è in grado di svolgere il lavoro per cui è stato assunto, i danni sono maggiori dei benefici e l’imprenditore non avrà remore a sbarazzarsene, anche perché in contesti medio-piccoli uno stipendio non ha la stessa incidenza che in settori grandi (ovviamente) con grandi margini. Di conseguenza il mio invito è quello di distinguere quando si parla di raccomandazione tra quella “buona” che non crea danno e quella “cattiva” che invece danni ne crea. Se da un lato la raccomandazione nel settore pubblico è inaccettabile e rappresenta per me una vergogna nazionale, è anche vero che nel settore privato non ci sono regole o comportamenti morali ben precisi e determinati. Un raccomandato può, di per sè. essere anche utile alla società presso la quale lavora e non è vero ch l’imprenditore privato debba proporre il posto di lavoro ad una platea di disoccupati: se gli giunge una segnalazione di una persona affidabile è normale ch si fidi di quella persona soprattutto se la conosce da anni. Quello che voglio dire, in definitiva, è che ciascuno di noi se deve affidare qualcosa a qualcuno preferisce affidarlo ad un amico, un conoscente o un parente. Si tratta unicamente di fiducia e nel settore privato a mio avviso, non è così pericolosa come nel settore pubblico. Inoltre, altra obiezione, non sempre si è in grado di dire se quella persona ha ottenuto il posto perché effettvamente raccomandato oppure no. Infine, terza obiezione, chi ci dice che il raccomandato non sia addirittura migliore di noi? Non tutti i raccomandati sono persone inutili e dannose!

E qui arrivo dove volevo arrivare: la raccomandazione viene usata da molti di noi come una scusa e talvolta si usa a mo’ di sospetto per scatenare una propria frustrazione. Ciò che è successo poco tempo fa in un comizio del Pd non mi è piaciuto granché: una certa Chiara Di Domenico ha accusato la figlia di Pietro Ichino di raccomandazione perché a 24 anni è entrata in Mondadori. Sicuramente la Di Domenico di strada ne ha da fare perchè ancora non sa che non basta fare nomi così ma servono le prove per sostenere una propria idea. Prove non mi pare ne siano state fornite sicché di quella becera denuncia è rimasto soltanto un nome che verrà preso di mira nei prossimi mesi. Inutile dire che nel Corriera della Sera uno scrittore (a me sconosciuto in realtà) ha affermato di aver lavorato con Giulia Ichino e di aver apprezzato la sua professionalità (lo trovate QUI il link alla notizia). Inutile dire che di Giulia Ichino noi non sappiamo nulla se non che è figlia di Pietro Ichino. Eppure il cognome ingombrante non è certo sinonimo di raccomandazione. Per quel che ne sappiamo noi la Ichino potrebbe essere un’ottima professionista dall’eccellente background accademico. Lei le spiegazioni (non doveva dare spiegazioni, in realtà) le ha fornite e a me ha lasciato l’idea che questa vicenda sia nata per un odio rancoroso della Di Domenico. Ovviamente in Italia poi ce la prendiamo col capro espiatorio di turno, non ci curiamo della sua preparazione ma ci basta che qualcuno faccia una denuncia che siamo pronti a scattare. Lo stesso pensavo e dicevo quando venne fuori il nome della figlia della Fornero ricercatrice in un ateneo italiano. Anche per la figlia della Fornero erano stati avanzati sospetti di una raccomandazione senza tener conto del periodo di studi passato all’estero e delle pubblicazioni che aveva fatto. Come spesso accade la nostra informazione si rivela lacunosa e la denuncia fatta dalla Di Domenico mette tristezza. Maggiore tristezza avanza quando Bersani al posto di prendere le distanze si avvicina commosso. Credo che in fatto di raccomandazioni prendersela con un bersaglio sia comodo, ma la prossima volta sarebbe il caso di portare le prove che si hanno o tacere. Perché il sospetto di raccomandazione fa più danni della raccomandazione pura e semplice per i motivi citati sopra. Come spesso dico, la politica ha un ruolo e compito molto importante: dare l’esempio. In questo son convinto che la Di Domenico abbia ancora tantissimo da imparare e, senza dubbio, per la prossima volta si conterrà. Bersani, dal canto suo, che dovrebbe dare maggiormente l’esempio, pensi a prendere le distanze da accuse senza prove, pena lo scendere in una campagna elettorale becera! Se la Di Domenico voleva avere i suoi 5 minuti di notorietà li ha avuti. Siccome stava parlando di temi molto importanti per la nostra società, la prossima volta al posto di agitare sospetti infondati pensi a proporre esempi concreti perché sicuramente l’uscita da un mondo precario si può ottenere anche grazie a chi, come Chiara Di Domenico, il mondo precario lo conosce bene. Ma ahimè, non è questo il modo di combattere una giusta battaglia!





