Confondere imposte con tasse

8 04 2013

Sebbene nel gergo comune imposte e tasse sono sinonimi, in gergo economico non è affatto così. Le imposte, assieme alle tasse ed ai contributi, appartengono ad una macro-categoria che prende il nome di “tributi”. I tributi, quindi, sono l’insieme più grande al cui interno troviamo, come detto, contributi, imposte e tasse. Ma allora quando usare questi tre termini in maniera corretta? Presto detto: una tassa altro non è che il pagamento di un importo monetario a fronte di uno specifico servizio. Ciò implica che io pago una società pubblica che però mi fornisce un servizio specifico. Così, lo smaltimento dei rifiuti che abbiamo pagato sinora era una tassa perché veniva pagata affinché ogni mattina un camion e due persone passassero a smaltire i nostri rifiuti. Ma anche, più semplicemente, il biglietto dell’autobus può essere visto come tassa (purché il servizio sia fornito da un ente pubblico) perché si paga un importo monetario a fronte di uno specifico servizio (la corsa in bus). Le imposte, invece, sono completamente diverse e prevedono il pagamento di un importo monetario non a fronte di uno specifico servizio ma per ragioni “generali”. Così, l’IRES, l’IRPEF e l’IVA sono delle imposte in quanto non le paghiamo a fronte di uno specifico servizio. La dichiarazione dei redditi annuale serve allo Stato per finanziare i servizi che offre alla popolazione: dalla salute, all’istruzione, ai trasporti, le infrastrutture eccetera. I privati e le imprese pagano annualmente un importo che serve per pagare una serie di servizi utili non solo a noi ma a tutta la popolazione. Sicché la differenza fra tasse ed imposte è appunto questa e la separazione è netta. Spesso, poi, è facile ed immediato riconoscere quando dobbiamo pagare un’imposta o una tassa. I contributi, invece, sono dei trasferimenti di ricchezza da popolazioni più abbienti a popolazioni meno abbienti ma sono meno interessanti ai nostri fini.

Tutto questo per dire cosa? Nel Corriere della Sera del 5 aprile 2013 c’era un interessantissimo editoriale nel quale si affermava che con l’esperimento della TARES l’Italia come primo Stato in Europa (ma forse anche nel mondo, chissà) che confonde il concetto di imposta con quello di tassa come detto poco fa. Ufficialmente è un’imposta, quindi non è pagata a fronte di uno specifico servizio anche se si chiama “Tariffa Rifiuti e servizi” e va a rimpiazzare la “Tariffa di igiene ambientale” che è una tariffa che a sua volta è stata introdotta per sostituire la TARSU che era una tassa. Insomma, in un paio di anni sono stati cambiati tre tributi provocando un aggravio di costi per gli utenti. Anche se crediamo che la TARES sia stata introdotta per lo smaltimento dei rifiuti, in realtà così non è perché si tratta di una patrimoniale mascherata. La TARES si pagherà non in base a quanto si consuma e quanta sporcizia si produce, ma in base a parametri come la superficie dell’abitazione. Come per dire: tanta superficie tanta sporcizia. Ma così in realtà non è affatto così perché non è in alcun modo vero che i rifiuti dipendano dalla superficie. E’ più probabile, invece, che la TARES sia una patrimoniale mascherata come tributo per lo smaltimento dei rifiuti. Sembra simile all’IMU che ha rappresentato, anche quella, un aggravio rispetto all’ICI. Con la TARES non pagheremo solo lo specifico servizio di smaltimento dei rifiuti (per il quale è prevista generalmente una tassa) ma anche i servizi cosiddetti indivisibili come illuminazione o acqua pubblica (per i quali invece ci sarebbe bisogno di un’imposta). Sicché riepilogando allo stato attuale delle cose la situazione è questa: c’è una mezza imposta-mezza tassa che serve per pagare un po’ di tutto ma che, alla fine, non è altro che una patrimoniale schifosa. Questo esperimento che secondo me sarà una schifezza inaudita è il primo in Europa e magari al mondo e non c’è motivo di vantarsene perché d’ora in poi grazie ai nostri tecnici la delimitazione fra tassa ed imposta non sarà più così netta.

Mi pare semplicemente assurdo, in tempi di crisi, perseguire una politica di austerità tassando famiglie ed imprese portando gli imprenditori al suicidio e le famiglie al collasso. Se penso che un giorno vorrò andarmene di casa, coi magrissimi stipendi che ci sono come posso pensare di pagare tutti quei tributi che gravano sulla mia testa in maniera autonoma? In tempi di crisi, ci hanno insegnato, la priorità è spendere e non tirare i cordoni della borsa. Ora questo non è più possibile grazie alle cicale degli anni 80 che hanno speso e spanto portandoci in questa situazione. I sacrifici che abbiamo fatto in questo anno a cosa serviranno? A cosa serve pagare 3,5 miliardi di Imu quando poi degli incompetenti grillini che entrano in Parlamento col loro voler distruggere l’italia ci stanno costringendo a pagare ben 3 miliardi di Euro in più di interessi sul debito pubblico per via dell’innalzamento dello spread? A cosa servono dunque i sacrifici degli italiani e i suicidi di orgogliosi imprenditori se poi tutto è vanificato da persone che non hanno alcuna competenza in nulla e che sono soltanto dei demagoghi? A cosa serve una nuova tassa-imposta quando già c’era una tariffa che copriva il servizio e soprattutto perché non si ha la franchezza di andare di fronte agli italiani a dire: “Vi stiamo tassando con una nuova patrimoniale (dopo l’IMU)”? Perché il governo dei tecnici si permette di prendere per il culo milioni di italiani con un tributo che è una schifezza assurda e che va contro le norme della finanza pubblica? Mi piacerebbe che a queste domande ci fosse anche solo una risposta, ma temo che in questo caso non esista. Cosa potranno mai fare i grillini per il nostro Paese se non sanno nemmeno organizzarsi tra di loro e pensarla in maniera autonoma rispetto al padre-padrone Grillo? Perché al posto di aumentare le entrate il governo Monti non ha provato a ridurre drasticamente la spesa pubblica attraverso tagli non lineari? E’ da quando è salito al Governo Prodi nei primi anni Novanta che l’Italia sta aspettando un drastico taglio alla spesa pubblica sugli sprechi dello Stato, e invece anche il caro Prodi all’epoca preferì abbassare il rapporto debito pubblico/PIL attraverso nuova tassazione piuttosto che attraverso il taglio della spesa. Con una differenza: allora si poteva fare, adesso siamo al collasso, senza Governo, senza un Presidente della Repubblica (quasi) e con dei grossissimi incompetenti in Parlamento. Peggio di così non può andare e credo che se non falliamo in questi anni potremo guardare con maggiore serenità al futuro. Nel frattempo al futuro con serenità di certo non guardano quelle famiglie che non sanno come pagare TARES e IMU, gli imprenditori che chiudono, le famiglie degli imprenditori che si sono tolti la vita, gli anziani che vanno nei mercati generali a prendere frutta e verdura difettata o caduta a terra, anziani che rovistano nella spazzatura e via dicendo. Lo Stato è troppo lontano da queste persone e non riesce a capirne le esigenze. Stiamo deprimendo i consumi, gli investimenti e la produzione; come pensiamo di poter andare avanti se, nonostante gli sforzi che ogni famiglia è costretta a fare il rapporto debito pubblico/PIL non scenderà?