Il problema dell’indipendenza

11 02 2013

Sono ahimè in ritardo nell’approfondire un tema che mi stava particolarmente a cuore e che non ho avuto tempo di approfondire precedentemente: il problema dell’indipendenza tra poteri dello Stato. Pochi preamboli, vado subito al dunque: la candidatura in politica di Ingroia ha, per me, dello scandaloso e non lo dico solo perché Ingroia è rappresentante di una parte politica completamente opposta alla mia. Ritengo sia scandalosa perché il Sig. Ingroia non ha ancora scelto cosa fare da grande. La politica, intesa come rappresentanza della società, deve necessariamente essere aperta a tutti: avvocati, giornalisti, magistrati, operai, impiegati, banchieri e via dicendo ma quello che trovo personalmente fastidioso è l’abitudine di certe persone di chiedere l’aspettativa per tentare un ingresso in politica. La politica o la si fa o non la si fa, non la si tenta. Non è un modo per ricevere visibilità mediatica o per arricchirsi; si tratta di una della attività più importanti e utili alla società se fatta in maniera cosciente. Fare politica significa fare sacrifici, significa mettere da parte sé stessi per combattere le cause dei più deboli. In quanto tale la politica non può essere un ripiego o un secondo lavoro. Trovo detestabile che Ingroia e Grasso abbiano chiesto l’aspettativa da magistrati per scendere in politica. E se poi la loro carriera in Parlamento non dovesse andare bene che facciamo? Torniamo come se niente fosse a fare il magistrato? E con quale indipendenza??? Perché è proprio questo il punto: l’arrivismo di certe persone fa dimenticare un articolo della Costituzione che afferma “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Per chi non lo ricordasse si tratta dell’articolo 104 della Costituzione ed è ancora più grave se non a ricordarselo è qualcuno che della legge ha fatto la professione. In questo post mi voglio scagliare certamente contro Ingroia e Grasso ma mentre il secondo lo tralascerò, mi concentrerò unicamente sul primo perchè diversamente dal secondo Ingroia negli anni ha messo in piedi una serie di comportamenti a mio avviso vergognosi. Prima però di parlare male del candidato di Rivoluzione Civile voglio fare un’ultima invettiva contro lo strumento della aspettativa: non ho nulla in contrario nel fatto che magistrati si candidino in politica. Credo possano apportare molto alla società perchè alcuni di loro possono essere davvero preziosi in ragione delle battaglie che hanno negli anni combattuto. Mi fa però rabbia vedere le persone che vogliono tenere il piede su due scarpe: secondo me devi stare o di qua o di là anche perché nel momento in cui tu, magistrato, ti “sporchi” in politica, non puoi tornare nella Magistratura con garanzia di terzietà ed indipendenza. Se è vero che il citato art. 104 afferma che la Magistratura deve essere indipendente dagli altri poteri, come si fa a presumere che un magistrato sceso in politica e successivamente tornato all’ovile sia indipendente e giudichi secondo la legge e non secondo le proprie idee? I magistrati sono persone normali e come tutti noi hanno anche loro le proprie rispettabilissime idee. Il plus di questa categoria, però, giace nel fatto che devono nell’esercizio delle loro funzioni, accantonare le proprie idee e far prevalere la legge. Non credo ci sia in Italia alcuna persona che possa dimostrarmi che un magistrato non sia politicizzato dopo essere stato in Parlamento. Nel momento in cui ti candidi ti sei già esposto, ti sei dichiarato e non sei più credibile per la giustizia. Ragion per cui ben vengano i magistrati nel nostro Parlamento, ma non tornino più a giudicare o a fare i PM perché non ne avrebbero più titolo. Francamente speravo che l’articolo 104 fosse già esaustivo e invece devo ricredermi perché penso che sia necessaria una legge ad hoc che neghi la possibilità di concedere l’aspettativa. Se uno sceglie deve scegliere in maniera definitiva. Facciano come Di Pietro o De Magistris che ormai in politica non possono tornare. Ma l’aspettativa, per favore, no.

Poi inevitabilmente la vicenda Ingroia è ancora più detestabile perché egli si è già reso protagonista di esprimere idee politiche quando i suoi colleghi molto più saggiamente tacevano. Ha continuato ad esprimerle in pubblico facendo vacillare la convinzione che non fosse di parte. Si è prestato a sonore critiche politiche ed è stato altresì richiamato dall’Anm. Se pensiamo che l’Associazione stessa ha richiamato un proprio membro ci rendiamo conto del fatto che le sue affermazioni in quel contesto specifico fossero chiaramente politiche perché mediamente un’associazione o un sindacato è sempre pronto a difendere i propri membri. Con Ingroia non è accaduto, è riuscito a paragonarsi a mostri sacri della Magistratura come Falcone e Borsellino. Ha quasi infangato il loro nome paragonandosi a loro quando secondo me invece varrà un centesimo di uno dei due. Ha usato (e questa è la cosa peggiore) i loro nomi a fini politici per acquisire maggiore credibilità agli occhi degli elettori. E’ riuscito a ricevere una risposta piccata da parte di una collega e dalla sorella di Falcone. E’ riuscito nell’incredibile intento di mettersi a livello di due magistrati uccisi dalla mafia. Per carità, totale rispetto per le battaglie, anche delicate, da lui compiute ma a volte quando parliamo di persone tragicamente scomparse per il bene della Repubblica dovremmo usare prudenza. Non pago di tutto ciò è andato (forse….) in Guatemala a coordinare un’importante missione dell’Onu. Evidentemente tale missione era molto breve se è vero che dopo due mesi era già di ritorno pronto per candidarsi. Delle due l’una: o la missione era molto semplice, oppure ha sputtanato l’Italia agli occhi del mondo lasciando l’incarico all’inizio! Quello che voglio far capire è che tutte le recenti azioni o comportamenti di Ingroia sono classificabili come “da spettacolo” tutti finalizzati ad aumentare la propria risonanza mediatica in vista di una futura candidatura. Dopo aver esternato idee politiche, dopo essere stato criticato ed accusato di mancanza di indipendenza, Ingroia ha pensato bene di dar ragione ai propri detrattori candidandosi. E in più senza lasciare la Magistratura, ma chiedendo soltanto l’aspettativa. A questo punto, poiché mi pare un evidente malcostume italiano, vorrei guardare in faccia le persone che avranno il coraggio di votare Ingroia per chiedere loro se non credono di far peggio eleggendo una persona che ha dell’inconsistente e forse priva di sani e solidi principi morali. La società italiana e la politica hanno bisogno di persone che possano diffondere principi validi, persone che possano insegnare qualcosa. in Parlamento abbiamo già troppa gente di dubbio gusto, non ce ne serve un altro!

L’altra categoria che mi infastidisce vedere in politica sono i giornalisti. Premetto che come prima anche per i giornalisti vale lo stesso discorso dei magistrati: ben venga la loro candidatura. Costoro però non sono soggetti a prescrizioni normative circa l’indipendenza dalla politica sicché il caso è meno grave. Tuttavia per l’idea che ho io di giornalismo ci dovrebbe essere una sorta di precetto morale che li guida: a meno che tu non sia chiaramente dichiarato politicamente (e non è per forza un male) non puoi dopo la parentesi politica tornare in un giornale e pensare che i tuoi lettori ti vedano come imparziale. Nel momento in cui anche un giornalista scende in campo la percezione che si ha della persona secondo me cambia. E a me piacerebbe che la classe giornalistica italiana fosse diversa: meno servi di partito e più gente in grado di giudicare, criticare e vedere la realtà in maniera obiettiva. Meno giornalisti arrivisti pronti a criticare Tizio piuttosto che Caio a seconda di come vanno nel paese le cose, meno giornalisti stipendiati da leader politici oppure mascheratamente imparziali. Mi piacerebbe che un giorno in Italia i giornalisti fossero davvero obiettivi mentre nella realtà di giornale obiettivo ce ne sarà (forse) uno solo. E’ vero che il giornalista fa delle critiche e delle opinioni il proprio mestiere, ma è altresì vero che il popolo italiano necessita di vera informazione. La vera informazione la si fa mettendo da parte nell’esercizio delle proprie funzioni, le proprie idee politiche andando a smascherare truffe, scandali e tramacci. L’informazione obiettiva è raggiungibile a patto che moralmente i giornalisti si sentano indipendenti. Ripeto: non mi illudo che ve ne siano di non schierati politicamente, ma le loro idee a mio avviso non dovrebbero trasparire nei loro articoli. La vera informazione non la si ottiene influenzando i propri articoli con le proprie idee. Non mi illudo che raccontare la verità senza condizionamenti politici possa essere difficile per tutti, ma se ciascun giornalista analizzasse una singola situazione nella maniera più obiettiva possibile (per lui) senza curarsi di interessi economici (propri) o politici (altrui) potremmo, secondo me, ottenere un’approssimata rappresentazione della realtà attraverso i diversi articoli. Mettendoli assieme, ascoltando le diverse campane potremmo farci un’idea maggiormente chiara di ciò che è avvenuto, posto come condizione iniziale che nessuno sia in grado di essere perfettamente obiettivo. In Italia ci sono tante cose da cambiare, e la politica secondo me arriva dopo. Non possiamo chiedere che qualcuno cambi la politica se ci sono magistrati politicizzati che vi entrano, giornalisti stipendiati dai partiti o persone moralmente discutibili. Prima di cambiare la politica, forse, è necessario cambiare la società. Se i magistrati dessero l’esempio, seguiti dai giornalisti per la nostra Repubblica potrebbe davvero essere un passo iniziale. Sui magistrati ho già proposto come fare: il prossimo governo si impegni a vietare l’aspettativa per scendere in politica. Sui giornalisti ho solo la speranza che il connubbio politica-giornalismo cessi presto. Il finanziamento pubblico ai giornali venga messo nelle mani di un ente statale apposito apolitico, ad esempio. Ma soprattutto, dobbiamo sperare e avere fiducia nelle nuove generazioni di giornalisti: solo loro possono, per il bene della propria categoria, rifiutare sdegnosamente l’appoggio politico per mantenere la libertà di esprimere totalmente le proprie idee. Non parlo di utopia, ma di qualcosa realizzabile. L’importante è non essere arrivisti ed avere decisamente a cuore la propria professione: se c’è la passione, a mio avviso, non c’è leader politico o partito che tenga!





Sterilità politica

31 01 2013

Quelle del 24 e 25 febbraio 2013 saranno le quarte elezioni a cui assisterò consapevolmente. La prima volta che segui la campagna elettorale fu nel 2001, ero in prima media e mi stavo appassionando di politica. Nel frattempo ci sono stati due governi Berlusconi, uno di Prodi e uno tecnico di Mario Monti. Nel frattempo sono cresciuto, sono andato all’università, ho fatto esperienze varie che mi hnno permesso di cambiare idee e di modellare la mia testa e mi hanno fatto perdere un po’ di interesse nella politica attiva. Certamente ha contribuito il fatto che in tre governi nessuno sia riuscito a cambiare volto all’Italia e adesso siamo in un’epoca che definirei “medievale” e “buia” per mancanza di idee in politica. La politica, oggi come ogg, si sta dimostrando sterile, priva di idee e non riesce a trainare la società come invece dovrebbe fare. Non abbiamo di fronte a noi un futuro radioso perché non vedo nessuno che abbia la stoffa del leader e possa imporsi sui propri deputati e sulla coalizione che guida per il bene dell’Italia. Molto più semplicemente non vedo nessuno che sia interessato al bene dell’Italia o che sia in grado di farlo. Sicchè complici scandali vari quest’anno mi ritrovo con un bel punto interrogativo su chi votare. Da una parte si fa largo l’idea di riconsegnare la scheda senza andare a votare per lanciare il segnale di dire: “Io mi sono presentato ma mi sono rifiutato di votare” mentre dall’altra so benissimo che non cambierebbe lo stato delle cose, sicché cerco un’alternativa. Un’alternativa che però non deve essere una delle tante ma deve essere credibile e votabile, perché votare tanto per votare a me non interessa assolutamente. Premetto che negli anni il modellare la mia testa mi ha condotto (grazie a Dio) a non essere un cosiddetto “servo di partito” e sono orgoglioso di avere una mente libera da ideologie e da partitismi vari perché quando navigo nel Web e leggo alcuni blog o i commenti nei siti dei maggiori quotidiani vedo quanto gli italiani siano succubi nel modo di parlare e ragionare di alcuni partiti o di alcune propagande. Premetto altresì che i miei ideali si collocano nel centro destra all’interno di quella area cosiddetta “liberale” ma non nego che alcuni (pochi) ideali di sinistra siano accettabili e, anzi, da applicare in una società moderna. Detto ciò passerò in rassegna i principali partiti che si candidano alle elezioni per mostrare come, dopotutto, l’Italia è flagellata da pura e semplice sterilità politica:

  • Il Pdl si è disunito, scomparso per un po’ dai radar politici a causa dei troppi scandali dei propri candidati. Un partito certo poco trasparente al quale ne capita sempre una, vedesi un volta per tutte la confusione sulle liste elettorali. Se ha più del 20% dei consensi (secondo i sondaggi) è perchè il proprio fondatore (e proprietario direi io) è sceso nell’arena come un leone. Ma dopo tre Governi Berlusconi non è più attendibile, non gli si può affidare alcunché. Ha troppo spesso illuso le speranze degli italiani e adesso non sta proponendo nulla di alternativo. Parla di togliere l’Imu anche se non abbiamo capito se sono fattibile le contromisure che adotterebbe. I problemi del Pdl sono i problemi di Berlusconi: troppi impresentabili e politica ridotta ad un teatrino. Troppi candidati che dovrebbero essere altrove perché in politica da un ventennio e non funziona il sistema di coloro che sono candidati perchè amici, conoscenti od altro di Silvio. Inoltre l’incapacità di Alfano di dire a Berlusconi di non candidarsi e il fallimento sul tema delle primarie mostrano come il Pdl non sia in grado di esprimere una leadership per il paese;
  • Il Pd non è preso tanto meglio! E’ riuscito a non approfittare dei problemi del loro maggiore concorrente e, anzi, si sono fatti dilaniare internamente da corruzione, tangenti e furti. I casi di Lusi e Penati non giovano al Pd. La creazione di liste pulite non indica nulla perché l’onestà delle persone non si guarda retrospettivamente ma nel futuro. Nessuno ci assicura che queste persone “pulite” un giorno non si trasformino in piccoli Lusi o Penati. Inoltre il recente scandalo Mps addossa diverse colpe al partito che ora dovrà spiegare come è possibile che un partito controlli (male) una banca ed un’intera città. Dovrà spiegare perchè mai i cittadini dovrebbero fare sacrifici per l’Imu quando persone del partito si dimostrano incapaci e dovrebbe dare garanzie sulle persone candidate. Da ultimo l’alleanza con Vendola potrebbe rappresentare un copione già visto troppe volte;
  • Rivoluzione Civile alla quale auguro un flop si basa su un impresentabile: Ingroia. Se la discesa in campo di Ingroia dovesse essere lo specchio della società civile siamo presi bene. Non è certo credibile un soggetto che dalla Magistratura attacca certe parti politiche, viene richiamato dall’Anm e va in Guatemala per qualche giorno per mera operazione pubblicitaria. Poi finita la farsa torna in Italia, chiede l’aspettativa e si candida in politica. Ciò dimostra che la società italiana è ben più malata di quanto credessimo perchè abbiamo perso i riferimenti costituzionali che ci dicevano che magistratura e politica dovrebbero essere reciprocamente indipendenti. E infatti si vede quanto indipendenti siano!
  • Sul M5S non vorrei sprecare troppe parole perché non le meritano. La loro ricetta è banalizzare la politica e mandare tutti a fanculo. Beh direi un’ottima ricetta per uscire dalla crisi. Quella di Grillo di candidare gente comune è garanzia di fallimento perché la gente comune, in quanto tale, non è in grado di Governare o proporre. Quando sento Grillo dire che vorrebbe vedere come Ministro una mamma di tre figli mi preoccupo perché l’economia statale non è economia domestica. Non si tratta di decidere quanto pane e latte comprare ma ci sono concetti ben più difficili ed importanti, scelte che nemmeno Premi Nobel per l’economia saprebbero prendere e qui in Italia tutto viene banalizzato. Quando poi penso alla mancanza di democrazia interna mi viene male: dopo la giornata della memoria sembra di vivere un copione già visto, di uno che con l’arroganza e la forza andava al potere e fingeva di essere democratico. Nel ’22 si chiamava Mussolini, oggi si chiama forse Grillo?;
  • Sulla Lega Nord no comment. Forse hanno perso la bussola! Nei primi anni 90 dovevano cambiare l’Italia e anche loro hanno cambiato le proprie tasche. Troppi scandali, troppo schifo, troppa vergogna per rivotarli. Saranno destinati a recitare una parte marginale per diverso tempo anche se hanno reagito meglio del Pd, Pdl e Idv agli scandali e alla corruzione. Il processo di rinnovamento è tutto da vedere, prima di tutto dobbiamo capire se vogliono ancora l’indipendenza della Padania, se hanno ripiegato sul federalismo o cos’altro;
  • Il Centro con Monti, Fini e Casini è un’accozzaglia impresentabile. Non nego volessi votare per Monti perché è una persona credibile, uno che sa le decisioni da prendere, ha i piedi per terra e non necessita di troppe promesse elettorali. Tuttavia l’alleanza con due “zombi”, due persone che sono inguardabili uno perchè è passato in maniera troppo disinvolta dall’estremo al centro e l’altro perché pur divorziato guida un’alleanza di cattolici mi hanno fatto desistere: non mi va di dare il voto a Monti garantendo un’altra legislatura a due persone che vorrei vedere a lavorare per una volta nella loro vita! Speravo vivissimamente che Monti andasse da solo perchè da Fini e Casini, per me, non ha nulla da guadagnare. Poteva guadagnarci con Italia Futura, poteva rappresentare il cambiamento invece è andato con due persone che vivono di politica!;
  • Infine il movimento verso il quale propendo: Fare per fermare il declino. E’ un partito piccolo, con speranze di entrare in Parlamento ma con la consapevolezza che reciteranno un ruolo molto marginale. Eppure appartengono all’area liberale che a me piace molto e soprattutto sono gli unici che hanno proposto qualcosa. Mentre gli altri si incaponiscono a parlare di Ruby, di processi, di Imu e quanto altro nel sito del partito ci sono 10 proposte per abbassare le tasse, il debito e in generale la pressione fiscale. Sono applicabili? Forse si, forse no. Di certo loro ci provano, fanno ipotesi e non promesse. Le promesse le fanno coloro che sanno di non poterle mantenere. Per me, un partito che si presenta alle elezioni deve dire cosa e come intende farlo. Nessuno l’ha detto, tranne Fare per fermare il declino. Tutti gli altri hanno blaterato discorsi che non stanno né in cielo né in terra, promesse che una volta al Governo sapranno non mantenere. Forse la novità della politica è rappresentata da questa lista. Forse. Io mi voglio ancora illudere, ma voglio che sia un’illusione vera, non come quella di votare Pd perché ci sono volti nuovi nelle liste a partire dal loro leader: uno che è da 20 anni in politica!

Quindi in conclusione si noti come tristemente la nostra politica italiana sta vivendo un momento di declino. Non ci sono nuovi interpreti verso i quali avere fiducia, non ci sono programmi seri e peggio ancora idee convincenti. Io spero che a prescindere dall’appartenenza politica di ciascun elettore, gli italiani prima di andare al seggio si domandino se conviene votare i vecchi attori della politica, coloro che ci hanno portato in questa situazione o se conviene, invece, che si elegga qualcuno di nuovo MA credibile. Perché di comici e buffoni il nostro Parlamento ne è pieno. Non abbiamo bisogno di movimenti appositi!





L’onestà degli italiani

15 11 2012

I recenti fatti di cronaca politica ci inducono, nuovamente, a fare una riflessione personale. Ciascuno, al proprio interno, dovrebbe domandarsi il perché del proliferare di scandali attinenti ai partiti politici ed ai tesorieri. In precedenti post avevo con forza sostenuto che in realtà ciò che accade in politica altro non è che ciò che accade nella società. I politici non provengono da altri posti se non dalla società civili alla quale pure noi apparteniamo. Sicché i vizi di certe persone possono, sì, essere amplificati da indebiti diritti e privilegi, ma sono causati da vizi presenti nella società stessa. In generale la disonestà non è attribuibile solo ai tesorieri o ai politici ma quando vediamo persone che prendono senza diritto la pensione di invalidità, oppure altre persone che truffano, che evadono eccetera ci accorgiamo che in realtà il marciume non sta dentro ai palazzi ma, ahimè, anche dentro le case. Sono gli insegnamenti sbagliati che riceviamo sin da piccoli che ci portano a costruire una società scarsa! E’ il dover essere circondati da persone che se fanno qualche furbata la dicono in giro perchè qui da noi chi è furbo è anche intelligente! Chi cerca la scorciatoia non viene denunciato ma viene applaudito. E poi, ovviamente, per non essere da meno anche noi vogliamo essere come loro innescando un meccanismo a catena che ci porta proprio qui dove siamo arrivati.

Quindi quando sento persone inveire contro i vari Lusi, Belsito o Fiorito a me vien da ridere perchè magari penso che le stesse persone che criticano al loro posto si sarebbero comportate nella stessa maniera. D’altronde la nostra politica è stata da sempre costellata di scandali, di furti, di indagati e quant’altro! Non è una recente scoperta che certe persone rubano al proprio partito. Forse è qualcosa a cui noi italiani abbiamo da tempo fatto il callo! Non si può pensare che questo quando accade uno scandalo dietro l’altro e quando prima c’è Lusi che spende e spande i soldi dei contribuenti, poi la Lega non vuol essere da meno e vuole pareggiare i conti col Pd. Allora interviene il pdl a dire: “Ma noi chi siamo? I più onesti forse?” E allora ecco Fiorito. A questo punto manca l’Idv ma non voglio infierire di questi tempi visto che l’ha già fatto Report. La conclusione alla quale giungo è che tutti i partiti si comportino alla stessa maniera: se possono tutti cercano di rubare come se già i soldi da consigliere regionale, assessore o parlamentare non fossero abbastanza. Poi vado nella società civile, nei blog e vedo che chi parteggia per il Pd difende il Pd e attacca la Lega dimenticandosi di Lusi, oppure chi è dell’Idv attacca tutti gli altri ancora ignaro della bufera che si sta scatenando su Di Pietro e chi è del Pdl dice: “Così fan tutti”. Questo comportamento di servilismo, a me personalmente, non va giù. L’idea di attaccare gli altri credendo di essere i meglio quando invece la realtà dimostra tutto il contrario per me è significato di servilismo, di annullamento della propria personalità e delle proprie idee per difendere quelle di un partito che, se si comporta in maniera non consona, deve essere “punito” dall’elettorato. Infatti per quanto le mie idee siano ancora vicine alla Lega e nonostante credo che ci sia stata una forte e dura reazione contro quello che è accaduto con Belsito (meglio certamente di tutti gli altri partiti) mi sa che alle prossime elezioni io il mio voto alla Lega Nord moralmente non posso darlo. Non per questo mi comporto da disperato e lo butto nel cestino dandolo al M5S, a questo punto certamente meglio il voto nullo! Mi dispiace solo che certe persone non abbiamo l’onestà di agire in questa maniera: certi sostenitori del Pd o del Pdl nascono e muoiono sostenitori del Pd o del Pdl. Sembra che non vengano nemmeno scalfiti da tutti gli scandali che succedono ogni giorno. Criticano gli altri ma poi se ne fregano quando i loro rappresentanti vanno a mignotte, prendono tangenti, rubano soldi ai partiti eccetera. Sono così bravi a criticare gli altri che talvolta si dimenticano di guardare in casa propria. Dico questo perchè secondo me un voto di protesta alle prossime elezioni ci deve essere. L’idea che torni un governo politico mi fa sinceramente tremare perché tornerebbero i soliti scandali, le solite pantomime, le solite schermaglie, i volti noti al tg serale e così via. In parole povere si può scoprire ciò che si vuole ma nessuno avrebbe una seria ripercussione. D’altronde finché certi italiani non si svegliano ma restano servi del partito non possiamo certo aspettarci un miglioramento del nostro Paese. Concludo con un invito: su la 7 si possono vedere le puntate precedenti del programma di Teresa Mannino (il cui titolo non ricordo). Ad ottobre se non erro è stato invitato a parlare Flavio Insimma che tra il serio e il faceto si è messo a parlare di vizi e virtù degli italiani. Vi lascio QUI il collegamento per vederlo. Credo meriti! Sono cose che non  mi hano per nulla stupito perché, ripeto, le dico da anni, però potrebbero aiutare (se dette da lui) a svegliare gli italiani!





La triste campagna del Pd

22 10 2012

Sebbene manchino ancora parecchi mesi sembra che la campagna politica sia già cominciata. D’altronde c’è un cominco da strapazzo che deve far di tutto per ragranellare consensi, e dall’altra parte ci sono politici da strapazzo che devono evitare un’emorraggia di voti. Se a poi aggiungiamo che a sinistra sono in clima primarie mentre a destra sono in clima (confuso) di ricostruzione allora il risultato è servito. Leggendo quello che avviene all’interno del Pdl mi viene da piangere perchè se penso che questo partito quattro anni or sono aveva vinto nettamente le elezioni capisco solo ora come si può dar vita ad un suicidio politico di colossali dimensioni. Di quello che “c’era” quattro anni fa non sono rimaste nemmeno le briciole. Prima se n’è andato uno dei fondatori del Pdl, poi alcuni suoi fedelissimi, poi gli scandali, i corrotti, il Presidente indagato eccetera hanno fatto il resto dell’opera. Non sono elettore del Pdl ma mi pare addirittura impossibile che un partito possa avere una vita così breve. In più a me pare già morto se penso al fatto che Berlusconi vorrebbe fondare una sua nuova lista che però non prenderà più del 5%; intanto il Pdl è fermo al 16% e il fondatore stesso si è stancato. Un partito allo sbando sarebbe dire poco. D’altronde questa è la sorte che meritano le persone che nominano incompetenti, conoscenti ed amici alle elezioni!

Ma se questo mio discorso è senza dubbio realistico, altrettanto realistico è che la campagna delle primarie che si sta svolgendo all’interno del Pd mi sta facendo venire il voltastomaco. Leggo ogni giorno notizie penose e proprio quando penso che quelli di sinistra abbiano raggiunto il baratro interviene qualcuno a scavare ancora più a fondo. Lo ammetto: pur non essendo elettore del Pd sono un virtuale fan di Renzi. Mi piace il suo programma, mi piace la persona, le sue idee e, confrontandolo con la mummia di Bersani sarebbe certamente la scelta migliore. Nonostante questo non andrò certo alle primarie visto che sposo tutta un’altra idea. Ma anche se avessi voluto…..non avrei potuto andarci, perché quello straordinario strumento democratico che dovevano essere le primarie è stato radicalmente trasformato proprio da Bersani: se una volta potevano andare tutti alle primarie, ora possono andare solo quelli iscritti in una lista. Questo sinceramente mi pare assurdo! Doversi prima iscrivere senza nemmeno elettori del partito perché magari si è indecisi o nel mezzo, non mi pare una  mossa furba. Se poi ci mettiamo le lamentele di altre mummie probabilmente inutili al nostro Paese come Veltroni e D’Alema allora si capisce come, tra i due litiganti, preferisca certamente Renzi. D’Alema dice che Renzi vorrebbe che facesse il nonno ai giardinetti ed io dico che sarebbe anche ora che prendesse in seria considerazione l’idea di dimettersi. Lui, Bindi, Veltroni, Franceschini e compagnia cantante che sono nello stesso giro da tanti, troppi anni. Certo, poi alla lista aggiungerei i soliti noti di destra da La Russa a Cicchitto  Gasparri ma quello che voglio dire è il concetto per cui è sulle spalle di queste persone che grava il totale fallimento politico italiano dal 1990 ad oggi. Se avessero un briciolo di coscienza non si candiderebbero alle prossime elezioni perché tanto delle persone che scaldino le sedie come fanno loro senza fare nulla ne troviamo a bizzeffe in Italia. Io concordo totalmente con il linguaggio di Renzi e mi piace moltissimo quella parola “rottamiamo” perché dà chiaramente l’idea della necessità di cambiare strada, strategia cercando un rinnovamento che non sia greto come quello di Grillo. E Renzi ce la può fare. In un’Italia nella quale si spera che nessuno salga al potere perché farebbe solo danni, Renzi sarebbe (per me non elettore del centro sinistra) la scelta meno peggio. Chiaramente alle parole vanno fatti seguire i fatti ma avendo avuto decennali esperienze fallimentari con Bersani, D’Alema & Co. chi è il pazzo che dà loro ancora fiducia? Eppure a mio avviso questo sarà il risultato delle primarie! Alla fine vincerà Bersani per una serie di ragioni:

In primis gli italiani parlano di cambiamento ma sinceramente credo che a loro interessi maggiormente vedere nel TG delle 20 le solite facce e le solite persone. Gli italiani si sentiranno sicuri a vedere baffetto D’Alema che dice le solite ovvietà politiche, Veltroni che va in giro a pubblicizzare i propri libri e via dicendo. D’altronde se ci pensate, come farebbero i talk show vari senza i soliti noti? Senza quelli che ho citato che si offendono reciprocamente con Cicchitto, La Russa, Gasparri, Formigoni & Co.? Che mondo sarebbe senza di loro? L’altra ragione per cui vincerà Bersani è data dal fatto che se le persone che non sanno chi votare non possono presenziare alle primarie senza essere iscritti (e si sà che iscriversi ad un partito di sti tempi non è certo un vanto) andrà a votare solo lo zoccolo duro del Pd, quello composto dalle persone che auspicano un rinnovo dando fiducia sempre ai soliti noti. Come per dire: voglio cambiare mantenendo le solite persone. E come credete di cambiare allora? Vabbè dai, poco male, vorrà dire che si otterranno due risultati: si faranno disinnamorare ancora di più le persone alla politica spingendole a forza verso il M5S che io ritengo essere l’idiozia più grande che una mente umana possa concepire, e poi si rimanderà quel famoso cambiamento tanto necessario. A questo punto, poiché a sinistra formano un bel gruppetto molto affiatato che si conosce da ormai venti e passa anni, poiché a destra sembrano corrotti quanto a sinistra e gira e rigira anche lì ci sono i soliti noti con la differenza che ogni tanto spunta qualche comico (si veda la Santanché nonché la Mussolini) allora la speranza di un vero cambiamento va riposta in una serie di movimenti centristi che potrebbero entrare nella scena politica italiana. Sempre se non vogliamo consegnare il Paese al comico nuotatore!

Quindi la mia posizione si fa a dir poco imbarazzante: deluso dalla Lega Nord, schifato dal centro destra e divertito dalle comiche del centro sinistra, oltre a che disgustato dai comizi di Grillo mi ritrovo nella condizione di non sapere a che Santo votarmi (nell’accezione più metaforica possibile del termine). Il desiderio di far qualcosa nel mio piccolo per cambiare è forte ma nel contempo è altrettanto forte l’idea di lasciare che siano gli altri a decidere, i servi e schiavi di partito, quelli che a prescindere dal fatto che ci sia uno del loro partito che ruba continueranno imperterriti a votare lo stesso medesimo partito ogni volta, ogni anno finché non li coglie la morte, con la consolazione e la giustificazione morale che, intanto, c’è sempre qualcuno più ladro e corrotto in altri partiti e, pertanto, la loro scelta non è poi così negativa tutto sommato! Sono quelle classiche persone che, accada anche un disastro politico di dimensioni colossali troveranno sempre una scusante esogena al partito stesso. Queste persone, magari, predicheranno anche il cambiamento, il rinnovamento, ma lo fanno solo a parole e solo perché è la parola più gettonata del momento! Chi vuole vincere non può ad esempio dire: “dobbiamo continuare con lo zoccolo duro! Nonostante i venti anni di fallimenti politici e di immobilismo politico ricandideremo le solite persone!” Sicché anche Bersani, per fare un esempio qualunque, dovrà parlare in maniera molto soft di cambiamento anche se non ho ben percepito quale sia questo famoso cambiamento. D’altronde si trova in una posizione poco invidiabile: da una parte ha Grillo ma non vuole abbassarsi a quel livello, dall’altro ha Renzi che ha monipolizzato le parole “rottamazione”, “cambiamento”, eccetera e non può fare lo stesso. Sarebbe tentato di andare avanti come i suoi predecessori ma sa che la gente è stanca e gli chiede appunto un cambiamento. Ma, ahimè, tutte le parole collegate a cambiamento sono appunto state monipolizzate da Grillo e Renzi. Sicché deve fare qualcosa che sia una via di mezzo tra il non scontentare i fedelissimi (quindi non parla di cambiamento) e andare verso i desideri dei cittadini (sicché non chiederà a nessuno di ricandidarsi). In questa maniera si mette il cuore in pace o, meglio, se ne lava le mani. Aspetta che certe persone facciano un passo indietro perché lui, il leader del partito di sinistra, un passo indietro a certe persone non ha il coraggio di chiederlo! Quindi, elettori del Pd e di Bersani, se siete anche voi schifati dalla politica e dai tesorieri che rubano (e non ci sono solo Belsito e Fiorito ma c’è anche il vostro caro Lusi) degli assessori che rubano (e ci sono pure gli assessori del Pd) oppure de politici corrotti (e ricordo un certo Penati) non illudetevi che votando Bersani cambi davvero qualcosa, anche perché la famosa macchina del fango che si era attribuita a noti ambienti di centro destra sembra ora aver cambiato schieramento visto che il massimo che i candidati alle primarie sanno esprimere come livello politico è un misero bisticcio sulle Cayman e sulle residenze fiscali (peraltro smentite) del finanziatore di Renzi. Se la campagna politica viene combattuta a questi livelli, vi prego, poi non siate ipocriti se qualche giornale attua una strategia Boffo per screditare degli avversari politici perché il Pd c’è in mezzo più di tutti in questo momento! Chi cura la campagna di Bersani sta cercando in tutte le maniera di screditare (con argomenti alla moda) l’avversario Renzi ma, attenti, perché col fuoco ci si scotta! Queste metodologie le possono usare tutti e nessuno (neanche nel Pd) non presenta in politica scheletri nell’armadio. Quindi se imbarbarite la politica a questo livello non lamentatevi del basso livello che verrà espresso tra qualche mese in campagna elettorale! Perché certi discorsi come quello di D’Alema (se vince Renzi ci sarà uno scontro politico) già denotano ampie spaccature all’interno di un partito che si ritrova primo solo per disgrazie altrui, e soprattutto un livello di campagna politica dilettantesco!